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07. 12. 2022 12:15

Faida trapper, Simba La Rue: «L’aggressione a Baby Touché era una roba mediatica»

Il 20enne italo tunisino ha risposto alle domande del gip: «Ciò che è successo è assurdo»

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«Mi sono reso conto dell’assurdità di tutto quello che è successo, che non giova a nessuno». Si è chiuso con una sorta di ripensamento l’interrogatorio di garanzia di Simba La Rue, al secolo Mohamed Lamine Saida, trapper di 20 anni con centinaia di migliaia di follower, accoltellato lo scorso 15 giugno a Treviolo, in provincia di Bergamo, e da poco uscito dall’ospedale.

Simba La Rue e l’aggressione in porta Venezia

Il giovane figura tra le nove persone arrestate venerdì scorso, nell’ambito di una inchiesta coordinata dal pm Francesca Crupi su una faida tra due gruppi rivali di trapper. L’italo tunisino, in circa un’ora e mezza, ha risposto alle domande del gip Guido Salvini. Ha ammesso di aver partecipato all’aggressione del marzo scorso in porta Venezia a Milano avvenuta come risposta a un’altra aggressione violenta subita da un suo amico a Padova due mesi prima, ma ha respinto l’addebito della rapina.

La faida con Baby Touché

Difeso da Chiara Guzzon e Niccolò Vecchioni, Simba La Rue, sulla scia di quanto hanno dichiarato ieri i suoi amici, ha ammesso la colluttazione con il rapper padovano ‘rivale’ Baby Touché, lo scorso 9 giugno in via Boifava, ma ha negato di averlo caricato contro la sua volontà in macchina per rapirlo. Anche lui, ha spiegato di aver concordato con Baby Touché la pubblicazione del video con gli insulti. «Era tutta una cosa mediatica – ha affermato -. Abbiamo anche programmato di fare uscire una canzone insieme».

cittadella della giustizia

Provocazioni e offese

Il ventenne, che si è presentato dal gip Salvini con le stampelle per via della profonda ferita alla gamba destra vicino all’inguine, ha spiegato che la faida è cominciata lo scorso febbraio, dopo che Baby Touché ha postato sui social «provocazioni e messaggi offensivi» e un video in cui era stato ripreso in corso Como con la fidanzata nell’istante in cui era stato preso a sassate da alcuni ragazzi.

«Rischio di perdere la gamba»

«Da lì è iniziato tutto – ha proseguito Simba La Rue – ci sono stati vari dissidi sui social», e umiliazioni che sono sfociati in violente aggressioni, accoltellamenti, come quello a Treviolo su cui indaga la Procura di Bergamo che lo ha fatto finire in ospedale due volte e in sala operatoria per un primo «intervento all’arteria femorale» a cui ne seguirà un altro già stato programmato a Monza. «Rischio di perdere la gamba», ha aggiunto spiegando di avere ancora «diversi dolori in varie parti del corpo».

La richiesta di domiciliari

Quello che Simba La Rue ha descritto nell’interrogatorio è una catena di violenze per cui, quando è uscito dall’ospedale la prima volta, si è procurato una pistola «con qualche proiettile dagli zingari (…) per paura di nuove aggressioni. Ho fatto una grande cavolata, è stata la prima e ultima pistola che ho preso». I legali del trapper hanno presentato istanza di scarcerazione e concessione dei domiciliari a casa del padre.

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