Il Decreto Rilancio che (ri)lancia i nidi all’inferno

Avvisi di sfratto e sostegni economici irrisori: un mese dopo il nostro primo allarme, è praticamente tutto come prima

nidi
nidi

Un mese fa avevamo raccolto le testimonianze dei gestori di nidi e materne privati che, a parte gli ammortizzatori sociali per i loro dipendenti, non ricevevano aiuti per restare in piedi in questi mesi di stop, rischiando così di chiudere. Da allora è cambiato ben poco, anche con il Decreto Rilancio.

 

Decreto Rilancio, per i nidi non è cambiato nulla

Sonia Greco

Gli affitti. «Ho ricevuto un avviso di sfratto», rivela Sonia Greco, de Il bello dei bimbi, micronido con dieci posti in zona Città Studi. «Se non pago l’affitto a settembre diverrà  esecutivo. Fino al 24 febbraio la mia attività andava benissimo: in questi nove anni non ho mai avuto problemi con il pagamento di tasse, contributi o affitto. Ora è veramente umiliante rischiare di chiudere non a causa mia. Al Governo non chiedo di riaprire ora i nidi perché sarebbe difficile mantenere il distanziamento fra bambini così piccoli, potrebbe essere pericoloso e i genitori non si sentirebbero sicuri. Vorrei però che ci aiutasse almeno per i contratti di locazione: non tutti in questi mesi sono riusciti a trovare un accordo con i proprietari per rimandare i pagamenti. Con la misura del “fondo perduto” prevista dal Governo arriverei a prendere 1.000 euro, una cifra che non copre neanche un mese di affitto. Al momento sto ricevendo il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi, mentre l’altra educatrice è in cassa integrazione».

Laura Bonissoni

Emergenza sociale. Da Il Nido del Sorriso di viale Certosa, Laura Bonissoni aggiunge: «Io non chiedo la riapertura a tutti i costi, innanzitutto per la salute di bambini ed educatrici. Restando chiusi anche nei prossimi mesi abbiamo però bisogno di prolungare la cassa integrazione fino ai primi di settembre e, nel frattempo, speriamo che la situazione sanitaria migliori a tal punto da non dover ricorrere a cambiamenti nelle nostre strutture difficilmente sostenibili. Per mantenere il rapporto di un educatore per ogni cinque bambini dovremmo assumere personale e diminuire il numero degli iscritti. Hanno esteso a tutte le categorie il credito di imposta del 60% per gli affitti, ma li recupererò solo l’anno prossimo, intanto si tratta di soldi che devo anticipare. La scomparsa dei nidi non rappresenterebbe un problema solo per la singola azienda, ma un’emergenza anche a livello sociale: le strutture sono gestite quasi tutte da donne e sempre le donne saranno costrette a dover scegliere se fare le mamme o se andare a lavorare, come accadeva una volta».

Barbara Bottan

Nuova associazione. Dall’Asilo Nido Camminiamo Insieme a Piccoli Passi di Busto Arsizio, Barbara Bottan evidenzia altri fattori che minano la sopravvivenza delle strutture private: «Sono stati bloccati i licenziamenti fino a metà agosto, ma noi siamo chiusi fino a settembre: come facciamo a pagare i dipendenti se non viene prolungata la cassa integrazione? Non chiediamo di guadagnare, ma almeno di riuscire a riaprire a settembre. Esiste il “Fondo Regionale 0-6”, che permette di aiutare i servizi dedicati alla prima infanzia attraverso i comuni, ma l’erogazione è a discrezione dei comuni che possono decidere a quali strutture distribuirli, e in questo momento sarebbe utile che una parte venisse destinata anche ai privati».

La Bottan da pochi giorni è anche presidentessa della nuova associazione Il Mondo dei Bambini: «Raccogliamo 200 strutture: la maggior parte sono in Lombardia, le restanti in Piemonte. Ci siamo rivolti a tutte le istituzioni, ma ci sentiamo abbandonati». In merito ai fondi stanziati dal Decreto Rilancio: «Dei 65 milioni previsti per nidi e materne in tutto otterremo 69 euro a bambino, che nel mio caso equivale a 1.656 euro. Una cifra che non copre neanche un mese di affitto».