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27. 05. 2022 04:29

Roberto Vecchioni torna in cattedra: «L’antico è pop»

Allo IULM per raccontare la contemporaneità del mito: «E’ una fonte immensa di radici, ideologie e ragioni pronti a lucidare il pensiero di oggi»

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Riprendono all’Università IULM le lezioni del corso aperte anche alla cittadinanza milanese: con IULM for the City febbraio sarà il mese che vedrà salire in cattedra il professore – d’eccezione – Roberto Vecchioni con il corso La contemporaneità dell’antico, curato dal cantautore insieme alla professoressa di Archeologia classica Stefania Mancuso.

Roberto Vecchioni torna in cattedra: l’intervista

Di cosa tratterà il corso?

«Forme della contemporaneità dell’Antico – il modulo da me curato – tratterà del tema con l’obiettivo di mostrare quanto contribuisca alla creazione dell’immaginario collettivo contemporaneo».

Il suo è un ritorno in cattedra inedito per Milano. Ha un valore diverso insegnare nella sua città?

«Senza dubbio. Oltre ad esserci nato e cresciuto tra i banchi di scuola, ne ho dedicato la gran parte dei miei 78 anni di vita. Dopo l’esperienza come docente presso le Università di Roma, Teramo e Pavia, l’arrivo a Milano lo vedo come una festa».

Perché?

«Nel mio cuore è speciale. Questa città ha sempre avuto un’attenzione particolare verso la comprensione delle cose, ha una capacità di attenzione che la contraddistingue, insieme ad una certa propensione verso il moderno con una comunicazione che corre insieme ai tempi di oggi».

Quanto è importante focalizzare questa comunicazione odierna con la contemporaneità dell’antico?

«Non si può agire esclusivamente di braccia, serve anche la mente. Il pragmatismo del mondo odierno ci spinge a pensare alle sovrastrutture importanti esclusivamente per il futuro, come quelle economiche in funzione della sola compravendita di azioni. Bisogna cambiare rotta».

Ovvero?

«Verso un percorso che vada oltre le peripezie di una ricerca del benessere collettivo, misera perché senza finalità. L’antico in questo ci può aiutare».

Come?

«Quando la sera veniamo afflitti da quel senso di scontentezza dovremmo trovare il giusto tempo e spazio per lasciarci inondare dalla luce della cultura, la sola in grado di dirci se si è sulla strada giusta».

Cosa c’è da imparare dall’antico?

«Molto. Lo si può immaginare come un bagaglio colmo di suggerimenti utili a spolverare d’oro un momento di ferro. Tutto quello che è stato pensato e scritto in passato trova poche differenze con quello che politica ed economia odierna offrono all’uomo contemporaneo, i populisti e gli aristocratici di un tempo esistono ancora oggi. L’antico, in fondo, è una fotocopia del presente che viviamo».

Come lo si rende accessibile a tutti?

«Trasmettendo tutto il fascino che lo caratterizza. L’uomo di oggi possiede quei mezzi tecnici, sconosciuti agli antichi, che lo rendono notoriamente capace di superare i propri limiti e, di questo, se ne rende anche schiavo spesso. Paradossalmente, però, l’uomo antico riusciva a fare molto di più pur avendo molto meno a disposizione, basti pensare a tutto quello che ha costruito nel tempo. Capire come ci è riuscito è tra gli intenti di questo corso».

La tecnica ha, quindi, sopraffatto l’uomo moderno?

«Basti pensare all’utilizzo che l’uomo fa di internet. Lo utilizza per facilitare i rapporti borsistici e monetari del mondo, oppure per sfogare tutte le proprie rabbie».

Come si educa al bello la generazione più giovane?

«Ai cento studenti del corso cercheremo di far sgranare gli occhi su quanto sia sorprendente lasciarsi circondare dalla bellezza. Il mito antico è una fonte immensa di radici, ideologie e ragioni pronti a lucidare il pensiero contemporaneo. Ai miei studenti di Pavia ho raccontato di De André e Guccini, che non conoscevano, e se ne sono innamorati. L’uomo, quando riconosce sentimenti veri, non può farne a meno».

Roberto Vecchioni allo Iulm, come partecipare

Tutti i giovedì dalle 16.30 alle 18.30 in Aula Bardion

Si può partecipare online sul sito go.iulm.it/vecchioni o in presenza dopo aver compilato il form su iulm.it

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