monopattini elettrici
monopattini elettrici

Lo chiamano ultimo miglio ed è la distanza tra uno snodo nella catena di trasporto, per esempio una stazione ferroviaria o la fermata del metrò, e la destinazione finale: l’ultimo pezzetto di un tragitto più lungo per arrivare in ufficio o tornare a casa. Una manciata di chilometri su cui si sta concentrando l’attenzione un po’ di tutti: utenti, istituzioni, amministratori locali e ovviamente operatori del settore.

Il mercato della mobilità dell’ultimo miglio, specie sul versante dei monopattini elettrici, registra vendite in costante aumento e il terreno pare fertile anche nel futuro prossimo con tassi di crescita annui a doppia cifra. E-bike, skateboard, hoverboard, segway e, soprattutto, almeno per l’Italia, monopattini: quelli che fino a qualche anno fa erano prettamente giocattoli, si stanno ora affermando come emblema della micromobilità.

Pratici, compatti, senza problemi di parcheggio: questi gli aspetti che li rendono appetibili, specie, appunto, nell’ultimo miglio, off limits per le auto (scelta comunque troppo dispendiosa) e dove anche il trasporto pubblico locale perde d’efficacia. Ecco spiegato perché, accanto all’interesse dei singoli, c’è anche quello dei Comuni e di chi si occupa di sharing mobility: sulla scia di varie esperienze mondiali ed europee, i primi monopattini sono già comparsi in alcune città italiane e sfrecciano, non senza qualche malumore, su marciapiedi, piste ciclabili e strade, con le prime sperimentazioni qua e là di mezzi a noleggio.

Il problema è che, di fatto, i mezzi in questione sono fuorilegge: la Finanziaria approvata a fine anno ha autorizzato la sperimentazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, ma rimandando il tutto a un decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, avrebbe dovuto definire le modalità di attuazione e gli strumenti operativi della sperimentazione.

Di giorni ne sono passati quasi novanta e ancora nulla: se ne parla, forse, tra fine mese e aprile. Il tema è finito anche tra le proposte di legge per la modifica al codice della strada, su cui è al lavoro la Commissione Trasporti della Camera. Il dibattito è aperto: questi mezzi sono davvero il futuro e sapranno rispondere alla domanda di mobilità integrata?

Varie le matasse da sbrogliare, in primis la sicurezza dei mezzi. Le strade delle nostre città, poi, sono adatte per muoversi con questi bi-ruote? Capitolo costi: 1 euro per il noleggio e una ventina di centesimi al minuto sapranno attirare l’attenzione dei pendolari urbani? Tutti interrogativi da approfondire e a cui dare una risposta per capire se siamo davanti a una rivoluzione pronta a esplodere o a una bolla destinata presto a sgonfiarsi.

L’appello di Legambiente
«Liberiamo la micromobilità elettrica»
La mobilità urbana deve cambiare volto: così Legambiente, che ha lanciato una petizione per chiedere al ministero dei Trasporti di approvare al più presto il decreto che autorizza nei Comuni interessati la circolazione sperimentale della micromobilità elettrica fin quando il codice della strada non darà il via libera definitivo.

Tra le richieste/indicazioni dell’associazione ambientalista: 25 km/h di velocità massima e trasporto di una sola persona; la possibilità di circolare in tutta la città, a eccezione delle strade a scorrimento veloce; il trasporto gratuito sui mezzi pubblici purché, piegati, delle misure previste come bagaglio a mano o alle condizioni previste dai regolamenti di trasporto; l’affidamento a enti di normazione tecnica europei o nazionali della regolamentazione dei mezzi.

Il caso Helbiz
Sperimentazione “pirata” che piace
Helbiz (helbiz.com) è una società americana fondata dall’italiano Salvatore Palella che vuole far incontrare mobilità e tecnologia: il 20 ottobre scorso ha posizionato in centro a Milano, tra piazza Duomo, San Babila e Castello, i primi venti monopattini, dando il via a una sperimentazione che ha fatto o farà a breve capolino anche a Roma, Firenze e in altre città italiane. All’ombra della Madonnina i bi-ruota elettrici sono progressivamente aumentati, arrivando anche in zona Cadorna e Porta Venezia: almeno 500 quelli pronti a entrare in servizio.

Come funziona? Si scarica l’app, si localizza il mezzo più vicino, si scannerizza il Qr code presente sul manubrio e il gioco è fatto. Il sistema è free floating, cioè si può lasciare il monopattino in qualsiasi punto. Costo: 1 euro per lo sblocco (gratuito con Telepass Pay) e 15 centesimi a minuto. Il riscontro? Positivo, se è vero che sono circa ventimila le registrazioni sulla piattaforma.

«Occhio alla sicurezza»
L’assessore Granelli: «Niente fughe in avanti»
«Vogliamo sperimentare nuove possibilità di muoversi in città in maniera sostenibile». Così l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli, apre alle innovative forme per spostarsi in città. Con dei paletti ben precisi.

Milano è pronta per la sfida della micromobilità elettrica?
«L’elettrico è la frontiera del cambiamento della mobilità urbana: bisogna, però, infrastrutturare meglio la città e occorre prudenza per salvaguardare la sicurezza di tutti».

