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25. 10. 2020 09:36

La fine delle periferie?

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Tra gli effetti della pandemia c’è sicuramente, per quanto riguarda le grandi città come Milano, un’inversione dei ruoli tra centri e periferie.

Stiamo notando come una misura in sé semplice, come l’autorizzazione ai dehors per i locali pubblici, abbia rivitalizzato spontaneamente molte zone della città non abitualmente “vive” e frequentate. L’idea di periferia era sbagliata anche prima, concettualmente, perché si basa su schemi più basati su una narrazione che sul nostro vissuto.

Il centro è il luogo in cui ognuno di noi vive e attorno a cui gravita, la periferia è ciò che ci è distante fisicamente e mentalmente. Dove abitiamo, dove prendiamo il caffè, dove usciamo a passeggiare: quello è il nostro centro. Per questo, bisogna stare molto attenti a protestare contro il bar sotto casa, o il ristorante, o il locale, perché magari fa qualche rumore la sera, a cui non siamo abituati: lamentarci significa aver introiettato dentro di noi il fatto di essere in periferia, in quei non luoghi bui, silenziosi, senza segni di vita.

Ciò non significa ovviamente “liberi tutti”, il far west, la licenza di disturbare il prossimo. Significa salvaguardare un principio, positivo, che si sta facendo strada: la città dei “15 minuti”, il quartiere che diventa il nostro centro, dove possiamo trovare tutto. Questo, ovviamente, comporterà un ulteriore sforzo nel costruire nuove forme di convivenza a cui magari non eravamo abituati, così come vale per i nuovi mezzi di locomozione e la nuova mobilità cittadina.

Bisogna avere pazienza, capacità di dialogo, ma essere convinti un po’ di più che le periferie esistono solo se noi per primi ci crediamo.

dehors periferie
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