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Milano
17. 06. 2021 23:08

Andrà tutto bene, speriamo. Milano in bilico tra responsabilità e non curanza: possibile sia ancora così?

L’emergenza regala fragilità. E con la fragilità scatta ogni meccanismo di autodifesa che, spesso, disinnesca quelli più sani di razionalità. E responsabilità. Mors tua, vita mea. Estremizzando, è proprio così.

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Andrà tutto bene. Lo canta Levante, lo vive l’Italia, lo scrive Milano. Dove? Sui pali della luce, sulle cassette della posta, sulle vetrine dei negozi e alle fermate dei mezzi pubblici. Andrà tutto bene. Che è l’augurio che ognuno fa, a se stesso e agli altri, nei momenti di maggiore difficoltà. Ma nulla, men che meno in questo caso, può essere minimamente lasciato al fato.

 

 

E allora, sì, andrà tutto bene se i mercati rionali si stoppano, se le code davanti ai supermercati spariscono, se i ritrovi in compagnia si rinviano. A Milano in tanti l’hanno capito, ma non tutti. In viale Papiniano si è svolto regolarmente il mercato del martedì e siamo certi si svolga oggi quello in viale Giovanni da Cermenate. Sicuramente se ne svolgeranno ancora molti altri.

Mors tua, vita mea. Per non parlare della coda all’esterno del supermercato di piazza Portello di martedì sera, documentata sui nostri canali social, che rappresenta ancora una goccia nel mare del timore di morire di fame. Morire (o rischiare che succeda) di coronavirus sì, morire di fame no. Tutti sanno che i supermercati restano aperti, che in tanti lo saranno addirittura senza sosta, 24 ore su 24, ma sembra non bastare lo stesso. Perché una coda oggi, ti allunga la vita domani. Sembra incredibile.

Tutto sommato, non dovremmo nemmeno stupircene così tanto: l’emergenza regala fragilità. E con la fragilità scatta ogni meccanismo di autodifesa che, spesso, disinnesca quelli più sani di razionalità. E responsabilità. Mors tua, vita mea. Estremizzando, è proprio così.

Quanti errori, là in alto. Certo, le istituzioni ci hanno messo del loro. Ad ogni livello. Dalla necessità di non farsi affossare dall’emergenza, perché Milano non poteva permetterselo, alla richiesta di non esasperare le misure in Lombardia (parola di Confindustria). Fino ad un governo centrale che, prima di prendere misure all’altezza, ha dovuto guardare in faccia l’emergenza, prendere coscienza di un sistema sanitario al collasso, figlio di ripetuti tagli che ora si sentono. Tutti.

E ancora oggi siamo qui, a tenere in vita alcuni settori del commercio che preferiscono svernare in una lenta agonia piuttosto che far calare il sipario in attesa di ripartire tutti insieme. Certo, ci sono spese e stipendi da pagare. Conti da chiudere alla fine di ogni mese. E decreti che permettono comunque di aggirare il buonsenso. Ancora qui, una volta, pochi aiuti effettivi da Roma. Resta da capire – forse superficialmente, ignorantemente, filosoficamente – cosa ci sia di più importante della vita. Speriamo che andrà tutto bene.

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