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27. 07. 2021 05:27

«Non molliamo lo sguardo di genere»

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Questa è la storia di Diana De Marchi, nata a Milano da madre rumena. Sua mamma è una forza della natura. Passerà da un campo profughi all’essere la prima dirigente metalmeccanica in Italia.

Diana, dunque, cresce con la convinzione che tra uomo e donna non ci siano diversità e che tutto sia possibile. Diventando grande, capisce che le cose sono un po’ diverse e che la disuguaglianza tra generi è molto radicata.

Laureata in lingue, inizia a lavorare come traduttrice, ma sarà un convegno sull’innovazione didattica a farla appassionare ad un tema che non smetterà più di fare suo. Dal metodo di insegnamento ai testi scolastici, dagli anni Novanta l’emancipazione delle donne ha fatto passi da gigante.

La didattica prende atto che l’insegnamento delle materie (soprattutto scientifiche), va adeguato anche al genere femminile e sui libri di testo devono sparire frasi e vignette dove l’uomo viene rappresentato come colui che lavora e la donna come angelo del focolaio domestico.

Si è passati dalla cultura che la donna dovesse conciliare lavoro e famiglia alla condivisione dei compiti.

Questi i settori dove Diana De Marchi lavora fino al 2004, quando inizia ad insegnare e partecipa ad un corso sulle donne nelle politiche e nelle istituzioni. Nel 2007 diventa consigliera comunale per la Zona 7. Oggi è nel consiglio del Comune di Milano, presiede anche la Commissione per le Pari Opportunità ed insegna.

Il tema sulla violenza delle donne è forse quello che le sta più a cuore, ma non smette di spendersi anche per lo sguardo di genere. «Manca ancora flessibilità negli orari di lavoro. Bene introdurre il linguaggio di genere, ma c’è ancora tanto da fare sul bilancio che monitora le azioni amministrative per vedere le ricadute su donne e uomini. Un esempio su tutti, i trasporti.

Monitorando il tragitto di un uomo sui mezzi pubblici, durante il giorno, si riscontra una regolarità costante. Per le donne il tragitto è completamente irregolare, perché nell’arco della giornata devono incastrare impegni personali e famigliari». Bene, ma non benissimo.

Ancora tanta strada da fare, ma noi donne abbiamo compreso la direzione da prendere.

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