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07. 05. 2021 19:28

Vecchioni, il professore della musica italiana torna con un libro dedicato agli studenti: «Vivi, ragazzo, vivi»

Il ritorno del “professor” Roberto Vecchioni con Lezioni di volo e di atterraggio: «San Siro? Triste demolirlo, ma necessario»

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È in libreria Lezioni di volo e di atterraggio, il nuovo libro di Roberto Vecchioni: il “professore” della musica italiana lo è stato anche di latino e greco al liceo classico Beccaria per diversi anni.

Quanto è cambiato il linguaggio educativo da quei tempi?

«Tanto, quanto è cambiata la società. Viviamo in una costante corsa ad ottenere le cose: tutto è sintetizzato, abbreviato, molti concetti delle culture classiche ormai sono nel dimenticatoio. Al pratico della vita di oggi l’Umanesimo non trova spazio, però ci sono scuole di lingue che danno importanza al dialogo del passato, fondamentale per andare avanti. Le palafitte del futuro non devono erigersi sul fango, ma sulla pietra».

Cosa pensa di questa generazione?

«Non ha parametri con il passato, vive solo nel presente, che funziona, ma senza il senso di quello che ci ha preceduto non può andare lontano. Sa di poter avere tutto, ma non di poterne ambire al possesso per manovrare il mondo. Cerca solo quello che serve al momento, senza pensare al domani: è una generazione di puntualisti».

E che futuro vede le la scuola?

«Penso che non dovrebbe insegnare le regole per arrivare primo, piuttosto le regole universali della vita, di come essere uomini e donne, vere creature umane: il senso della vita è quello, poi si può pensare al lavoro e a tutto il resto».

La formula Sogna, ragazzo, sogna funziona ancora oggi?

«È fondamentale che accada. Quello che dovrebbe sognare questa generazione è un mondo più pulito, un futuro dove l’ecologia ricopra i primi posti. Non dovrebbe perdersi nei meandri di una ricerca assurda della pace nel mondo, siamo troppo diversi come culture, religioni e spiritualità. Devono capire il senso della libertà, non devono perdere nella vita: devono vivere».

Torneranno a scuola più famelici di cultura?

«Me lo auguro, anche se le prove di oggi li stanno sottoponendo ad una forte agitazione. Ma sono giovani e si riprenderanno. A chi si pone il problema della chiusura delle scuole rispondo che tutto si rimedia col tempo, la vita no».

Le immagini legate alla Montagnetta e a quelle Luci a San Siro sono legate ad una città che forse non esiste più. Cosa è sopravvissuto di quell’immaginario?

«Milano si è trasformata nel tempo, ma l’anima no: è sempre la stessa, come quella di chi ha contribuito a renderla migliore nei decenni. Tutti quei meridionali emigrati per lavorare l’hanno resa una città aperta alle culture più diverse. Da figlio di napoletani lo so bene. Oggi si è cittadini di Milano anche da pugliesi e calabresi».

È d’accordo con la demolizione del Meazza?

«È triste pensare ad una Milano senza lo stadio che ha fatto non solo la sua storia, ma anche quella delle sue squadre, come la “mia” Inter. Ricordo quando mio padre mi portava allo stadio per seguire le gesta dei vari Lorenzi, Amadei e Angelillo. Ma non voglio sembrare un bacchettone. Sarà tanto triste quanto necessario: ben venga il nuovo».

Non tutti la ricordano anche nelle vesti di conduttore-professore su Antenna 3.

«Con Telebigino abbiamo creato un vero doposcuola per gli studenti. Erano gli anni Settanta e Ottanta, non c’era internet: io ed altri due professori ci divertivamo ad aiutare i ragazzi impegnati nelle versioni di greco e latino tramite il mezzo televisivo. Arrivarono più di 15.000 telefonate in quegli anni».

Poi la cattedra al Beccaria.

«Sono stato di ruolo fino all’89: è stato il mio mondo, il mio habitat, quante storie e quanti problemi di perdizione, difficoltà, droga, amore ho tentato di risolvere per i miei ragazzi».

Nonostante fosse già ampiamente riconosciuto come cantautore, non ha mai abbandonato la sua professione di insegnante. Essere milanesi è anche non accontentarsi mai?

«Il milanese è una persona meravigliosa. Non mente, riconosce il vero dal falso, si fida finché c’è da fidarsi, concede opportunità a tutti: se penso al lavoratore milanese penso alla sicurezza che trasmette. Tutti si lamenteranno ancora in futuro della precarietà del momento, chiederanno ancora soldi e Milano li darà».

Il libro

In Lezioni di volo e di atterraggio (Giulio Einaudi editore, 169 pagine a 17 euro) Vecchioni indirizza 15 lezioni agli studenti di ieri e di oggi attraverso un viaggio letterario e filosofico tra razionalità e immaginazione, nella costruzione e funzione del mito, tra l’origine dei modi di dire ed il viaggio di Ulisse, passando per la morte di Socrate e le canzoni di Fabrizio De André. I sogni e le insicurezze dei ragazzi diventano punti di collisione con i più celebri pittori del passato e Vecchioni ne parla cogliendone ogni più profonda sfumatura, con versi di prosa e letteratura. E di musica, naturalmente.

 

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