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21. 01. 2022 00:00

Legale, illegale: una linea sottile

A chi spetta il compito di stabilire dove finisce il legale e inizia l'illegale?

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È una sottile linea rossa quella corre tra il concetto di legale ed illegale. Una linea che si è portati a varcare per le ragioni più disparate: necessità, supremazia, anche semplice divertimento.

Dove finisce il legale e inizia l’illegale?

La frontiera tra ciò che dovrebbe essere più e meno giusto è al centro della cover di questo numero dedicata al fenomeno degli scalatori dei grattacieli. Nel 1651 il filosofo Thomas Hobbes pubblicò il suo lavoro più importante, il Leviatano, opera magistrale che pone le basi dello stato di diritto moderno. Secondo il filosofo, l’uomo non è altro che un lupo per se stesso (Homo homini lupus) e questa sua condizione lo porterebbe a prevaricare sui suoi simili. Per regolarsi e mettere a freno le sue “pulsioni animali”, è fondamentale un ordinamento fatto di leggi.

A chi spetta il compito di scriverle? All’uomo stesso, naturalmente. Si crea, dunque, una vertiginosa spirale di pensieri che porta ad interrogarsi sul limite delle cose “giuste”, sul rispettare o il varcare il confine della legalità “da ordinamento”. L’alcol e il gioco d’azzardo sono attività perfettamente legali che ogni anno generano dipendenze e morti. La cannabis, invece, è demonizzata come una “droga” e per questo considerata illegale.

Le leggi dovrebbero garantire equità e giustizia. E quando le lacune sono evidenti, l’uomo ha dalla sua il gran potere della critica: un motore che accende la mobilitazione, quindi il cambiamento. E che, perché no, fa sperare ancora nel genere umano.

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