Questa è la storia di Lorena Cortelli, nata a Milano e vissuta nell’hinterland. Perché, per essere milanesi, basta quel “F205” sul codice fiscale. Una sorta di marchio. La vita di Lorena si può riassumere così, fino ad un certo punto: studia, lavora, si sposa e ha una figlia. Quindi scopre il teatro. Quasi per gioco si iscrive ad un corso di improvvisazione.

 

Lorena Cortelli, gli esordi

È subito amore. Fa due stage con Jango Edwards ed inizia con spettacoli di improvvisazione teatrale, partecipa come attrice alle cene con delitto e intanto la vita cambia. Sua figlia diventa grande e il matrimonio entra in pausa. Cinque anni fa succede qualcosa che le dà un nuovo nome e un nuovo lavoro. Perché la vita può sorprendere anche a cinquant’anni. Nel 2015, un’amica le dice che cercano una persona che parli dialetto allo Spirit de Milan, locale di tendenza di via Bovisasca.

Lorena diventa La Mariuccia. Vestita con quel che trova, improvvisa un’oste d’altri tempi che parla solo dialetto. Nasce un personaggio che, semplicemente, prima non c’era. E Milano ne aveva bisogno, anche se non lo sapeva ancora: «Il milanese è meraviglioso, un patrimonio da difendere. Mica tutti i clienti dello Spirit sono milanesi, ma quasi tutti capiscono quando parlo.

Lorena Cortelli, la storia della Mariuccia

La Mariuccia, con i suoi abiti rossi e quel modo di fare, è qualcosa che tanti hanno impresso nei loro ricordi: la vicina un po’ impicciona ma simpatica, la panettiera di quando eravamo bambini, la custode del nostro palazzo. La Mariuccia è quell’amica di famiglia che tutti vorrebbero avere. E il nome Mariuccia è quello della mia mamma: quel che so del dialetto l’ho imparato da lei».

lorena cortelli
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