teatro alla scala
teatro alla scala

Viaggio esclusivo nel complesso mondo del Teatro alla Scala, vanto milanese nel mondo: le maestranze, l’Accademia, i laboratori. In due parole: presente e futuro.

«Un lavoro di ricerca senza fine»
La costumista Clara Sarti: «Da quarant’anni gli studenti mi trasmettono la loro freschezza»
Dei suoi sessant’anni, ne ha trascorsi quaranta alla Scala. Milanese da tre generazioni, studi all’Accademia di Brera, Clara Sarti è una delle costumiste del teatro scaligero. Il suo regno è il reparto sartoria che, come la falegnameria, il laboratorio meccanici, quello di scenografia e scultura, quello attrezzeria e quello di termoformatura, è ospitata nei 20mila metri quadrati degli ex Laboratori Ansaldo.

È lei che si occupa di supportare il costumista della produzione. «Io metto in forma le idee, mi occupo delle ricerche, delle invenzioni che – racconta la Sarti a Mi-Tomorrow – possono andare dai piccoli particolari fino agli stessi abiti perché i costumisti, a volte, non portano il disegno finale ma delle suggestioni. È un lavoro di ricerca, anche su se stessi, e di continuo aggiornamento. In tutto questo ci metto la mia, a volte troppa, personalità».

Una personalità che la fa entrare in conflitto con gli staff delle produzioni ospiti?
«A volte devo bloccare benevolmente la mia esuberanza, perché mi capita di innamorarmi del progetto e di avere mille idee anche se poi serve molto meno. È stato bellissimo, per esempio, lavorare con Gianluca Falaschi, il costumista di Attila, l’opera con cui si è aperta l’attuale stagione, perché ho visto molte delle mie idee in scena».

Esiste anche una questione di budget?
«No, perché alla Scala abbiamo a disposizione un magazzino in cui è conservato di tutto, dai colori alle pietre preziose, e in genere si riescono sempre a trovare soluzioni inaspettate».

A questo lavoro collaborano anche i suoi studenti del corso di formazione per sarti dello spettacolo dell’Accademia. Al di là di quello che lei insegna loro, c’è qualcosa che impara?
«Mi trasmettono la loro freschezza. In loro riconosco me alla stessa età, questo mi rende la vita aperta, libera e mi dà la voglia di continuare a fare cose nuove. Adesso mi sto buttando in un’impresa: il figlio di Vincenzo Ferdinandi, sarto romano degli anni ‘50, fondatore della Camera della Moda di Roma, vorrebbe riabilitare il lavoro del padre che ha vestito le dive dell’epoca. Sto cercando di far rivivere alcuni dei tailleur per i quali era famoso».

Quanto tempo impiegate a mettere a punto i costumi di un’opera?
«Se una produzione arriva con i propri costumi si fa un lavoro di messa a misura per adattarli, per esempio, al nostro coro. Per un’apertura di stagione, invece, ci vogliono un paio di mesi. Tutto è legato al progetto».

Come nasce la sua passione per i costumi?
«Volevo fare l’artista pura e ho studiato scultura all’Accademia di Brera, ma non ho mai abbandonato il vezzo di cucire gli abiti che indossavo. Eravamo nella seconda metà degli anni Ottanta, mi notò una costumista del Piccolo Teatro e mi chiamò a lavorare con lei. Con il passaparola sono arrivata alla Scala. Quelli sono stati anni d’oro per il teatro. Poi ho fatto altre esperienze personali, firmato costumi per piccoli spettacoli di balletto, fatto l’assistente per costumisti importanti, ma alla fine però sono sempre tornata portando con me la mia personalità».

Come definirebbe la sua personalità?
«Mi è molto difficile definirmi. Io penso di essere creativa, ho sempre nuove idee e voglia di realizzarle. Quest’energia mi tiene compagnia. Poi c’è chi mi definisce un’artista e una creativa. Ho dedicato tutta la mia vita a questo e, senza accorgermene, non ho avuto tempo per altro. Probabilmente costruirmi una famiglia non è mai stato tra i miei obiettivi».

Ha mai, seriamente, pensato di lasciare Milano?
«Diciamo che Milano è una città che, per lavoro, ho provato ad abbandonare. Però alla fine sono sempre ritornata. È vero che è una città caotica, ma per me è casa. Cinque o sei anni fa sono stata sul punto di decidere di trasferirmi in Spagna all’Opera di Madrid, ma non ce l’ho fatta».

Cosa le sarebbe mancato, Scala a parte?
«Brera che da sempre è il centro del mio mondo: dall’Accademia mi sono spostata al Piccolo e poi alla Scala. Le passeggiate ai Giardini di Porta Venezia che nel weekend, quando tutti i milanesi si spostano fuori porta mi piace frequentare. A un certo punto, stranamente, ho avuto nostalgia anche dell’autunno milanese e delle sue nebbie».

