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08. 12. 2022 23:37

Torre dei Moro, un anno dopo: «Siamo stati abbandonati» 

La nostra intervista: «Chiediamo di non essere dimenticati, che questo non sia solo un problema delle famiglie ma della città di Milano»

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Un anno dopo, nulla è cambiato. 29 agosto 2021 – 29 agosto 2022, 365 giorni dall’incendio della Torre dei Moro in via Antonini 32. Una tragedia che non comportò vittime ma che costrinse 80 famiglie a non avere più un tetto e dover trovare una sistemazione d’emergenza. Ma in tutto questo periodo, le istituzioni e le aziende private che cosa hanno fatto? A quanto pare, ben poco. Ne abbiamo parlato con Mirko Berti, del comitato rinascita Antonini 32.

Signor Berti, è cambiato qualcosa in questi 365 giorni?

«Purtroppo no, anzi le cose sono anche peggiorate se parliamo della situazione degli appartamenti. 17 sono completamente distrutti e una ventina gravemente danneggiati; e questo numero salirà, perché senza manutenzione e con continui danni da fumo e acqua che vanno avanti è chiaro che gli appartamenti si deteriorano ancora di più». 

Incendio a Milano, foto Alessandro Marinoni
Incendio a Milano, foto Alessandro Marinoni

Gli ex inquilini come vivono questa situazione?

«Male. Hanno perso completamente tutto e per alcuni è una situazione ancora più dolorosa perché dopo un anno trascorso a pensare di poter recuperare qualcosa, oggi è chiaro che non recupereranno tutta. E tutto quanto era in casa, ormai, è da buttare».

Le operazioni di bonifica?

«Non stanno andando benissimo, anzi al momento sono sospese».

Come mai?

«L’assicurazione ha richiesto un avvertimento tecnico preventivo, un provvedimento emesso da un giudice affinché i consulenti dell’assicurazione possano rispondere alle domande dello stesso. In questi casi chiami alcuni soggetti a rispondere e inizialmente erano una decina, praticamente tutti coloro che erano stati coinvolti a loro tempo nella realizzazione della torre dei Moro. Poi, però, questi a loro volta ne hanno chiamati altri e ora ci troviamo di fronte a circa 40 parti coinvolte; e quindi 40 avvocati, 40 consulenti tecnici di parte eccetera... ci è stato assicurato che si sarebbe fatto il possibile per non ostacolare il percorso di rinascita della torre, ma quando leggi questi numeri la preoccupazione ti viene».

Incendio a Milano, foto Alessandro Marinoni
Incendio a Milano, foto Alessandro Marinoni

Quale può essere una soluzione?

«Dobbiamo augurarci che il giudice possa seguire questo percorso nel modo più snello possibile… ma a preoccupare è il fatto che tutto questo sicuramente farà rallentare la ricostruzione della torre dei Moro».

Quindi le famose proposte dei tre architetti per la rinascita della Torre dei Moro?

«Eravamo contenti quando le avevano presentate, pensavamo di essere in discesa. Dopo poco, però, è arrivato l’ulteriore stop ulteriore da parte dell’assicurazione, che dopo 11 mesi dall’evento richiesto un nuovo accertamento. 

Le famiglie oggi come vivono? Che situazione hanno trovato?

«L’Hotel Quark che inizialmente aveva ospitato molti di noi non è più disponibile, perché fa parte di una grande opera di rinnovamento di Hynes. Oggi alcune famiglie hanno trovato sul mercato libero una nuova sistemazione in affitto o, chi poteva, acquistando anche con l’aiuto di parenti; altri continuano ad usare le case offerte dal Comune di Milano, alle quali però potevi accedere solo con determinati requisiti».

Vale a dire?

«Il non possesso di una casa e un determinato reddito; se rientravi in questi parametri potevi accedere, altrimenti nulla. Diciamo che a persone che uscivano da una situazione del genere, non è stato bello chiedere quanti soldi guadagnavano… altri vivono nelle case della Regione, che invece non ha posto vincoli. Ma una grande parte è ancora ospite di amici e parenti, senza considerare che si tratta di una situazione economica molto complicata. Perché i mutui, sospesi a loro tempo, ora ripartiranno quasi per tutti. E se sommi affitto e mutuo, dar di conto diventa difficile».

torre dei moro imu
Incendio a Milano in via Antonini, il giorno dopo, foto Fotogramma

Quante persone sono coinvolte?

«Tutti, 80 famiglie e 36 minori; sono tante persone. Ringraziamo il Comune di Milano, che doveva dare dei bonus annunciati a suo tempo che sono arrivati, con ampio ritardo e con cifre inferiori a quanto annunciato. Però adesso è il momento del fare. Il Comune deve darci delle risposte precise sulle procedure pratiche e sulle soluzioni che deve prendersi in carico. Anche la parte prospiciente alla torre dei Moro, ad esempio, è diventata un’area di bivacco, abbandono e degrado. Se continuiamo cosi come si fa fra tre anni ad avere tutto apposto? E poi deve darci risposte anche sul discorso assicurativo».

Cosa deve fare ora il Comune?

«Definire un budget, in accordo con l’assicurazione, e far ripartire la costrizione. Chiediamo di non essere dimenticati, che questo non sia solo un problema delle famiglie ma della città di Milano. Vicino a noi sorgerà il quartiere di Symbiosis, il villaggio olimpico e il progetto di Hynes, avrebbe senso una zona di degrado come quella di oggi che ci circonda?».

La soluzione?

«La città di Milano si prenda in carico e decida che anche la nostra zona sia degna di una riqualificazione, cosa che sta facendo in tutta l’area sud. E poi interagisca con l’assicurazione, di modo che la situazione si possa sbloccare».

Si immagina un altro Natale in queste condizioni? 

«Purtroppo sì, quello che dobbiamo fare è anche riattivare la parte di crowdfunding per provare a recuperare delle donazioni, magari chiedendo alle grandi famiglie milanesi di partecipare. Le spese sono tante, noi paghiamo le spese condominiali perché l’edifico ha bisogno di elettricità, sensori, l’attività ordinaria insomma. Costi che gravano direttamente sulle famiglie, che pagano senza avere il servizio ma sperano di riaverlo. Costi che si aggiungono ad altri costi. È una situazione complicata».

Come vedete il futuro?

«Si guarda avanti con fiducia e speranza, per forza. Ma ci sono problematiche oggettive da vedere. L’assicurazione ha fatto la sua parte all’inizio, ma questo nuovo stop non va bene. Ci serve far ripartire i lavori, sarebbe bello questo accadesse entro il 31 dicembre. Sarebbe davvero una svolta, perché oggi è tutto fermo. E chi passa davanti vede un palazzo ferito e pensa che nulla si stia facendo per farlo rinascere».

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