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27. 07. 2021 04:20

Prevedibili imprevisti: l’incapacità delle istituzioni nel gestire la pandemia

Ad un anno dall'inizio della pandemia le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, si ritrovano ancora impreparate nella gestione e nel far rispettare le regole

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È passato più di un anno ormai dall’inizio della pandemia. Se ripensiamo ai primi giorni è normale essere in primo luogo indulgenti con noi stessi e con le istituzioni successivamente: un evento improvviso nelle sue conseguenze e manifestazioni è inevitabile che possa portare a errori di valutazione, a scelte ondivaghe, retromarce repentine, necessari assestamenti.

Con il passare del tempo però la situazione si è fatta più chiara e, quindi, più prevedibile. Eppure in molti, troppi casi, le istituzioni – ad ogni livello – si sono dimostrate impreparate di fronte a eventi ampiamente preventivabili.

A livello nazionale, regionale e cittadino, con ben poche eccezioni. Con lo stesso copione: di fronte alle carenze dei decisori pubblici, si è sempre addossata la “colpa” sui comportamenti individuali degli individui, mettendo nello steso calderone i comportamenti che violavano le norme e quelli invece leciti.

La politica, troppo spesso, si è nascosta dietro il moralismo paternalista, invece di mettere in campo decisioni per anticipare esiti ampiamente prevedibili. Assembramenti in occasione di eventi sportivi erano più che annunciati, così come era ampiamente annunciato un grande afflusso nelle zone di centrali di Milano nei giorni precedenti l’ingresso in zona arancione della Lombardia.

Varchi, transenne, ingressi contingentati, chiusure di strade e piazze erano possibili soluzioni, molto più di un ipotetico uso della forza pubblica. Chi invoca l’intervento delle forze dell’ordine, infatti, non considera da un lato la questione numerica, dall’altro la ragionevolezza.

Si poteva gestire, si doveva e si deve gestire tramite scelte “normali”. A Roma vengono abitualmente chiuse vie e piazze in base all’aumento dell’affluenza, per esempio. Infine, più che discutere di navigli e Darsena, a che punto siamo con i vaccini? Dopo oltre un anno, la stanchezza delle persone, strette tra l’ansia del virus e quella della crisi economica, merita risposte su un livello più risolutivo.

 

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