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01. 10. 2022 03:03

La morte di Niccolò Ghedini e il seme dell’odio che germoglia sui social

Twitter è stato teatro dei peggiori insulti e messaggi di cattivo gusto contro l'avvocato

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Niccolò Ghedini è morto a 62 anni nell’ospedale San Raffaele di Milano per le complicanze di una leucemia, dopo un trapianto di midollo eseguito nei mesi scorsi. È stato un penalista, un politico ma per molti è «semplicemente» stato lo storico avvocato di Silvio Berlusconi. È proprio questo probabilmente ha dato il via al sempre più frequente e becero spargimento di odio sui social.

Niccolò Ghedini e gli insulti su Twitter

In particolare Twitter, dove tutto (troppo) è concesso, è stato teatro dei peggiori insulti e messaggi di cattivo gusto contro l’avvocato, finito inevitabilmente tra i trends del social dopo la notizia della morte. Decine di tweet volgari contro una persona scomparsa, fortunatamente condannati dalla maggior parte degli utenti. «Chi in queste ore sparge odio sui social per la morte di un uomo di 62 anni si qualifica per quello che è: un miserabile», ha scritto Matteo Renzi nel messaggio di cordoglio per Niccolò Ghedini.

Che fine ha fatto la nostra umanità?

«Ogni tanto pure il karma ci azzecca», «Uno di meno da mantenere», «Aveva già il record di assenze, oggi ha voluto strafare», «Morto Ghedini ma per bilanciare la morte di Piero Angela ne servono nove». Sono solo alcuni dei messaggi offensivi e squallidi rivolti a Niccolò Ghedini su Twitter. Sia chiaro, stimare una persona non è un obbligo per nessuno e ciò vale per tutti, ma se anche il rispetto di fronte alla morte viene meno allora cosa resta della nostra umanità?

Senza limiti

Non è la prima e non sarà l’ultima volta che i social si trasformano in contenitore di livore, rancore e frustrazione ma viene da chiedersi fino a che punto questo può essere tollerato. Se Facebook si dimostra ogni giorno più inflessibile (e forse anche troppo) con i suoi utenti, Twitter è il palcoscenico perfetto per vomitare qualsiasi bestialità trincerandosi dietro la libertà d’espressione, rendendo lecita una disumanità sempre più spaventosa.

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