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19. 08. 2022 14:02

LOVE MI blocca Milano. Ed è giusto così

In ventimila hanno assistito al concerto in piazza Duomo

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Discutevamo, settimane fa, di quanto non fosse una gran trovata immobilizzare la viabilità di Milano centro per un’improvvisata dai tetti di un’auto, annunciata poco prima sui social, senza organizzazione, per puri scopi di marketing. Tutto quello che è stato allora per Shiva non è stato ieri LOVE MI.

LOVE MI, ogni tanto è giusto “bloccare” la città

love miIn comune tra i due eventi c’è il disagio per chi doveva circolare (nel caso specifico metro chiuse, stazioni affollate), con sostanziali differenze a margine: l’evento era annunciato da tempo, urbi et orbi e aveva scopi benefici. Si può bloccare Milano per un concerto gratuito organizzato per raccogliere fondi da destinare alla Fondazione TOG? Sì, sfocerei quasi nel “si deve”.

Tralasciamo l’autoincensarsi della politica che organizza le grandi manifestazioni e viene a dirci quanto sono a bravi a far defluire i presenti, mettendo un cappello più grande di quello di J-Ax su qualcosa alla quale ha partecipato da spettatrice, coinvolta a suo vantaggio in un progetto importante. Ieri è andata in onda una festa, tanto quanto lo è stata Radio Italia Live nello stesso posto o i Rolling Stones a San Siro, per ventimila persone e due milioni di telespettatori su Italia 1.

LOVE MI, la questione dei contagi

C’è un nodo contagi, al massimo, su cui si potrebbe discutere fino a che non si arriva alla sfera della responsabilità personale. Il Covid è una realtà, per fortuna ha assunto connotati meno tragici dell’avvio della pandemia, ma è presente e bisogna farci i conti quando c’è qualcosa come LOVE MI. Chi sa di non potersi “permettere” un incrocio con Omicron sta alla larga o si protegge con i dispositivi ad hoc. Il mondo è ripartito perché, grazie ai vaccini, può permettersi di farlo.

Al contrario, nella scuola della Dad da mettersi alle spalle, come nello spettacolo che deve rilanciarsi per dare lavoro a chi ci campa, come in ogni altro micro e macro settore che ha bisogno di respirare, ognuno di noi non può più permettersi di adeguarsi al virus come se fosse il nemico sconosciuto che (per fortuna) non è più.

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