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13. 06. 2024 02:26

Università, Milano da record: è la prima città italiana per numero di iscritti

Una riflessione territoriale necessaria per non stupirsi davanti a fenomeni come la protesta con le tende

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Milano colleziona un altro primato: è la prima città italiana per numero di studenti iscritti nelle varie università. A rivelarlo sono i ricercatori dell’osservatorio Mheo (Milan Higher Education Observatory), che pubblicano il primo rapporto sul sistema di istruzione terziaria nel capoluogo meneghino e, più in generale, in Lombardia.

Università a Milano e in Lombardia: i dati

Sono 65 le istituzioni in tutto in Lombardia, «stesse dimensioni del Portogallo». Inoltre ci sono 15 università, 26 Afam, dall’accademia di Brera al Conservatorio, e 24 Its academy. E Milano è quella che più spicca in tutto questo contesto. È lei la prima città italiana per numero di studenti universitari. E quanti sono in tutto? Ben 211mila.

Matteo Turri, professore di economia aziendale alla Statale e responsabile scientifico dell’osservatorio, osserva: «Questa riflessione territoriale è necessaria altrimenti poi ci stupiamo davanti a fenomeni come la protesta con le tende», riferendosi alla protesta della giovane studentessa del Politecnico di Milano Ilaria Lamera. Protesta che poi si è diffusa in tutta Italia.

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Secondo quanto emerge dai dati contenuti nel rapporto, il 30% degli universitari è fuori Regione. L’11% è straniero. E «negli Afam sono ancora più alti, gli studenti internazionali sono il 25%, soltanto dalla Cina abbiamo 1800 iscritti, possiamo costruire ponti con questi Paesi», continua il professore. «Mheo ha l’ambizione di diventare luogo di confronto e discussione», aggiunge.

festivalunicatt, Università Cattolica
Università Cattolica di Milano

Università: dai corsi a numero chiuso a quelle telematiche

L’esperto si sofferma poi su un altro dato importante: quello delle università a numero chiuso. I corsi di laurea che fanno una selezione “in ingresso” sono ormai oggi la maggioranza. E ciò è visto da alcuni come un bene, da altri come un male.

«Soltanto un corso di studio su quattro è ad accesso libero. Le università mettono un tetto agli ingressi perché mancano infrastrutture, questo significa da un lato poter selezionare gli studenti ma c’è il rischio di non accogliere una potenziale domanda, in un sistema così grande e articolato», spiega Turri.

Infine un’altra considerazione importante che emerge dal rapporto riguarda le università telematiche che, anno dopo anno, sono in continua crescita. «Il Covid è stato un acceleratore», afferma infine il docente.

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