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21. 04. 2021 07:28

Candy finisce in mano ai cinesi. La Fiom: «Grande preoccupazione»

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Non c’è neppure il tempo per farsi una ragione dell’arrivo dei cinesi, comunicato dalla proprietà venerdì scorso, che già occorre fare i conti con il futuro della Candy. La storica fabbrica di elettrodomestici si trova ad affrontare un passaggio storico molto delicato che potrebbe comportare cambiamenti radicali, non tutti positivi: Angela Mondellini, segretario generale della Fiom Monza-Brianza, illustra a Mi-Tomorrow le paure e le speranze di questo momento.

Alla riapertura dei cancelli c’è stata subito un’assemblea dei lavoratori: com’è andata?

«E’ emersa una grande preoccupazione, ce l’aspettavamo».

Com’è al momento la situazione dell’occupazione?

«Da 2013 la Candy è in stato di crisi, noi abbiamo fatto un’intesa con la vecchia proprietà sugli esuberi che speriamo venga rispettata anche dalla nuova».

Quanti sono i lavoratori impiegati?

«Lo stabilimento conta mille dipendenti, di questi 500 sono addetti alla produzione e sono in casa integrazione straordinaria, lavorano 24 ore alla settimana».

E gli altri cinquecento?

«Sono impiegati negli uffici, sono la parte amministrativa dell’azienda».

Anche loro in casa integrazione?

«No».

Esiste il rischio che i cinesi vogliano delocalizzare?

«Questo rischio c’è sempre, noi ci aspettiamo che la nuova proprietà confermi che la sede resta in Italia».

Vi aspettavate questa cessione?

«No, anche se avevamo capito che nell’aria c’erano ipotesi di questo tipo. Avevamo visto una delegazione dei cinesi ma non sapevamo molto, poi ci hanno spiegato che il riserbo era dovuto all’esigenza di non condizionare la borsa cinese».

Perché un’azienda storica e in grande espansione come la Candy non riesce più a stare sul mercato?

«Non direi che non riesce a stare sul mercato, la Candy ha realizzato grandi aumenti di fatturato, ha prodotto utili. C’è una tendenza che riguarda tutti i settori: con la competizione globale è sempre crescente la necessità di reperire nuovi capitali, effettuare nuovi investimenti, per cui si arriva a dovere lasciare a chi può realizzarli. I casi sono tanti, basti pensare alla Indesit, ad ogni modo credo che alla base di questa decisione ci sia una ragione di carattere familiare».

Quale?

«I Fumagalli, gli ex proprietari, hanno fatto una scelta generazionale: non volevano continuare questo impegno che ha contraddistinto la loro famiglia».

E’ venuta meno la vocazione di famiglia?

«Diciamo di sì».

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

«Giovedì abbiamo un incontro con la direzione della Candy per valutare il rispetto degli accordi sugli orari, chiederemo garanzie anche se il nostro obiettivo adesso è che sia la nuova proprietà ad assumere gli impegni. Poi vogliamo andare al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico».

Una storia tutta lombarda
La prima lavatrice esposta alla Fiera di Milano nel ‘46

La Candy è un’azienda produttrice di elettrodomestici fondata nel 1945 a Monza ma con sede a Brugherio dall’imprenditore Niso Fumagalli e poi gestita dai suoi figli Enzo, Eden e Peppino. La produzione inizia con la costruzione della prima lavatrice che viene presentata al pubblico alla Fiera di Milano del 1946. Nel 1966 inizia la produzione della prima lavastoviglie, negli anni 70 vengono prodotte le prime cucine e i primi frigoriferi. Negli anni ‘80 arrivano i primi forni a microonde. Negli anni 2000 Candy esporta in 111 paesi: sono gli anni delle acquisizioni in Cina, Turchia e Finlandia e persino nel Regno Unito. Nonostante la società possieda 47 filiali sparse in tutto il mondo la sede della ricerca e dello sviluppo rimane in Italia, a Brugherio. I tempi, tuttavia, stanno cambiando, la società che ha conquistato fama anche nello sport con la sponsorizzazione in Formula 1 della Tyrrel e della Toleman e nel calcio del Liverpool, deve cedere il 100% al gruppo cinese Haier.

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