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27. 05. 2022 05:10

Profughi afgani nei Covid Hotel di Milano: parte l’iniziativa “Una stanza per una donna afgana”

Tra le persone arrivate anche otto bambini e una donna incinta al settimo mese

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Sono arrivati i primi profughi afgani nei covid hotel di Milano, grazie all’impegno della Fondazione Veronesi. L’ente, infatti, ha coordinato l’arrivo in Italia delle otto donne e dei rispettivi familiari (34 persone in tutto) che lavoravano al centro ginecologico di Herat: «Sono molto spaventate, stanche, preoccupate per i familiari che hanno dovuto lasciare in Afghanistan. Si domandano come sarà il loro futuro qui in Italia, a Milano, in un Paese nuovo, dove sono arrivate solo con gli abiti che avevano addosso, perché hanno dovuto lasciare anche la valigia all’aeroporto di Kabul da dove sono partite». Le parole di Monica Ramaioli, direttore generale della Fondazione Umberto Veronesi,  riportate da Repubblica, fanno capire come l’impegno sia stato fulmineo e massacrante sotto molteplici aspetti. 

Profughi afgani nei Covid Hotel di Milano, via alla solidarietà 

L’arrivo dei profughi afgani nei Covid Hotel di Milano ha fatto partire anche la catena della solidarietà. In regione, in totale, arriveranno 160 profughi. Oltre i 34 della Fondazione Veronesi, 20 sono stati presi in carico dai Fratelli di San Francesco e circa 100 sono destinati alla caserma militare di Edolo, nel bresciano. La cooperativa Melograno, invece, ha proposto una sorta di adozione in casa attraverso una rete di famiglie solidali. Lo slogan utilizzato è molto efficace: «Una stanza per una donna afgana». Certamente, al momento, ci sono una serie di problemi molto pratici, come l’acquisto di vestiti, saponi per l’igiene personale e materiale per i bambini. E poi il diritto alla scuola dei più piccoli, l’insegnamento dell’italiano anche per gli adulti e molto altro. 

Una bimba nascerà alla clinica Mangiagalli

Tra le profughe già arrivate c’è anche una donna incinta al settimo mese. La quale ha già avuto la possibilità di poter essere visitata alla clinica Mangiagalli. «Sono tante persone diverse ognuna con la sua storia, ognuna con le sue esigenze – racconta Monica Rabaioli . Soprattutto i bambini sono un po’ frastornati dal viaggio sull’aereo militare, poi dalle procedure di identificazione, infine dal viaggio in pullman fino a Milano. Adesso in albergo confidiamo che si possano riprendere in fretta. Hanno avuto una accoglienza molto calda e hanno trovato molte persone che sono lì per aiutarle. Questo le ha rassicurate, ora devono riposare».

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