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Milano
20. 05. 2022 21:54

Stretta sui consumi e norme sui condizionatori: sarà un’estate state più calda?

Da domenica non si scende sotto i 27 gradi negli edifici pubblici

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Arrivano le prime conseguenze concrete della guerra in Ucraina. Dal primo maggio scatterà il piano del Governo Draghi per tagliare i consumi di elettricità e gas: ciò significa l’abbassamento della temperatura negli edifici pubblici e la riduzione dell’uso dei condizionatori per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia. La stretta sui consumi, in vigore fino al 31 marzo 2023, non riguarderà le abitazioni private.

Elettricità e condizionatori, le nuove normative

Negli edifici pubblici, tra cui le scuole, la temperatura non dovrà superare i 19 gradi in inverno e non dovrà scendere al di sotto dei 27 gradi in estate, con un margine di tolleranza di due gradi. Sono previsti dei controlli, in caso di violazione delle regole si rischieranno multe da 500 a 3.000 euro. Oltre alle abitazioni private sono esentate le cliniche, gli ospedali, le case di cure.

Finora le disposizioni sulle temperature arrivavano da Palazzo Marino: la stagione termica inizia il 15 ottobre e finisce il 15 aprile, in questo periodo è consentito accendere gli impianti di riscaldamento di case, uffici e negozi fino a un tempo massimo di 14 ore al giorno. L’impianto termico deve essere impostato per garantire una temperatura nelle abitazioni di 20°C con una tolleranza di 2°C in più o in meno (18/22°C). D’estate il limite è di 26 gradi con tolleranza di due. Vista l’emergenza è facile immaginare che sarà il governo a gestire nei prossimi anni questa materia.

Resta da capire quanto saranno osservate le nuove norme. Un primo segnale in questo senso arriva dal capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale Alessandro De Chirico che ha chiesto una tolleranza di 15 giorni per l’accensione e lo spegnimento delle caldaie condominiali: «Ho ricevuto dozzine di lamentele da parte di milanesi che nelle proprie abitazioni percepiscono una temperatura inferiore a quella esterna.

In molti casi, poi, la presenza delle impalcature per il rifacimento delle facciate accentua maggiormente la situazione perché i raggi solari, se non piove o tira vento, non riescono a riscaldare i muri delle palazzine. Questa situazione coinvolge anche migliaia di milanesi che vivono nelle case di edilizia popolare dove, si sa, il riscaldamento è molto spesso un problema».

Elettricità e condizionatori, intervista a Carlo Monguzzi: «Primo passo, ma serve più coraggio»

elettricitàBen vengano queste misure ma sono necessarie politiche più drastiche. E’ il giudizio di Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino, su un tema che lo vede impegnato da anni.

Considera positivo l’intervento del Governo?

«Intervenire sul riscaldamento e il raffreddamento era una cosa da fare ma trovo un po’ blande queste misure».

Perché è così severo?

«Rispetto ai limiti in vigore è stato deciso solo un grado in meno».

Troppo poco?

«Un grado in meno produce comunque effetti sul piano energetico e questo è un bene».

Destinatari del provvedimento sono gli edifici pubblici: com’è la situazione in quelli comunali?

«Dipende, in quello di via Marino dove lavoro fa freddo d’inverno e caldo d’estate perché non ci sono i doppi vetri e le valvole termostatiche».

E nelle case comunali?

«Anche in questo caso le situazioni cambiano, in alcune si rispettano le regole in altre no».

Uno degli interrogativi è: chi farà i controlli?

«Li dovrebbero fare i tecnici dell’Amat, l’Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio, che devono controllare le caldaie e poi i vigili».

Restano fuori dal decreto i negozi.

«Per i quali presentammo, come Verdi, un pacchetto di misure. Ad esempio chiedevamo che le luci delle vetrine venissero spente dopo la chiusura dell’esercizio, alle 19.30».

Come andò a finire?

«I commercianti dissero di no».

Altre misure?

«Avevamo chiesto di tenere le porte d’ingresso chiuse per evitare maggiore consumo di energia: è finito che è stato consentito ai negozi di tenere le porte aperte a patto che siano dotate delle cosiddette lame d’aria».

Non vanno bene?

«Consentono un risparmio del 40%, l’altro 60% è consumo».

Come si fa a fare rispettare le nuove norme a chi vive nelle proprie case?

«Come prima cosa bisogna dare l’esempio nei luoghi pubblici, poi si può chiedere maggiore senso civico».

Si può insistere anche sui rischi per la salute quando si esagera con i condizionatori?

«C’è un doppio problema legato ai condizionatori, il primo è quello che cita e che avvertiamo quando vediamo la gente che si prende il raffreddore in piena estate. Il secondo riguarda l’effetto dei condizionatori che buttano aria fredda dentro i locali e poi sputano aria calda fuori surriscaldando ancora di più l’ambiente».

Cosa si può fare contro il caldo estivo?

«Ci vogliono gli alberi, soprattutto nelle zone critiche, in centro dove ci sono le isole di calore».

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