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20. 06. 2024 04:08

Zakaria Atqauoi «si era nascosto nell’armadio per uccidere Sofia nel sonno»: le ultime novità

Sofia aveva trascorso quella sua ultima serata con le amiche in discoteca

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Emergono altri dettagli sul tragico femminicidio di Sofia Castelli, la giovane di Cologno Monzese uccisa nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 luglio 2023: a confessare l’omicidio, alle prime ore dell’alba, era stato l’ex fidanzato Zakaria Atqauoi, 23enne italo-marocchino. Ora il ragazzo è in custodia, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Stando a quanto si apprende, al killer potrebbe anche essere contestato l’aggravante della premeditazione.

Zakaria Atqauoi e l’uccisione di Sofia: cosa sappiamo

Zakaria Atqauoi al momento risulta accusato di omicidio. A questo reato potrebbe aggiungersi anche la premeditazione. Il motivo è presto detto. Secondo le ultime informazioni, sembra che l’ex fidanzato di Sofia Castelli, quella notte, si sia nascosto in un armadio nell’appartamento di corso Roma dove la ragazza viveva con la sua famiglia.

Pare che il 23enne fosse a conoscenza dell’assenza dei genitori di lei, che in quel periodo erano in ferie lontano da casa. Avrebbe così rubato le chiavi di casa, sarebbe entrato mentre Sofia era assente per una serata in discoteca con le amiche e si sarebbe nascosto in un armadio in attesa del suo arrivo. Forse, rivelano le indiscrezioni, il killer era convinto di sorprenderla in compagnia di un ragazzo.

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Una volta rientrata a casa, la giovane si sarebbe messa a letto, da sola e si sarebbe addormentata. In quel momento egli avrebbe deciso di prendere un coltello dalla cucina per assassinarla nel sonno. A fornire maggiori dettagli sulla causa della morte sarà l’autopsia che verrà presto fatta sul cadavere della 20enne di Cologno Monzese, Comune alle porte di Milano.

Nel frattempo l’arma usata da Zakaria Atqauoi è stata sequestrata. Gli investigatori hanno recuperato il cellulare di Sofia che ora stanno analizzando. Non c’è traccia invece di quello del ragazzo. Inoltre gli inquirenti stanno recuperando e visionando anche le immagini delle telecamere di sorveglianza, che potrebbero confermare (o smentire) la versione fornita dal 23enne.

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