A proposito di elettrico, la scorsa estate lanciaste un bando: che ne è stato?
«Il bando riguardava lo scooter sharing ma, per portarci avanti, abbiamo incluso anche i mezzi di micromobilità elettrica, previa verifica dell’omologazione. L’avviso è aperto e ha scadenza ogni mese: sul fronte scooter, abbiamo oggi 4-5 realtà attive con un migliaio di mezzi in città».

Per quanto riguarda, invece, i monopattini?
«Ad oggi il ministero dei Trasporti non ha omologato nulla e non ha ancora scritto il decreto che deve definire le modalità di attuazione e gli strumenti operativi della sperimentazione nelle realtà interessate».

Silenzio totale da Roma?
«Non proprio: una quindicina di giorni fa il ministero ha convocato i rappresentanti dei Comuni e di Anci, così come le società del settore, per un confronto sul tema, confermando che intende scrivere il decreto, non limitandosi ai soli monopattini ma allargando lo sguardo a tutta la mobilità elettrica».

Voi cosa chiedete?
«Riteniamo che i monopattini siano utili per la mobilità delle città, perché aiutano a differenziare: oggi nelle aree urbane la mobilità è vincente se offre una pluralità di opzioni. Noi cerchiamo di privilegiare tutte le soluzioni che consentano di usare sempre meno l’auto privata, che occupa molto spazio, congestiona il traffico e inquina. I mezzi elettrici in sharing, in questo senso, sono validi perché si abbinano al trasporto pubblico di massa e consentono di coprire il primo e l’ultimo miglio».

C’è qualche dubbio in merito a sicurezza e usabilità dei monopattini in città: quali le vostre osservazioni?
«Privilegiamo la strada o le piste ciclabili per la circolazione di questi mezzi piuttosto che i marciapiedi, spesso non molto larghi: si creerebbe una conflittualità con i pedoni. Bene estendere l’utilizzo in tutte le zone 30, nei centri storici e dove c’è una mobilità lenta. È opportuno, poi, ridurre la velocità, prevendo magari limiti diversi in strada e nei parchi. Va prestata, infine, attenzione ad alcuni criteri costruttivi, come larghezza delle ruote, illuminazione e sistema frenante: la micromobilità elettrica è un’opportunità, ma va garantita la sicurezza, per tutti».

Tornando al vostro bando, c’è interesse da parte degli operatori?
«C’è molto interesse: ci hanno scritto più di dieci soggetti, che abbiamo anche incontrato per scambiarci pareri».

A Milano da cinque mesi ci sono i monopattini di Helbiz: come avete preso questa sperimentazione motu proprio?
«È un atteggiamento che non abbiamo gradito: li abbiamo diffidati, perché i mezzi non sono ancora omologati e mettono a rischio il cittadino, il quale, usandoli, può incorrere in una sanzione. Stiamo lavorando per arrivare a un obiettivo comune e non servono fughe in avanti».

I NUMERI

60%,
La quota di milanesi che compiono almeno 4 spostamenti al giorno

18,1 milioni,
Gli italiani che possono usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa

20.000,
I mezzi in condivisione a Milano tra bici, auto e scooter

500.000,
I milanesi abbonati ad almeno un servizio sharing

(Fonti: Lorien-Legambiente, Osservatorio nazionale della sharing mobility, Osservatorio Audimobi/Isfort, McKinsey)

Fallou Faye
18 anni, studente
Mai usato questo mezzo, neanche quello tradizionale, comunque lo considero maneggevole, comodo, bello. Comprarlo? Direi di no, se posso ottenerlo gratis potrei anche utilizzarlo, magari per i brevi tragitti come per andare a scuola. Se però devo fare una spesa per un mezzo punterei sulla bicicletta, il monopattino non è al massimo dei miei gusti.

Riccardo Albani
37 anni, corriere e designer
Mi muovo solo in bicicletta, non ho mai provato il monopattino che considero un buon mezzo per gli spostamenti brevi, per quelli più lunghi non vanno bene: hanno batterie che consentono di muoverti solo in una cerchia stretta. Sarà il mezzo del futuro? A malincuore dico di sì anche se credo che la bicicletta manterrà sempre il suo fascino.

Licia Martelli
53 anni, architetto paesaggista
Sono una ciclista, non credo di potere utilizzare il monopattino perché non riuscirei a stare in piedi, inoltre io porto sempre con me parecchie cose che non saprei dove mettere. L’uso del monopattino è in crescita, si sta sviluppando in centro, non sapevo che non è autorizzato dal codice della strada. Ad ogni modo penso che la bicicletta sia un mezzo insuperabile.

Ibra Kobenan
18 anni, studente
Uso il monopattino, sia quello elettrico che tradizionale, non molte volte ma capita: non è di mia proprietà lo prendo in prestito. Non sapevo che quello elettrico è illegale, io non lo trovo un mezzo entusiasmante, forse è migliore quello tradizionale anche se è sempre meglio che camminare. Se diventasse come il byke sharing? Perché no, sarebbe un’opportunità in più.


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