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29. 06. 2022 06:36

Milano regina della mobilità condivisa: e del suo far west quotidiano

Il Codice della Strada, questo sconosciuto per monopattini, biciclette & co

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Milano si conferma la città regina della mobilità condivisa, un tema del quale però la politica nazionale tentenna e non prende decisioni definitive, come il caso della legge sui monopattini. Un primato, dunque, del quale il capoluogo meneghino da una parte si può vantare, ma dall’altra deve ovviamente anche stare attento. Perché avere una gran mole di mezzi in giro per le strade non inquadrati a termini di legge potrebbe portare ad un vero e proprio far west. 

Mobilità condivisa, i dati premiano la città di Milano

Partiamo dai dati, quelli diffusi dalla quinta Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility. Il dato è chiaro: i servizi di Sharing Mobility nelle città italiane hanno superato lo shock della pandemia e sono ormai divenuti fondamentali nel tessuto urbano. Milano, come spesso accade, recita un ruolo da protagonista anche in questa speciale classifica, ma il dato che più deve fare riflettere sono quei 5.600.000 di persone iscritte ai differenti servizi di sharing mobility. Un numero che racchiude la mobilità condivisa in senso lato e che quindi comprende auto, scooter, biciclette e monopattini in sharing: ben 158 servizi di sharing attivi in 49 città. E ben 90.000 veicoli in condivisione, tutti senza una legge comune che li coordini. E che quindi possa, giustamente, mettere pressione a chi li utilizza e tranquillizzare gli altri utenti della strada.

La situazione di Milano

Milano, come detto, è la città dove si sono sviluppati più servizi di sharing; la crescita maggiore è per i monopattini, che hanno fatto registrare nel capoluogo meneghino una crescita del 65% del loro utilizzo, seguiti dagli scooter (+45%). In tutto questo rimane da chiedersi dove sia finita la proposta di legge di Regione Lombardia, che rendeva obbligatorio il casco per i monopattinisti; o, in linea più generale, dove la politica stia intervenendo. Perché tutti coloro che viaggiano in sharing non sono tenuti ad avere un’assicurazione (che, di norma, è sì compresa nel servizio di sharing ma non copre anche l’utilizzo sconsiderato di questi mezzi), non sembra nemmeno sia tenuti a rispettare il Codice della Strada (i monopattini ci sono all’interno di quest’ultimo? E le biciclette, possono fare quello che vogliono?) e così via. Se poi ci si concentra sui monopattini e le biciclette, non si capisce perché dei mezzi che circolano sulla strada al fianco di auto e scooter non debbano avere una targa, per essere facilmente riconosciuti ed incappare anche loro, ad esempio, se passano con il semaforo rosso.

Il rapporto nazionale e l’immobilismo dell’onorevole Giovannini

Il Rapporto nazionale sulla sharing mobility conferma Milano come città leader per la mobilità condivisa in tutti gli indicatori (percorrenze, numero veicoli e numero noleggi) ed è città che dispone di tutte le tipologie di sharing. Dietro di lei, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Bari, Genova, Pescara, Rimini e Verona nelle prime dieci città. In un quadro dove Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, si limita a parlare di «rendere più sostenibili le città» senza disctuere di possibili riforme alla mobilità stessa e nuove leggi per inquadrare nuovi modi di muoversi. Come sempre, un’Italia che si muove a velocità differente rispetto a quello che accade nella vita di tutti i giorni.

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