Laboratori: quante occasioni di collaborazione per i più giovani
Si sono appena concluse al teatro del Piermarini le repliche de L’elisir d’Amore per bambini. La speciale versione dell’opera di Gaetano Donizetti, ambientata nel tipico tram milanese, è stata realizzata grazie all’impegno degli allievi dell’Accademia della Scala e il supporto di alcuni sostenitori come Fabbrica Italiana Lapis e Affini.

Agli stessi allievi, stavolta nell’ambito del “Progetto Accademia”, sarà affidato il dittico in scena dal 6 al 21 luglio che comprende Gianni Schicchi di Puccini con la firma di Woody Allen e una nuova produzione di Prima la musica, poi le parole di Antonio Salieri per la regia di Misha Asagaroff.

Per capire a fondo l’Accademia Teatro alla Scala, che va oltre i più classici dipartimenti di Musica e Danza, è illuminante entrare nell’opificio Ex Ansaldo dove nei padiglioni Visconti, Caramba e Benois sono ospitate alcune delle attività del Dipartimento Palcoscenico-Laboratori. È qui che si formano le professionalità di chi, invisibile agli occhi, lavora dietro le quinte: scenografi, costumisti, sarti, falegnami, attrezzisti. È qui che vengono ideate, progettate e realizzate le scene e i costumi di una produzione lirica e di balletto.

Sono 1.700 gli allievi che frequentano i corsi, 850 quelli delle professioni dello spettacolo che sono aperti ai giovani dai 18 anni in su. Esiste anche un quarto Dipartimento, quello del Management che, in collaborazione con la Graduate School of Business del Politecnico di Milano, il Piccolo Teatro e il patrocinio di Opera Europa, organizza il Master in Performing Arts Management.

«Il Teatro alla Scala è una macchina complessa e il lavoro del Sovrintendente Alexander Pereira, che per la prima volta è anche presidente dell’Accademia, ha fatto moltiplicare le occasioni di collaborazione per i giovani dell’Accademia», spiega Paola Bisi, responsabile delle comunicazione e relazioni pubbliche dell’Ente di formazione. Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicate le occasioni di collaborazione tra il Teatro e l’Accademia.

Oltre allo specifico “Progetto Accademia” sono stati organizzati spettacoli per la scuola di ballo, concerti lirico-sinfonici per solisti e orchestra, titoli operistici per i più giovani come L’elisir d’amore per i bambini che ha visto, tra le altre, Francesca Manzo (nella foto con l’abito di scena) nei panni di Adina, concerti da camera per il ridotto dei palchi e tantissime occasioni per i cantanti e i danzatori di essere inseriti all’interno delle produzioni in cartellone.

L’accademia: i quattro dipartimenti
Sono quattro i dipartimenti dell’Accademia Teatro alla Scala: musica, danza, palcoscenico-laboratori e management.
Del Dipartimento musica fanno parte i corsi di perfezionamento per cantanti lirici, per professori d’orchestra, per maestri collaboratori, per ensemble da camera specializzato nel repertorio del XX secolo, per maestri collaboratori e per allievi cantori del coro voci bianche. La prima a essere fondata, nel 1977, è stata quella di perfezionamento per cantanti lirici. Tra i maestri attuali ci sono Luciana D’Intino, Renato Bruson, Gregory Kunde che, dallo scorso ottobre, seguono 19 allievi: undici del secondo anno del corso biennale e gli otto allievi del primo anno.

Il Dipartimento Danza è costituito dalla Scuola di Ballo, fondata nel 1813 che dura otto anni, dalla propedeutica alla danza classico-accademica il cui coordinamento è affidato ad Eliane Arditi e dal corso per insegnanti di danza. Percorso, quest’ultimo, che alterna momenti di formazione teorici a momenti di formazione pratica con gli allievi della scuola.

Nel Dipartimento Palcoscenico-Laboratori, voluto da Tito Varisco direttore degli allestimenti scenici del Teatro alla Scala dal 1970 al 1978, sono inclusi i corsi di specializzazione per scenografi realizzatori con moduli didattici, tra gli altri, per tecniche pittoriche, di scultura, termoformatura; elaborazione attrezzeria e costume. Ci sono poi i corsi per tecnici di spettacolo, lighting designer, sarti dello spettacolo, truccatori e parrucchieri teatrali, esperti in special make-up, parruccai, tecnici del suono e fotografi di scena.

Infine c’è il Dipartimento Management che ha l’obiettivo di preparare professionisti in grado di operare nel campo degli spettacoli dal vivo in tutti i mercati, sfruttando le risorse finanziarie disponibili e al contempo fare politica culturale. Ad accedere al Master di 1500 ore, bilingue, possono essere laureati o giovani che abbiano maturato almeno tre anni di esperienza nel settore. Previsti nel percorso tirocini individuali da tre a sei mesi.

1.700
il numero degli allievi, di cui 850/900 nei corsi professionali

300
i docenti dell’Accademia

20.000
i metri quadri gli spazi dell’Ex Ansaldo

3
le sedi: in via Santa Marta 18 i Dipartimenti Musica, Palcoscenico e Management; in via Campo Lodigiano 2/4 il Dipartimento Danza; in via Bergognone 34 i laboratori


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