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04. 03. 2024 03:06

Lunaridens, ricorda il compagno Giako Artmosfera: «La realtà è per quelli senza immaginazione»

Con le sue sfere affascinava i passanti che osservandolo entravano in un’altra dimensione. Valentina, in arte Lunaridens, ricorda il compagno prematuramente scomparso: «Puntava tutto il suo spettacolo e il suo modo di vivere sull’umanità»

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Nei suoi spettacoli Giacomo Roia, in arte Giako Artmosfera, riportava sempre questa frase: «La realtà è per quelli senza immaginazione». Per entrare in empatia col pubblico, raccolto sempre in grandi cerchi. Ma forse anche per far riflettere le persone che assistevano con occhi sbarrati e sguardo ammirato ai suoi spettacoli.

Il noto visual artist performer, venuto a mancare la notte dello scorso 4 ottobre, aveva girato l’Europa per quattordici anni, per fermarsi poi a Milano.

Attraverso le parole della compagna Valentina emerge un artista talentuoso e preparato, oltre che un ragazzo perbene: «Le sfere erano il suo strumento portante. Le faceva danzare e le muoveva con una tecnica molto raffinata. Ma soprattutto ci metteva il cuore in quello che faceva. Coinvolgeva le persone nel suo spettacolo, che era anche molto parlato. Era vicino al pubblico, anzi era col pubblico. La bellezza della sua arte si univa a questo sguardo umano. Era magnetico, ipnotico».

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Lunaridens racconta Giako Artmosfera

Si faceva apprezzare.
«Premessa, Giako spesso di primo impatto ha anche litigato con tanta gente. Aveva un modo di fare talvolta un po’ burbero. Era sicuramente molto schietto. Approcciava la vita senza pregiudizio. Di base era una persona veramente buona, quindi anche se discuteva con qualcuno, restava la sua umanità. Puntava il suo spettacolo e il suo modo di vivere tutto sull’umanità. Era molto delicato ed emergeva sempre questo lato, tanto che dopo la sua morte mi hanno scritto tantissime persone che magari avevano avuto solo un momento con lui, non di più».

Dopo aver girato l’Europa, la scelta di Milano. Come mai?
«Tutto il mondo in realtà. Era partito a 18 anni dal suo paese, Artena, in provincia di Roma, con l’obiettivo di fare arte di strada. Poi era tornato in Italia e si era trasferito al Nord, proprio per esibirsi a Milano e per stare vicino a suo figlio, un bimbo che oggi ha tre anni e che aveva avuto da una precedente relazione».

Anche tu sei un’artista. Sei conosciuta come Lunaridens.
«Mi occupo di spettacoli con i trampoli, danza e manipolazione con il fuoco, giocoleria moderna. Faccio anche la statua vivente. Io personalmente lavoro sia nell’arte di strada, che negli eventi commerciali e privati. Esprimo queste discipline in modi un po’ diversi in base al contesto in cui mi trovo. È un misto di teatro-circo».

Lunaridens
Lunaridens

Cosa ti fa scegliere di intraprendere questo tipo di carriera?
«Una passione che ti smuove da dentro, l’entusiasmo, il volerci provare. Io ho una storia differente rispetto a quella di Giako, ho studiato lettere, mi sono laureata, ho lavorato a scuola e poi ho mollato tutto. I nostri sono percorsi totalmente diversi. Lui sosteneva sempre il voler seguire emozioni e passioni, a prescindere dall’essere artista. Potevi fare pure l’architetto, ma dovevi essere mosso da una spinta per seguire quello che ti piace».

Non è comunque una scelta facile.
«Giacomo diceva sempre: “Scusate, ve lo prometto. Nella prossima vita farò il  dottore o l’ingegnere, ma in questa vita voglio fare questo. Perché mi fa stare bene. E vi fa stare bene”. Dopo la sua performance chiedeva: “In questi cinque minuti quanti di voi hanno staccato dai propri problemi?”. E la gente rispondeva: “Non ci abbiamo pensato”. Ecco, l’arte in qualche modo è un’altra forma di medicina. Questa era la sua missione, di portare benessere al suo pubblico. Anche io provo un piacere e un appagamento nel vedere che il pubblico stia bene, con una risata o attraverso un momento catartico. L’arte, qualunque essa sia, è un modo per rielaborare un dolore e dare un momento di speranza».

Chi era Giako Artmosfera

Giacomo Roia è morto a ottobre all’età di 37 anni. Con Valentina/Lunaridens si era conosciuto per telefono, per proporle uno spettacolo, dopo svariati scambi di opinioni sui social. I due successivamente avevano iniziato anche ad allenarsi in uno spazio comune, insieme ad altri artisti.

Nonostante la direzione artistica dell’Atelier Sogno Veneziano durante il celeberrimo Carnevale della città, Giako Artmosfera amava particolarmente le performances davanti a un pubblico improvvisato per le vie delle città. Lì si metteva a nudo, aveva solo le sue capacità. In Duomo doveva attirare quelli che fanno shopping, milanesi e anche molti turisti.

Un posto comunque difficile da affrontare, proprio psicologicamente, dove niente e nessuno può proteggerti, solo la tua arte. Quella che ha permesso a Giako di vivere la vita tanto desiderata. La speranza di Valentina è che il ricordo del compagno resti vivo nelle persone che ha conosciuto o alle quali ha strappato anche solo un sorriso, un momento di felicità.

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