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26. 02. 2024 19:17

La “nuova Bovisasca” arriva dagli studenti del Politecnico: «Il nostro progetto valorizza i pedoni e gli anziani»

Quattro studenti del Politecnico, tre cinesi e una turca, hanno presentato uno studio sul quartiere a nord di Milano

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Come potrebbe essere la nuova Bovisasca? Si chiamano Elif Yenturk, Yixin Tong, Siyuan Huang e Qianxin Xia, sono quattro studenti, due ragazze e due ragazzi provenienti da Turchia e Cina, che stanno seguendo un master in pianificazione urbana del Politecnico di Milano. Hanno presentato un progetto in lingua inglese per riqualificare il quartiere della Bovisasca, nella periferia nord di Milano, guidati dai professori Antonella Bruzzese e Alessandro Coppola e dai tutori Nilva Aramburu Guervara, Antonio Jose Salvador e Sihao Wu.

Il quartiere Bovisasca del futuro, Yixin Tong:«Vogliamo valorizzare le sue potenzialità, trasformarlo in un luogo con meno auto»

Il documento, composto da 147 pagine con foto, mappe e grafica ben curata, è intitolato Urban Welfare: Bovisasca.«È un progetto di studio che si concentra sulla pianificazione del quartiere. L’obiettivo è sviluppare la progettazione di un piano che definisca le strategie e le azioni per costruire la “città dei 15 minuti” affrontando la varietà di problemi, fragilità e potenzialità identificate in aree specifiche, spiega Yixin Tong a Mi-Tomorrow.

 

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Come vi siete suddivisi il lavoro?
«Veniamo da da background accademici differenti, quindi la divisione del lavoro è basata sulle capacità e la preparazione di ciascuno. C’è chi è più bravo nell’usare software per raccogliere dati, chi conosce meglio la lingua italiana e quindi si è occupato di intervistare gli abitanti, e ovviamente c’è chi si è dedicato di più alla progettazione dello studio».

Perché vi siete concentrati sulla Bovisasca?
«Poiché il nostro tema è il welfare urbano, dopo aver svolto un ampio lavoro di ricerca abbiamo notato che la maggior parte dei residenti di Bovisasca sono anziani, molti dei quali vivono qui da più di 50 anni e hanno un attaccamento molto profondo a questo luogo. Per loro la gamma di attività offerte è molto limitata e, sebbene ci siano molte grandi strutture nelle vicinanze (ospedali, grandi centri commerciali, grandi parchi), ci siamo resi conto che i servizi di prossimità non sono ben sviluppati. Pensiamo che questa possa essere una buona opportunità per cambiare la Bovisasca, trasformandola da quartiere incentrato sulle auto a uno orientato ai pedoni».

Può essere considerato un quartiere “dei 15 minuti”?
«Per quanto riguarda la presenza di strutture scolastiche, sanitarie, amministrative, culturali e sociali, aree verdi e ricreative all’interno e intorno a esso si può dire di sì, ma il problema più grande è che ci sono troppi confini rappresentati dalle autostrade e da altri ostacoli sui percorsi pedonali e dalla ferrovia situata a est e ovest del quartiere».

Quali sono gli aspetti positivi?
«Ci sono molti monumenti storici, come la Chiesa di San Mamete e la Cascina di San Mamete, che esistono da più di 100 anni e hanno un significato molto speciale per gli abitanti della zona. Ciò che ci ha sorpreso di più nella nostra ricerca è stata la stretta coesione di gruppo fra gli anziani che vivono nella zona, che si conoscono tra loro, molti fin dall’infanzia. Organizzano molte attività e incoraggiano i residenti a partecipare attivamente. Inoltre, ci sono ampie aree verdi che consentono di svolgere varie attività (feste, tour del quartiere, eventi sportivi, orti comunitari)».

Cosa andrebbe invece migliorato?
«Abbiamo proposto tre progetti pilota: rivitalizzazione di via Cicogna Mozzoni, dove nel tempo sono stati chiusi diversi negozi; sfruttare a pieno il parco Walter Chiari, ristrutturandolo e riprogettandolo; riqualificare il parco vicino alla chiesa di San Mamete e realizzare della segnaletica per far conoscere la storia di questo luogo storico. Inoltre andrebbero rifatte e allargate alcune strade e migliorata la segnaletica stradale».

Come vi hanno aiutato gli abitanti della Bovisasca?
«Abbiamo intervistato un’ampia fascia di residenti, di età compresa tra la tarda adolescenza e i 70 anni, con ruoli diversi, tra cui studenti, amministratori di quartiere, famiglie, architetti, urbanisti, bibliotecari e pensionati. Questo gruppo eterogeneo non solo ci ha aiutato a ottenere una comprensione più completa delle esigenze dei residenti, ma ci ha anche fornito un importante riferimento per sviluppare interventi più integrati per migliorare la vivibilità dell’area».

Cosa farete dopo l’università, rimarrete a Milano?
«Vorremmo continuare a lavorare sodo per diventare migliori urbanisti, e in futuro ci dedicheremo anche alla rigenerazione urbana, al rinnovamento urbano, alla progettazione urbana, alla pianificazione comunitaria e ad altri settori correlati, continuando a formarci anche in altri Paesi».

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