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18. 05. 2022 07:56

Lukaku addio, ultimo simbolo della caduta verticale di Suning

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I progetti in grande di Suning sono finiti da tempo, ben prima della cessione di Romelu Lukaku. Da quando il governo cinese, di cui la famiglia Zhang fa parte, ha deciso che il calcio non interessa più come un tempo. Di più: è un disturbo, un ammennicolo che intralcia la vera rinascita post-Covid del Paese. Di qui il fallimento del Jiangsu FC, che con l’Inter condivideva la proprietà e lo stop a qualsiasi tipo di investimento per la società nerazzurra, a cui mancano ancora parecchi soldi di contratti firmati in Asia con alcuni regional sponsor, mai rispettati.

La cessione al Chelsea del belga, ormai probabilissima, è quasi una logica conseguenza. I dirigenti dicono no, perché è facile rendersi conto della situazione: il belga non è sostituibile, non ci sono giocatori in vendita che possono fornire lo stesso livello di prestazioni, di leadership. L’unico centravanti di valore simile in vendita è Harry Kane, che il Tottenham potrebbe cedere al Manchester City per cifre ancora maggiori rispetto ai 130 milioni che i londinesi stanno per mettere sul piatto dell’Inter (più una quindicina, bonus compresi, per lo stipendio annuo netto del centravanti).

Lukaku, la scelta di Steven Zhang

A decidere, però, è Steven Zhang e fa altri ragionamenti. Ha chiesto al management un attivo di 100 milioni sul mercato, cifra alla quale si poteva derogare parzialmente, ma che resta lontana con i “soli” 68 raggranellati dal Paris Saint-Germain per Hakimi. Davanti al possibile bottino in aggiunta, che verrà reinvestito presumibilmente solo in parte per rafforzare la rosa, l’obiettivo sportivo decade. Non siamo di fronte ai Moratti di turno: per Suning il club è un’azienda, che a maggior ragione nelle difficoltà economiche post-pandemiche (aumentate dalle direttive dell’esecutivo di Pechino) non rifiuta una montagna di denaro così.

Lukaku ha capito che non c’è progetto. Non voleva ammetterlo perché a Milano sta bene e in Inghilterra lo è stato meno, ma è stato convinto dal suo entourage. Più guadagno, più prospettiva di vincere, la possibilità di prendersi una rivincita sulla Premier che lo ha quasi costretto a cercare fortuna altrove. Sono tutti stimoli complicati da trovare in un’Inter senza più Conte, Hakimi, che per cercare un sostituto al marocchino è da settimane al tavolo con il Cagliari a contare i centesimi di un prestito oneroso a due milioni di Nandez.

Nella testa di Lukaku rimbombano i fatti del recente passato. Un mercato in entrata quasi fermo da tre sessioni, gli stipendi pagati in enorme ritardo, la richiesta (respinta) di rinunciare a due mensilità, i sette mesi di Steven Zhang lontani da Milano per poi presentarsi ad alzare il trofeo dello scudetto, la mancata vendita a Bc Partners compensata in parte con un prestito di Oaktree che andrà appianato (interessi compresi) in tre anni, gli addii già citati di Hakimi e Conte, la cessione delle quote di Suning.com che ha fatto perdere a Jindong Zhang la maggioranza dell’azienda.

Fatti incontestabili. Davanti ai quali il Chelsea, campione d’Europa e sottoinsieme di una Lega che non ha subito la pandemia quanto le altre realtà continentali, sembra la controfuga dal possibile incubo di altri anni senza trofei in bacheca. A 28 anni lo scudetto è stata la prima affermazione importante di Lukaku. Il gigante, adesso, vuole una carriera all’altezza del suo peso specifico.

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