souvenirs tribute band
souvenirs tribute band

Ligabue pone, puntuali, le stesse osservazioni: com’è possibile che un personaggio che ha esordito nel 1990 sia riuscito a superare la prova dei cambi generazionali proponendo un rock classico? Tra le numerose tribute band a lui dedicate, ce n’è una poco lontana da Milano, a Lodi per la precisione.

Si chiamano Souvenirs e suonano da dieci anni agli “ordini” del frontman della band, Nazareno Albanesi. Cantante dal 2007, appassionato della musica, del rock’n’roll e del mondo del Bar Mario da sempre – così si racconta sul sito della band, isouvenirs.it -, inizia la sua avventura musicale per gioco e ne viene rapito e coinvolto al 110%.

Nella “banda” dal 2011, sul palco detta le regole dello show e fa dell’emozione, dell’energia e della comunicazione con il pubblico le sue caratteristiche principali, che lo rendono leader.

Nazareno, qual è il segreto del successo di una tribute band?
«Intanto è conoscere di base tutto del tuo artista. Io mi sono appassionato a otto anni guardando la copertina di Buon compleanno Elvis. I miei genitori mi hanno comprato il disco e ho iniziato a sentirlo. Ho messo su la band dieci anni fa e ora è diventato il mio secondo lavoro. Ligabue è una persona eccezionale, spontanea, come la vedi».

Voi non “clonate”, anzi: esiste un lavoro musicale importante fatto di sacrificio e tanto studio.
«Assolutamente. Siamo prima di tutto amici, ma siamo musicisti. Due quinti dei componenti della band insegnano gli strumenti che poi suonano nel gruppo. I chitarristi Stefano Bacino e Daniele Casari sono entrambi diplomanti al CPM di Milano. Simone Marini, il batterista, insegna prediligendo il metodo Yamaha. Simone Valsecchi, il nostro bassista, ha perfezionato i suoi studi da Hermes Locatelli».

Come siete organizzati?
«Esiste una suddivisione di ruoli. Logistica, rapporti con i locali, con i service, l’utilizzo dei social, la pubblicità e chi realizza le scalette dei concerti. Nessuno è più importante degli altri, tutti dobbiamo incastrarci. Siamo una macchina».

Cosa fanno nella vita i Souvenirs?
«Io sono un geometra e il nostro bassista è ragioniere. Gli altri componenti riescono a vivere di musica. Ci spostiamo in tutta Italia. Dalla Lombardia ci siamo spinti moltissime volte al Sud. Suoniamo spesso in Calabria e in Puglia».

Qual è il disco preferito di Ligabue che i Souvenirs prendono a riferimento?
«Difficile dirlo. Ogni disco racconta un pezzo della storia del rock italiano moderno, sia nei testi che nella partitura sonora. L’album che ha maggiormente influenzato la nostra band è Buon compleanno Elvis: all’interno esiste il meglio della sua discografia».

Un aneddoto che vi lega particolarmente al Liga?
«Posso raccontare di qualcosa di inaspettato. Mai avrei pensato che una serata di lavoro si potesse trasformare in una delle più belle della mia vita. Mi trovavo a Correggio, nella sua città. Eravamo in un noto ristorante a proporre lo spettacolo in acustico, io e la mia chitarra. Una gran folla, ad un certo punto, si dimenava in sala: sai cosa è accaduto? Ligabue stava cenando con la band in quel ristorante in cui io stavo suonando le sue canzoni. Nel cuore della serata, la mia voce tremava, ho visto Ligabue alzarsi dal tavolo e assistere all’ultima parte del mio show. Mi ha strizzato l’occhio più volte e li ho continuato. L’emozione che ho provato è stata unica, indescrivibile».


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