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22. 05. 2022 19:25

Inchiesta Lombardia Film Commission, il gup: “Contabili della Lega arricchiti con la politica, hanno depistato le indagini”

"Aggiunge sfiducia e rifiuto da parte dei cittadini nei confronti delle amministrazioni territoriali e nella attività politica in genere"

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È un’accusa pesante quella del gup che lavora all’inchiesta Lombardia Film Commission, secondo il quale i contabili della Lega si sarebbero arricchiti con la politica e avrebbero anche tentato di depistare le indagini. Il giudice Guido Salvini, depositando le motivazioni della condanna di Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni,  ha parlato di un un piano costruito nel tempo, di un «un modello deteriore… la loro attività di origine politica è risultata soprattutto finalizzata ad ottenere arricchimenti personali». 

Inchiesta Lombardia Film Commission, le motivazioni della sentenza

Il gup di Milano, Guido Salvini, ha concluso con una sentenza il 3 giugno scorso a cinque anni di reclusione per Alberto Di Rubba e 4 anni e 4 mesi per Andrea Manzoni, i contabili per la Lega in Parlamento. A far traballare il loro castello il caso della compravendita del capannone di Cormano, nel Milanese, acquistato dalla Lombardia Film Commission. Dove sarebbero finiti 800 mila euro di fondi pubblici. «Insediarsi in un Ente regionale e sfruttare tale posizione (anche) per dirottare su se stessi denaro pubblico  – si legge nella sentenza – è un pessimo esempio perché aggiunge sfiducia e rifiuto da parte dei cittadini nei confronti delle amministrazioni territoriali e nella attività politica in genere».

I due condannati avrebbero depistato le indagini

Ad aggravare una situazione già grave il fatto che i due condannati avrebbero anche tentato di depistare le indagini: «Sul piano del comportamento processuale i due imputati hanno di fatto rifiutato di confrontarsi con gli elementi portati dall’accusa e con la complessiva ricostruzione dei fatti non rinunciando, nelle poche dichiarazioni rese, anche a “depistaggi”, come la mediazione, inesistente, per l’acquisto del terreno di Onore, finalizzati a mascherare il denaro pubblico ricevuto – scrive ancora il giudice – In più, come valutazione generale, non può essere utilizzato come pena base il minimo edittale: non si è infatti in presenza di un peculato piccolo piccolo come quello dell’impiegato comunale o del dipendente delle Poste che si appropria di beni custoditi presso il suo ufficio ma, anche al di là dell’ingente profitto personale ottenuto dagli imputati, di un piano costruito nel tempo che si è avvalso per la sua realizzazione delle competenze da un lato di Di Rubba e Manzoni inseriti ad alto livello in enti pubblici e d’altro lato di Scillieri, commercialista esperto e di successo».

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