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14. 07. 2024 00:42

Milano Fashion Week, la moda uomo secondo Martino Midali: «No gender is the gender»

L'intervista di MiTomorrow allo stilista lodigiano famoso in tutto il mondo

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«È un gioco», anticipa a Mi-Tomorrow Martino Midali, stilista lodigiano famoso in tutto il mondo: il gioco di uno dei protagonisti eccellenti della moda femminile che, questa volta, partecipa alla Milano Fashion Week dedicata all’uomo con una speciale capsule collection a tema sportswear, riletta in chiave no gender. «La partenza sono sempre i tessuti – racconta –: rimango colpito da alcuni e subito penso a un loro preciso impiego. In questo caso è stato un materiale tecnico che poteva sostituire ciò che avevo usato tanto tempo fa. Mi sono ispirato alla Fruit of the Loom degli anni Settanta».

Unica regola, lo stile.
«Esatto. E aggiungerei: No gender is The gender. Perché quello che non si inventa appartiene per dna al più autentico Made in Italy. E, al contempo, si rinnova perché è puntato al futuro per diventare pura estetica. Senza genere».

Un’attesa proposta per la prossima stagione estiva che completa, una volta di più, la sua visione.
«È una linea realizzata con un mash up d’autore: da una parte materiali, tagli e lavorazioni tipici del know-how del brand; dall’altra, l’attenzione per la signature Midali che unisce il design contemporaneo».

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Il risultato?
«Sono pezzi base del guardaroba sportswear, privi di stagionalità e di genere, capaci di andare oltre le tendenze per seguire il solo flusso di uno stile che, nella creazione, trova la sua massima espressione. Così l’hodie senza maniche dalla silhouette over si accompagna ai pratici bermuda: la combo si porta, a scelta, con una t-shirt bianca oppure, ça va sans dire, con la maglia marinière. Le stesse t-shirt che si abbinano alla più classica tuta, sempre over, composta da felpa e jogging pants».

I colori?
«Black and white, naturalmente».

Una conferma della sua capacità di semplificare rompendo gli schemi senza grossi clamori, ma all’insegna di un unico diktat: vestibilità.
«L’amore per i tessuti, in particolare per il jersey e per i capi versatili è tra i punti di forza che mi accompagnano da oltre quarant’anni».

Lei ha vestito cantanti e attrici del calibro di Barbra Streisand, Debra Winger, Whoopi Goldberg e, tra le italiane, Veronica Pivetti, Stefania e Amanda Sandrelli, Marisa Laurito. In passato, Mariangela Melato. Le donne prima di tutto.
«A loro mi sono sempre dedicato. All’ultima Milano Fashion Week di settembre, ho voluto lanciare un messaggio contro la violenza sulle donne, L’amore non fa male, scritto sulla t-shirt in edizione limitata creata in collaborazione con la textile designer Debora Delli, scelta per chiudere lo show a palazzo Turati».

In effetti da anni lei aiuta le donne a emanciparsi. Dai pantaloni con l’elastico in vita ai total look in jersey facili da lavare e pronti da indossare senza bisogno del ferro da stiro. Lei ha rivoluzionato l’abbigliamento quotidiano.
«Non è l’abito a vestire le donne, sono le donne a vestire il mio abito. In realtà, la mia carriera nella moda è iniziata ben prima di quarant’anni fame sono orgoglioso di aver dato vita ad una moda democratica, inclusiva, che ha raccontato tanto e continua a farlo».

In breve

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