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25. 04. 2024 02:43

L’anticorpo contro il bullismo

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Mens sana in corpore sano dicevano gli antichi romani, un precetto che dovremmo tenere bene a mente tutti i giorni. I fatti. Siamo a Milano, zona Sant’Agostino. Alcuni amici escono da scuola e vanno a mangiare qualcosa insieme. Sono circa le due, non di notte. Ridono e scherzano tra loro quando inaspettatamente dei ragazzi più grandi, sconosciuti, li aggrediscono causando la lesione del timpano a uno di loro.

Bullismo, il caso raccontato dall’AS Rugby Milano

Un ragazzo dell’Under 16 dell’AS Rugby Milano vista la scena va in aiuto rimediando contusioni e una sospetta frattura del setto nasale, come verrà accertato in ospedale. In attesa che la polizia ora concluda le indagini, in accordo con la famiglia del tesserato, la società decide di rendere pubblica la notizia, pur tutelandone l’identità, perché sia di esempio per i “bulli” e per chi si limita a stare alla finestra.

Uno dei fondamenti del rugby, infatti, è essere sempre pronti a dare sostegno al compagno di squadra, lezione che traslata fuori dal campo, come questo fatto di cronaca milanese insegna, significa saper portare aiuto a chi ne ha bisogno mettendosi personalmente in gioco. Un’attitudine che il rugby, ma più in generale lo sport, non solo allena, bensì insegna colmando in parte un vuoto di coscienza civica a cui pare la nostra società sia destinata, se non addirittura incline.

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E torna alla mente la proposta dello psicologo Paolo Crepet, convinto che l’età evolutiva oggi sia più precoce, di abbassare a 16 anni la maggiore età, non con un fine repressivo, bensì educativo di responsabilizzazione e di presa di coscienza sulle conseguenze delle proprie azioni.

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