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22. 04. 2024 18:35

Politecnico di Milano, striscioni per il cessate il fuoco e contro alcune collaborazioni

Il collettivo Kasciavìt, insieme a Cs Casaloca e Csa Baraonda, ha appeso degli striscioni

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Nuova protesta al Politecnico di Milano. Il collettivo Kasciavìt, insieme a Cs Casaloca e Csa Baraonda, ha appeso degli striscioni per il cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza e contro le collaborazioni di alcune aziende con le università italiane. La protesta è stata accompagnata da un comunicato in cui sono state spiegate le motivazioni.

Politecnico di Milano, la protesta

«Dopo sessanta giorni di brutale attacco portato avanti da Israele nei confronti del popolo Gazawo, l’aggressione continua con inaudita violenza, in spregio a leggi internazionali e diritto umanitario, e non accenna a smettere. Da due mesi le offensive israeliane stanno bersagliando e distruggendo scuole, ospedali, abitazioni e negozi. Le vittime civili sono oltre 20.000, di cui più di 8.000 sono bambinə».

«L’offensiva, camuffata come guerra al terrorismo, sta intensificando il genocidio del popolo palestinese; il tacito assenso della stragrande maggioranza dei governi e delle istituzioni occidentali ci trova indignatə, ma non sorpresə. Mentre i governi si lanciano in proclamazioni di solidarietà e alleanza con Israele, sono ormai settimane che le piazze, i popoli e le minoranze nel mondo lanciano un segnale chiaro e diretto: “Cease fire now”, ponendosi al fianco del popolo palestinese oppresso e martoriato», si legge.

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Politecnico di Milano, le richieste

«È sempre più urgente che vengano fermati i bombardamenti e l’invasione via terra nella striscia di Gaza. Ormai gli sfollati interni sono più di un milione, stretti in meno della metà di un’area che già prima della guerra aveva una delle densità di popolazione maggiori al mondo; i feriti non possono essere curati, e si stanno diffondendo sempre più malattie e infezioni».

«Dopo la mistificazione portata avanti dalla stampa internazionale e la giustificazione di ogni nefandezza compiuta da Israele, cominciano a delinearsi i reali motivi per cui l’Occidente si schiera a favore dello stato genocida e di apartheid: come sempre la guerra è un’ottima fonte di profitto, soprattutto per chi lucra vendendo macchine di morte», fanno sapere dal Collettivo.

Politecnico di Milano, la protesta

«L’Italia in tutto questo gioca la sua parte. Leonardo SPA, azienda controllata dal Ministero dell’Economia e della Finanza e definita come vera e propria “eccellenza italiana”, sta attivamente contribuendo agli omicidi di massa in corso in tutta la Palestina, fornendo elicotteri da guerra, velivoli d’attacco e strumentazione tecnologica all’esercito israeliano».

«Lo sforzo necessario alla progettazione di questi sistemi d’arma non coinvolge solo i dipendenti di Leonardo: il gruppo ha infatti attive numerose collaborazioni nei principali atenei italiani, in particolare con il Politecnico di Milano (prevalentemente riguardo il progetto Global Combat Air Program). Tramite progetti di tesi, dottorati e laboratori condivisi, la settima azienda al mondo nel settore degli armamenti sfrutta studentə e università pubbliche per aumentare il fatturato, a discapito di chi quelle “eccellenze italiane” se le vedrà cadere in testa a Gaza e in West Bank».

Politecnico di Milano, non solo Israele

«Vogliamo porre fine a tutto questo. L’Università è un luogo di pensiero e cultura, non il reparto Ricerca & Sviluppo di questi mercanti di morte. Oltre a Leonardo, esiste un’altra gigantesca azienda statale che sta per arricchirsi dalla crisi in corso. Stiamo parlando di ENI, anch’essa accreditata presso tutte le università italiane: una delle 6 aziende a cui Israele ha rilasciato concessioni triennali (rinnovabili a 7 anni) per la ricerca di gas naturale nei giacimenti del Mediterraneo».

«Nel febbraio 2022 Eni ed Università Milano-Bicocca hanno firmato un accordo di cinque anni nell’ambito della ricerca nel campo della transizione energetica: una strategia fondamentale, si legge sul comunicato appositamente redatto dal polo universitario, “per dare avvio a progetti di ricerca che possano contribuire all’innovazione e al progresso della società”. La dinamica di questo progresso ci è chiara: lo stato israeliano stermina la popolazione palestinese, finanziando questo processo con le risorse che le espropria. Al contempo, l’occidente lucra con l’estrattivismo fossile e la vendita di armi, sviluppando le tecnologie necessarie proprio nei laboratori universitari», termina la nota degli studenti del Politecnico di Milano.

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