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07. 08. 2020 05:02

Banco di prova. Da oggi scuole riaperte per l’inedita Maturità ai tempi del Covid

Il coronavirus ha stravolto tutto, colpendo anche e soprattutto il mondo della scuola, con istituti chiusi, banchi vuoti e videolezioni a caratterizzare gli ultimi quattro mesi di uno strano e difficile anno, destinato a passare alla storia

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Si parte, nonostante tutto. Semaforo verde per l’esame di Maturità più complesso degli ultimi decenni.

 

Da oggi scuole riaperte per l’inedita Maturità ai tempi del Covid

Format inedito. Inevitabile che a essere stravolto fosse anche l’esame di Maturità. Del pre Covid-19 resta giusto la data di partenza, fissata oggi, 17 giugno; per il resto, è una landa semi inesplorata. Studenti dell’ultimo anno tutti ammessi alla maturità, anche con insufficienze, salvo in caso di gravi sanzioni disciplinari o non frequenza della prima parte dell’anno scolastico. L’esame sarà in presenza (online solo in casi eccezionali).

Struttura. Niente prove scritte, ma solo un colloquio orale della durata massima di un’ora. I maturandi partiranno da un elaborato, concordato nei giorni scorsi con i docenti, sulle materie d’indirizzo. Spazio, poi, alla discussione di un testo di lingua e letteratura italiana del quinto anno e su materiali preparati dalla commissione in sostituzione delle famigerate “buste” dello scorso anno. Infine, lo studente illustrerà le conoscenze di cittadinanza e Costituzione, con possibili collegamenti all’epidemia da Covid-19, come auspicato dalla ministra Azzolina, e le esperienze di alternanza scuola-lavoro. La prova verrà valutata con un massimo di 40 punti su 100, che andranno a integrare i 60 crediti d’ammissione.

Sicurezza. Prova per i ragazzi, prova per le scuole. Sul fronte delle misure di prevenzione e contenimento del virus, dovranno esserci almeno due metri tra studente e commissione: la distanza permetterà al maturando di abbassare la mascherina, obbligatoria per tutti, durante l’orale. Ieri è stata sorteggiata dalle commissioni la lettera alfabetica da cui si partirà per gli orali, comunicati dalle scuole sul proprio sito e via registro elettronico. Il candidato dovrà presentarsi solo un quarto d’ora prima dell’orario di convocazione previsto, con al massimo un accompagnatore, e dovrà lasciare l’edificio subito dopo la fine della prova.

Salute. Niente rilevazione della temperatura corporea all’ingresso, ma un’autodichiarazione che attesti assenza di sintomatologia respiratoria o di febbre superiore a 37.5°C, di non essere stati in quarantena, in isolamento domiciliare o a contatto con persone positive negli ultimi 14 giorni. In caso di malattia, quarantena o contatti con positivi, il candidato non si deve presentare all’esame, ma produrre una certificazione medica che consenta alla commissione di programmare una sessione di recupero.

Anteprima di rentrée. Non servono guanti, ma l’istituto deve rendere disponibili prodotti igienizzanti per i candidati e il personale della scuola, in più punti della struttura e, in particolare, per l’accesso al locale destinato allo svolgimento della prova d’esame, che dovrà essere sufficientemente ampio da consentire il necessario distanziamento e dotato di finestre per favorire il ricambio d’aria. Ancora: percorsi dedicati d’ingresso e uscita dalla scuola per prevenire il rischio di interferenza tra i diversi flussi. Insomma, un bel banco di prova per il sistema scuola, in vista della complessa e ancora incerta ripresa di settembre. Una bella prova, giochi di parole a parte, anche per gli stessi ragazzi: comunque vada, si uscirà più maturi.

Maturità 2020:  le linee guida dell’esame di Stato

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Domenico Squillace, Liceo Volta: «Il vero problema sarà a settembre»

A tu per tu con Domenico Squillace, preside del Liceo scientifico Volta, che a fine febbraio ha dedicato una lettera ai suoi studenti in cui, rievocando la peste manzoniana, li invitava a contrastare «l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile», affidandosi alla medicina per preservare «il nostro tessuto sociale, la nostra umanità».

Domenico Squillace
Domenico Squillace

Come si arriva a questa strana Maturità 2020?
«Con un po’ di stanchezza, indubbiamente, perché sono stati mesi faticosi, da tanti punti di vista, ma questo non è un problema: abbiamo capito tutti come sarà l’esame di Stato e siamo pronti ad affrontarlo. Il vero timore è per la ripresa di settembre per quella che sarà la situazione generale e, nello specifico, la situazione della scuola».

