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21. 01. 2022 00:44

Rider di Milano, scatta la prima condanna per caporalato: oltre 400mila euro di risarcimenti

Dal tribunale di Milano richiesti 440 mila euro di risarcimento ai fattorini e alla Cgil

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Arriva oggi la prima condanna del tribunale per il caso rider di Milano che ha visto sotto accusa negli scorsi mesi la filiale italiana del colosso americano Uber Eats. Giuseppe Moltini, titolare dell’agenzia dell’agenzia di intermediazione del lavoro FlashRoad City-Frc., è stato condannato per caporalato.

Inizierà invece lunedì con rito ordinario il processo a Gloria Bresciani, manager al momento sospesa di Uber. La corte ha inoltre richiesto il risarcimento, a carico dell’azienda, dei 44 rider che si erano costituiti parte civile.

Ai rider di Milano un risarcimento di 10 mila euro a testa

Tra i ciclofattorini che si sono costituiti parte civile al processo migranti da Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh, richiedenti asilo e dimoranti in centri di accoglienza straordinaria, che venivano pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla distanza da percorrere, dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria. I rider venivano inoltre derubati delle mance lasciate dai clienti e in caso di assenze lavorative venivano sanzionati attraverso la sospensione dei pagamenti.

Condizioni di lavoro denigranti rese “accettabili” dalle delicate e particolari condizioni dei lavoratori e che hanno portato al processo con rito abbreviato. Nel maggio del 2020 il Tribunale aveva disposto un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, ovvero il commissariamento. Questa mattina la giudice Teresa De Pascale ha condannato a 3 anni e 8 mesi Giuseppe Moltini, uno degli indagati nell’inchiesta sui rapporti tra Uber e la società milanese di pony express FlashRoad City-Frc, rapporti non chiari a livello contrattuale ma evidenti di fronte al via vai di panini di McDonald’s sulla piattaforma digitale Uber Eats.

Anche per la manager italiana Gloria Bresciani le l’accusa è di caporalato. Il commissariamento della filiale italiana di Uber è stato revocato a marzo dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano, presieduto da Fabio Roia, dopo il riconoscimento del percorso «virtuoso» intrapreso dalla società a seguito dell’indagine.

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