Babysitter in ascesa: il virus detta la linea

In attesa dell’introduzione di congedi parentali straordinari e baby voucher, crescono inarrestabili le richieste di bambinaie. Che “superano” anche i nonni

babysitter in ascesa
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Babysitter in ascesa. «I risultati della chiusura degli edifici scolastici avranno un’evidenza se la stessa misura potrà essere prolungata nel tempo». Le parole di Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Sanità Speranza, hanno avuto il loro seguito con il blocco della didattica destinato, per il momento, a proseguire fino al 3 aprile.

 

Babysitter in ascesa, le misure del governo

Misure indispensabili che mettono di fronte alla dura realtà anche le famiglie con bambini piccoli. Il governo si è impegnato ad incrementare gli aiuti a loro sostegno con circa 7,5 miliardi di euro a disposizione e con le proposte d’introduzione per congedi parentali straordinari e di reintroduzione dei baby voucher.

Quest’ultimo strumento, introdotto nel lontano 2013, era stato cancellato con la legge di bilancio del 2019. La norma consentiva alle neomamme di scambiare il congedo parentale con un bonus fino a 600 euro mensili da utilizzare per babysitter e asili nido.

In aumento. Ai tempi del coronavirus, la mansione del babysitter sta acquisendo un nuovo lustro. È ancora presto per stilare delle statistiche ufficiali, ma i primi dati provenienti dalle principali piattaforme di babysitting online parlano di vero boom. Negli ultimi giorni le nuove iscrizioni ai portali da parte di utenti pronti ad offrirsi in qualità di babysitter sono sensibilmente cresciute.

Una crescita della domanda nel settore che, tuttavia, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. La reintroduzione del baby voucher potrebbe spingere a nuove assunzioni e alla regolarizzazione contrattuale di molte operatrici: una buona fetta della galassia del babysitting, infatti, è caratterizzata da lavoratrici non in regola.

Il risvolto della sarebbe rappresentato proprio da una crescita del lavoro sommerso, che andrebbe di pari passo con l’aumento del personale contrattualizzato. Intanto i babysitter stanno momentaneamente “soppiantando” i nonni, che sono la fascia più colpita dall’emergenza sanitaria in corso.

serena corecha
serena corecha

Babysitter in ascesa, 10 domande a…

Serena Corechà di Zero Zero Sitter
«Boom di candidature»

Zero zero sitter è un’agenzia specializzata in servizi di assistenza domiciliare a Milano. Tra le figure professionali offerte, anche quella della babysitter, come racconta a Mi-Tomorrow la titolare dell’attività, Serena Corechà.

Conferma l’aumento consistente delle richieste di babysitter?
«Le scuole non sono chiuse da così tanto tempo per evidenziare un cambio sostanziale rispetto a prima. Ma continuiamo senza dubbio a ricevere richieste».

Quali sono i cambiamenti più evidenti?
«Negli ultimi giorni abbiamo ricevute maggiori candidature di personale non qualificato».

In che senso?
«Persone che hanno avuto piccole esperienze o nessuna nel mondo del babysitting».

E voi come rispondete?
«Noi collaboriamo solo con personale con un’esperienza di almeno due anni o con qualifiche e attestati nel campo dell’infanzia».

E le famiglie quale servizio richiedono principalmente?
«In questi giorni si registra un boom per le tate a chiamata. Solitamente, invece, ci richiedono servizi di babysitting sul lungo periodo».

Per la chiusura delle scuole, ça va sans dire.
«Sì, certamente. Non sapendo quanto durerà ancora il blocco, si tutelano in questa maniera. Alcuni preferiscono affidarsi alle tate piuttosto che ai nonni. C’è paura per gli anziani, in quanto soggetti più facilmente al virus».

Le famiglie richiedono particolari garanzie “igieniche” sulle baby sitter?
«Nessuno ci ha mai chiesto se il personale utilizzasse durante il servizio mascherine o guanti. Forse perché i bambini sono meno colpiti dal virus e alcuni credono siano addirittura immuni».

Il personale sta seguendo qualche formazione per fronteggiare al meglio l’emergenza sanitaria?
«Seguono i classici corsi in tema di sicurezza ed igiene. Lavorando con i più piccoli, gli assistenti domiciliari osservavano già prima dell’epidemia precise procedure in tema di igiene e sanificazione dell’ambiente».

Ci sono stati rifiuti di proposte di lavoro per paura?
«Il bisogno di lavorare resta comunque una priorità. C’è stato solo qualche raro caso in cui qualcuno dei nostri assistenti, vista la situazione, ne ha approfittato per andare a trovare le proprie famiglie all’estero».

Se la chiusura delle scuola si protrarrà ancora, c’è il rischio concreto di non soddisfare tutte le richieste?
«Ne dubito. Abbiamo un database talmente ampio per affermare che sia pressoché impossibile una situazione del genere».

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