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23. 04. 2024 12:27

Sanremo 2023, seconda serata da 1 a 10: serata lenta, ma Fedez rimescola le carte (e solo oggi lo capiremo). Di Fagnani la frase più bella di tutte

Il rap dalla nave si porterà dietro strascichi “già scritti”, doveroso e ficcante il dialogo sull’assenza di libertà per le donne iraniane. E Morandi…

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Ripercorriamo la seconda serata di Sanremo 2023 attraverso i nostri giudizi: un mercoledì meno scoppiettante dell’esordio, ma con canzoni migliori, momenti ugualmente segnanti e un Gianni Morandi in grandissima forma.

Sanremo 2023, le pagelle della seconda serata

1 al ritmo della serata
Rischio addormentamento, pur nella linearità del racconto. Non c’è stato un “momento Blanco” (il “momento Fedez” non ha svoltato la serata nello stesso modo) e la parte finale si è trascinata oltremodo. Si poteva chiudere prima, forse.

2 a chi non capisce che Angelo Duro è il meno retorico di tutti
Le dice male, ruvide, a tratti “immorali”. Ma non dice cazzate, ecco. Angelo Duro a Sanremo 2023 scoperchia vizi e virtù (vizi, più che altro) degli italiani. Perfino l’Ariston, che non risparmia fischi appena si esce dal seminato, non è scrosciante di applausi ma di certo non lo boccia. Poi leggi i social e si torna a grondare di retorica.

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3 all’apporto del palco esterno
Al netto degli artisti protagonisti del Suzuki Stage, è proprio la situazione del palco esterno che continua ad essere eccessivamente slegata dal contesto. Non è il PalaRock, tanto per intenderci.

4 all’esibizione dei Black Eyed Peas
Qualche tempo fa qualcuno li definì bolliti. Non lo sono, ma non sono nemmeno più quelli che con Fergie infuocavano i primi anni Duemila. Diciamo che all’Ariston abbiamo vissuto momenti “da discoteca” migliori.

5 all’esibizione di Giorgia
L’Ariston l’acclama, lei forse si emoziona, la canzone non è fra le sue migliori. Alla fine, insomma, anche l’esibizione ne risente. Fenomenologia della voce più bella che abbiamo e di come si fatichi a valorizzarla per quello che indubbiamente merita.

6 allo speech Fedez responsibly
Momento di rottura prevedibile, che oggi senz’altro occuperà buona parte delle cronache post serata. Un po’ ritrita l’ossessione biunivoca con il Codacons, giusta la presa di responsabilità che “scagiona” la Rai da ogni possibile accusa.

7 al trio degli immortali
Morandi, Ranieri, Albano. Un mix che fa tanto Italia, quella comfort zone che ogni tanto ci serve per risentirci a “casa”. Efficace l’idea della challenge fra brani iconici, un po’ meno quella delle quattro torte da vent’anni per Albano…

sanremo 2023

8 a Drusilla Foer e Pegah Moshir Pour
Un dialogo tanto semplice quanto efficace che forse, una volta per tutte, ha fatto capire quanto pericolosa sia la mancanza di libertà per le donne dell’Iran. Toccante. Impeccabile.

9 ancora a Gianni Morandi
Ci aveva salutato martedì sera, scopa in mano. Lo abbiamo ritrovato ieri con la scopa che ormai è simbolo di questo Festival e attorno a cui è riuscito a costruire una delle tante gag estemporanee che lo confermano spalla saggia e incredibilmente performante per Amadeus.

10 a quella frase di Francesca Fagnani
In un monologo particolarmente coerente e centrato su un tema spesso poco affrontato come quello delle persone detenute nelle carceri, Francesca Fagnani recita la frase che spiega un Paese: «Lo Stato dovrebbe essere più attraente dell’illegalità». Nulla da aggiungere.

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