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21. 04. 2024 22:42

L’Old Fashion dopo 90 anni spegne la musica, Cominardi: «Senza di noi Milano sarà più povera. Al primo posto avevamo la sicurezza»

L’ultima serata della famosa discoteca del Parco Sempione è programmata per domani, poi il locale tornerà nelle mani di Fondazione Triennale

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Mike Bongiorno e Madonna. Ma anche George Clooney e Leonardo Di Caprio. Sono solo alcuni degli ospiti che sono passati su quella pista dell’Old Fashion. Chi c’è stato si porterà dietro sempre un piacevole ricordo, chi non c’è mai stato ha perso un pezzo di storia Milano. Il 31 gennaio sarà l’ultimo giorno di attività dell’Old Fashion: dopo quasi 90 anni chiude una delle discoteche simbolo della città- Nessuna crisi economica, ma una decisione di Fondazione Triennale: dove fino ad oggi c’è stato un locale commerciale presto ci saranno nuovi spazi espositivi per eventi culturali. Dall’Old (così si faceva chiamare da chi lo frequentava più spesso) sono passate tante generazioni di giovani. Una discoteca sinonimo di divertimento e guidata negli ultimi 30 anni da Roberto Cominardi, proprietario del locale collocato fra Arco della Pace e la stazione di Cadorna. L’ultima serata sarà sabato 20 gennaio.

Il proprietario Roberto Cominardi: «Non dimentico quell’incontro con Mastroianni. Qui ho tenuto in mano la Coppa Davis: mi ricordo di quel momento con grande nostalgia. Sul futuro del locale…»

 

Old Fashion

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Cominardi, il locale chiuderà dopo 90 anni di attività, che cosa prova?
«Una sensazione non piacevole. Da un lato sono contento perché abbiamo tagliato un traguardo importante per il locale – i 90 anni, appunto – dall’altro sono dispiaciuto perché chiudere l’attività a causa di un problema di affitto mi fa riflettere. Non è che non riusciamo più ad andare avanti perché è venuta meno l’essenza del locale, ma hanno deciso di farci chiudere».

A chi si riferisce?
«Non possiamo fare altro che prendere atto della decisione della Fondazione Triennale».

Una chiusura che si porta dietro tante voci, qualcuno ha sollevato la questione sicurezza.
«È un’invenzione. Tutto quello che è avvenuto dentro e fuori l’Old Fashion è solo un anticipo di quello che oggi tutti i giorni vive una grande città come Milano. L’Old Fashion era l’unico locale che fin dal 2005 era dotato di metal detector, a maggior ragione dopo gli eventi del Bataclan nel 2015. Avevamo 32 telecamere attive, c’era una grande attenzione».

Cosa perde Milano con la chiusura dell’Old Fashion?
«La città perde un pezzo molto importante della sua storia. Come nomea sono 50 anni che l’Old Fashion è sinonimo di Milano. Il locale risale addirittura al 1933: da quando si è chiamato Piper lo conosco tutti. La storia recente si chiama Old Fashion e Milano senza di noi sarà più povera».

Una chiusura che lascia un vuoto anche per l’intrattenimento dei giovani in città.
«Viene a mancare un modo di intendere il divertimento. Noi partivamo dal presupposto che era meglio divertirsi un po’ meno piuttosto che fare qualcosa in meno sul tema della sicurezza. Al primo posto avevamo la sicurezza, anche se è un costo continuo e ci vogliono tanti soldi. Io mi ricordo che tanti genitori erano contenti quando sapevano che i figli venivano all’Old Fashion».

C’è un momento in particolare che le piace ricordare?
«Un momento importante del locale negli ultimi 30-40 anni è stata la presenza di un personaggio come Marcello Mastroianni alla riapertura nel 1995. Poi abbiamo avuto la Coppa Davis all’Old Fashion, personalmente l’ho tenuta tra le braccia e mi ricordo di quel momento con grande nostalgia».

Qualche rimpianto?
«Il rimpianto maggiore è quello di non essere riuscito ad andare avanti dopo le tante novità che ha portato un periodo come quello del Covid per noi proprietari di locali. Mi lascia l’amaro in bocca che con questa crisi d’identità culturale che, secondo me, pervade i giovani, un locale come il nostro debba chiudere. Sono convinto che ne saremmo usciti vincenti».

State preparando le cose in grande per l’ultima serata?
«In realtà vogliamo sfumare in allegria senza troppa malinconia. Tutta la filosofia della chiusura è stata solo messa in sottofondo, spero che il pubblico renderà unica quest’ultima serata, ma non è stato contemplato qualcosa di speciale».

 

 

LA STORIA

Ha cambiato nome più volte nel corso dei suoi novant’anni, ma l’essenza è sempre stata quella: balera, locale, discoteca. Insomma, musica e divertimento, fin dagli anni ’30 quando viene concepito il Palazzo dell’Arte di Milano che accoglierà la Triennale, un ente espositivo preposto alla promozione in Italia e nel mondo del design italiano. Il primo nome dopo la Seconda Guerra Mondiale è Trianon, punto di riferimento della generazione del rock and roll. Negli anni ’60 il locale del Palazzo diventa il Piper e il 23 giugno 1968 è storia: si esibisce in concerto Jimi Hendrix. Nel 1970 gli spazi vengono ristrutturati e arriva il nome di Old Fashion da un famoso long drink a base di whiskey e soda molto in voga in quegli anni. Negli anni ’90 l’ultima ristrutturazione per il definitivo primo locale “moderno” a Milano a offrire un servizio di ristorante oltre che ben due sale da ballo.

IL FUTURO

Cominardi non si vuole sbilanciare quando gli si chiede del futuro dell’Old Fashion: «Ci stiamo focalizzando sulla chiusura del luogo e sulla restituzione degli spazi in Triennale che deve decidere come meglio impiegarli», racconta Cominardi. L’attenzione del pubblico verso un brand storico è tanta e ci si chiede dove possa riaprire, se a Milano o meno: «Nel futuro vedremo, siamo sempre a sperare nel meglio. Immaginare l’Old che non sia a Milano, dal mio punto di vista, è impossibile. Quando, come e perché e se ci saremo ancora è un processo a divenire. Oggi come oggi non riesco a fare previsioni». Difficile immaginare una nuova realtà già pronta in questo 2024: se ci sarà un nuovo Old Fashion in città probabilmente sarà solamente a partire dal 2025. Cominardi insiste sulle giuste condizioni: «Se non dovessi trovare qualcosa di adatto, non farò nulla», spiega il proprietario. Nuovo Old Fashion sì, ma non a tutti i costi.

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