Siamo ancora in alto mare…
«Vorremmo avere indicazioni più precise e ragionevoli. Ok ridurre la durata delle ore, bene approntare regole per ridurre il più possibile il rischio di contagio e garantire il distanziamento, ma va fatto con raziocinio. Serve, in generale, un grande piano per il sistema scuola, che non può prescindere dall’inserimento in organico di nuovi docenti».

Per quanto riguarda la didattica a distanza?
«La didattica vera presuppone rapporto diretto, presenza fisica, incrocio di sguardi, scambio di emozioni. La didattica a distanza va bene per l’emergenza, ma pone seri problemi nel lungo periodo perché non è democratica: discrimina tra gli studenti, ci sono problemi di infrastrutture e dispositivi. La scuola pubblica italiana deve essere democratica».

Maturità promossa?
«La situazione era d’emergenza. Si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso: forse c’è un po’ troppa carne al fuoco all’orale. Si poteva lasciar valutare con più calma ai consigli di classe delle quinte il da farsi: in un liceo scientifico, di fronte a un tema come la pandemia, si sarebbero potuti fare cose straordinarie, coinvolgendo tutte le materie, per far lavorare i ragazzi a un approfondimento legato all’attualità».

Roberto Garroni, Liceo Virgilio: «Sarebbe stato meglio fare tutto online»

 A colloquio con Roberto Garroni, preside del Virgilio, con i suoi oltre 1.800 studenti il più grande liceo di Milano e hinterland, reduce da 78 scrutini in 6 giorni per chiudere un travagliato anno scolastico. «La compressione della scadenze c’è tutti gli anni – spiega il dirigente a Mi-Tomorrow -. Quest’anno abbiamo fatto tutto online e si sono ottimizzati un po’i tempi, ma è stato piuttosto faticoso perché c’era chi non sentiva bene, l’audio a volte cadeva, eccetera: insomma, tutte le criticità con cui abbiamo fatto i conti in questi mesi a distanza».

La convince la formula scelta per la Maturità 2020?
«È una Maturità semplificata in cui hanno cercato di inserire all’orale elementi delle prove scritte: l’elaborato è a metà strada tra la tesina di prima e uno scritto di 2° prova. Analogamente, il fatto che parte dell’orale sarà su un testo di lingua e letteratura italiana ricalca un po’ l’analisi del testo, una delle tipologie essenziali del tema».

Bene aver puntato sulla presenza fisica per l’esame di Stato?
«Sì e no».

In che senso?
«Si sarebbero dovute prevedere, a mio avviso, soluzioni differenziale in base alle situazioni dei singoli territori. In Italia la situazione è a macchia di leopardo: in tre quarti del Paese gli indici di contagio sono bassi e alcune realtà sono state appena sfiorate dal coronavirus. Sicuramente per i ragazzi la presenza fisica ha una sua rilevanza, ma in Lombardia avrei assolutamente evitato».

Com’è la situazione da noi?
«A Milano, come nel resto della Lombardia e del Paese, c’è un problema legato all’età elevata dei docenti italiani: siamo sui 50 anni di media e alcuni hanno delle patologie. Ciò vuol dire che molti chiederanno di fare gli esami in remoto: non tutti i medici concederanno questa opzione e così ci si metterà in malattia».

Bocciatura, quindi?
«Diciamo che in Lombardia sarebbe stato decisamente più opportuno, secondo me, fare tutto online, visti i numeri e il contesto. Abbiamo, però, visto – lo dico da cittadino, non da preside – che in questa emergenza, purtroppo, l’armonia tra enti locali, Regioni e Stato non è stata sempre ottimale».

 Che messaggio si sente di rivolgere ai suoi ragazzi e a tutti i maturandi?
«La Maturità ha sempre avuto un valore di rito di passaggio: non è mai stato un esame particolarmente selettivo (la percentuale di diplomati è attorno al 97%), ma mantiene questo aspetto simbolico. Bisogna, quindi, affrontarlo con la serietà che un esame comporta e provare ad autovalutarsi».

Cioè?
«Calcolare e ragionare sul voto che si pensa di meritare, con un piccolo margine, e vedere quello che altri danno su di noi è un esercizio utile: vuol dire essere in grado di vedere i propri punti di forza e le proprie debolezze. Se uno si crede un genio e poi esce con 60, c’è un problema; lo stesso vale nel caso contrario. Penso che possa essere una buona chiusura del periodo scolastico e un buon approccio all’età adulta».

In breve

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