istituto freud
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Tutte le pareti dell’Istituto Freud sono a vetri in modo che da fuori si può vedere cosa succede dentro le stanze. Le porte hanno nomi come “inconscio”, “super io” o “anamnesi”, in alcune aule i banchi sono disposti in modo circolare e il docente siede in mezzo agli studenti.

Basta un rapido giro per capire che si tratta di una scuola fuori dell’ordinario, impressione che viene confermata a Mi-Tomorrow dal suo fondatore Daniele Nappo che, nonostante la sua creatura sia alla terza decade, conserva l’entusiasmo del neofita.

Come è nata l’idea di fondare l’Istituto Freud?

«Dalla mia passione per l’informatica. Ho dato uno sguardo al mondo della scuola e mi sono accorto che non c’era una con questo indirizzo: eravamo nel 1992 e ancora oggi, a parte la nostra, non ce sono altre a Milano».

Ci sono tanti posti dove apprendere l’informatica.

«A Milano ce sono cinquanta, ma sono centri di preparazione non scuole».

E’ partito nel ’92, uno dei momenti più difficili della storia della città.

«A parte il contesto in cui siamo nati devo dire che fondare una scuola è particolarmente difficile, non è come aprire un bar, ci vuole un’idea, una mission, una filosofia da potere dedicare allo studente».

Qual è la vostra filosofia?

«La didattica personalizzata, l’attenzione ai bisogni educativi, cerchiamo di rendere il servizio scolastico al passo con i tempi: per questo oggi parliamo di didattica multimediale».

Didattica multimediale significa che i ragazzi non portano più lo zainetto?

«Ma certo, vengono a scuola con il tablet».

Oltre che con i nuovi strumenti come si aggiorna la didattica?

«A differenza degli istituti religiosi che puntano solo sul progetto educativo noi pensiamo che ci voglia anche un’offerta formativa. Abbiamo docenti giovani, con un’età tra i 30 e i 50 anni che devono rispondere alle domande di 500 studenti, sono continuamente incalzati da loro e questo li obbliga a essere preparati perché oggi i ragazzi hanno possibilità di informarsi molto velocemente: siamo arrivati ad una didattica informatizzata e di conseguenza il ruolo degli insegnanti non è più quello di una volta».

Come lavora un docente al Freud?

«Oggi non si portano le conoscenze, compito dell’insegnate è di indirizzarle, di selezionare le notizie: il docente non è più la fonte, è un selezionatore. In questa logica anche la disposizione dell’aula cambia, i banchi non sono più sistemati in modo tradizionale ma in forma circolare, l’insegnante non è più in cattedra, sta in piedi e utilizza il monitor touch: deve mettersi in gioco e sa che può imparare dagli studenti».

Non si rischia di mettere l’insegnante allo stesso livello degli allievi?

«No, il rapporto diventa più diretto, anche con me i ragazzi dialogano ogni giorno, fanno battute. Al tempo stesso hanno un grande rispetto della scuola, qui c’è ordine, pulizia, i ragazzi entrano con un pass di riconoscimento, devono pulite la loro aula, hanno rispetto per l’ambiente».

C’è il rischio bullismo?

«In tutte la classi ci sono le telecamere, su questo problema stiamo lavorando bene per cui posso dire che il rischio non c’è».

Parliamo delle attività scolastiche, ne avete parecchie.

«Nei 208 giorni di scuola gli studenti sono impegnati a dirigere tre testate scolastiche, c’è il progetto teatro con la psicologa della scrittura, abbiamo corsi di lingua e progetti di alternanza scuola-lavoro con la Philips e due imprese formative simulate».

Cosa fanno i ragazzi dopo il diploma?

«Uno su due inizia a lavorare, gli altri vanno all’università».

Entrare nel mondo del lavoro a 19 anni non è facile.

«Ci sono aziende del settore informatico che precettano i nostri ragazzi già dal quarto anno: trovano spazio anche in ambiti industriali o nel terziario avanzato».

Come fate con quelli poco dotati?

«Si deve lavorare sulle motivazioni, dare tutte le opportunità perché io penso che nessuno è stupido».

A sentirla parlare la sua impresa sembra più una missione…

«La mia missione è dovere, rispetto, educazione, mettersi in gioco, credere nelle proprie possibilità».

Tre scuole in una
C’è anche un laboratorio di giornalismo

L’Istituto Freud è una scuola paritaria con tre indirizzi: l’Istituto tecnico tecnologico con indirizzo informatica, l’Istituto tecnico economico con indirizzo turismo e il Liceo delle scienze umane con indirizzo economico sociale. Sin dalla fondazione è stato dato un ampio spazio agli strumenti tecnologici e allo studio delle nuove tecnologie senza però trascurare il sapere umanistico, come dimostrano i progetti scolastici che si svolgono nei settori della cultura, volontariato, legalità, salute benessere e sport.

Tra i tanti progetti va segnalato il laboratorio di giornalismo in cui si ragazzi si cimentano in una redazione simulata dove è possibile praticare le prime esperienze su campo. Una grande attenzione è data agli aspetti psicologi, esiste infatti lo sportello psicologico, lo sportello “parla con me” e la sportello psicologo della scrittura.

CONTATTI
Via Accademia 26, Milano
Tel. 02.29.40.98.29
istitutofreud.it


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