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13. 04. 2024 01:23

Giorgia Fumo in scena all’Arcimboldi: «Ridiamo sulla nostra Vita bassa»

Questa sera lo spettacolo comico sbarca a Milano: «Noi Millennials viviamo in case piccolissime e le nostre carriere sono misere. Cosa possiamo fare se non lamentarci?»

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La prima volta che ho ascoltato dal vivo Giorgia Fumo ne sono rimasta affascinata. È salita sul palco con sicurezza, a testa alta, lo ricordo bene perché era un periodo complesso. Novembre 2023. Tra le persone del pubblico si respirava la drammaticità del periodo storico che stavamo vivendo. Le donne erano finalmente incazzate. Giulia Cecchettin, la sua storia, aveva riempito le piazze quel weekend. E Giorgia Fumo, in arte stand up comédienne, stava salendo sul palco dell’Arca durante un live di Francesca Michielin.

Giorgia Fumo arriva al Teatro Arcimboldi: «Prima odiavo Milano. Poi tutto è cambiato quando ho iniziato a fare stand up, il primo locale in cui ho iniziato è stato il GhePensiMi, non lo dimenticherò mai»

Era impossibile non toccare quell’argomento. Lei lo ha fatto, tra il dolce e l’amaro. Ci ha fatto sorridere, ci ha fatto arrabbiare, ci ha fatto scendere una lacrima. Con una vena comica, con un sarcasmo intelligente e acuto, lei è arrivata. “Come si fa?”, glielo chiedo appena mi risponde al telefono. «È complesso trovare un modo onesto per parlare di violenza di genere senza lagna e pietà, e senza però nascondere le cose». A Milano, Giorgia Fumo torna proprio questa sera. Lo fa con il suo Vita bassa al Teatro Arcimboldi, uno spettacolo manifesto della generazione dei Millennials.

Nello spettacolo parli della vita dei Millennials, come mai?
«Dopo tre anni in giro per i locali ho capito che al pubblico piaceva moltissimo quando parlavo della mia generazione, di come siamo passati dai jeans a vita bassa alla vita bassa».

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Cioè?
«Se paragoniamo la nostra generazione a quella dei nostri genitori il risultato è che abbiamo titoli di studio superiori, ma lavori peggiori e stipendi imparagonabili. Viviamo in case piccolissime e le nostre carriere sono misere. Cosa possiamo fare se non lamentarci?».

C’è qualcosa che ci distingue positivamente dalle generazioni passate?
«Noi Millennials abbiamo un grande vantaggio rispetto a chi ci ha preceduto: siamo autoironici. La gen X, ad esempio, si prende sempre sul serio. Noi siamo più accoglienti su questo, è la nostra forza. Siamo persi, magari sì, ma abbiamo fatto buon uso nell’essere persi».

La comicità è cambiata tantissimo in questi anni, oggi c’è una sensibilità maggiore relativa a molte tematiche. Avresti fatto questo stesso lavoro vent’anni fa quando si faceva dell’ironia su tutto?
«Se tornassimo nel 2004 e avessi l’età di oggi sicuramente non farei stand up comedy, ma avrei portato sul palco dei personaggi».

Avresti fatto della satira sociale?
«Non credo. Vent’anni fa eravamo nel mezzo di una transizione ed era ancora troppo presto per rendersi conto dei cambiamenti. Oggi c’è più consapevolezza».

Oggi bisogna davvero misurare le parole nella comicità?
«Io lo facevo molto di più nel mio lavoro d’ufficio precedente (era consulente di Market Intellingence, ndr). Lì, davvero, dovevo misurare le parole tra riunioni e mail da inviare. Quello del comico è un lavoro che oscilla attorno a una linea tratteggiata tra quello che si può dire e quello che non si può dire. Che ci sia un minimo di limite è interessante».

È una semplice evoluzione dell’uomo?
«Diventiamo bimbi grandi e sappiamo che non possiamo dire “cicciona” a una ragazza in fila, se uno non l’ha imparato non possiamo recuperare proprio tutti».

Questa sera sarai al Teatro Arcimboldi, come ti stai preparando?
«Sto vivendo questo momento come se mi stessi avvicinando alla mia laurea. Sto per esibirmi nel teatro più grande che mi sia capitato, qui registravano lo Zelig che guardavo da ragazzina».

Cosa pensavi allora quando guardavi il programma?
«Semplicemente che mi sarebbe piaciuto esibirmi per almeno sei minuti su quel palco. Questa sera salirò lì sopra, però, con un mio spettacolo che dura 90 minuti».

I cinque minuti prima di iniziare come li vivi?
«Con odio assoluto. A quel punto vorrei solo entrare in scena».

E Milano che energie ti regala?
«Voglio molto bene a questa città. Con il mio vecchio lavoro la odiavo: venivo qui per le trasferte, mi dovevo svegliare presto e vivevo un senso di forte inadeguatezza. Poi tutto è cambiato quando ho iniziato a fare stand up, il primo locale in cui ho iniziato è stato il GhePensiMi, non lo dimenticherò mai».

È stato difficile?
«Molto, non riuscivo a trovare nessun posto. Poi questo locale mi ha dato una possibilità, permetteva alle persone di mettersi in gioco».

Se dovessi fare uno sketch su un personaggio tipicamente milanese, da chi partiresti?
«Dalla ragazza che passeggia per la città con le friulane e la borsa di tela. Sono le mie preferite: si vestono vintage, lavorano nella moda, sono ragazze indipendenti che pensano a coltivare loro stesse e si impegnano. È un personaggio stupendo».

Chi sono queste ragazze?
«Sono coloro che diventeranno le nuove sciure. Quelle che si ritrovano a bere il caffè con le unghie perfette. È senz’altro un personaggio che si evolverà, così come sarà per me».

Stasera alle 21.00
Teatro degli Arcimboldi
Viale dell’Innovazione. 20
Biglietti: da 25.30 euro su ticket.teatroarcimboldi.it

 

LO SPETTACOLO

Giorgia Fumo nel suo Vita bassa parla della vita dei Millennials di oggi, coloro nati tra il 1980 e il 1996. «Noi Millennials cerchiamo ostinatamente di replicare le meravigliose vite dei nostri genitori», ci racconta, «Loro avevano macchine bellissime, era uno status symbol, noi invece noleggiamo monopattini. Si incontravano nei circolino, oggi ci si ritrova in palestra tutti mescolati. Cerchiamo ostinatamente di seguire briciole lasciate dalle vecchie generazioni, invece che rilassarci e capire che quel mondo non esiste più».

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