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17. 09. 2021 18:06

Sciacalli da Covid-19, le peggiori truffe da cui difendersi

La quarantena è un ottimo collettore per le truffe, di ogni genere: dall’online al “porta a porta”, le situazioni in cui si rischia di più

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Sciacalli da Covid-19. «Quando finirà?». È la domanda più comune, in questo momento. Le restrizioni sembrano spingere sempre più lontano quell’orizzonte di “normalità” che attendiamo. E che non sappiamo nemmeno sotto quale forma realmente tornerà.

 

Sciacalli da Covid-19, quante truffe

Quel che è probabile, in alcuni casi già certo, è che l’emergenza sta diventando terreno fertile gli avvoltoi, pronti a far breccia tra le debolezze dei più fragili e dei meno accorti per mettere a segno nuove truffe.

Come funghi. Nelle ultime settimane sono sorti come funghi in rete siti pseudo-medici pronti a commerciare le introvabili mascherine (ovviamente non a norma) e prodigiose “pozioni” per debellare l’indomabile virus.

Per i truffatori è stato un gioco da ragazzi: ai tempi del coronavirus le barriere sono fragili ed un qualunque spiraglio, per quanto falso, può accendere una speranza. Aggiungiamoci il tam tam mediatico del “sottobosco” fatto di catene su Whatsapp e vocali di millantatori travestiti da medici.

Il “must” del momento è la presunta immunità degli immigrati. Il motivo? Semplice: in Africa si è ancora soggetti ai vaccini antimalarici ed è all’ordine del giorno l’utilizzo di medicinali contro l’Aids.

Non a caso è schizzato in cima alle vendite un farmaco di nome Kaletra, l’antiretrovirale più utilizzato nella cura dall’infezione da virus dell’immunodeficienza (HIV-1). Gli sciacalli non si sono fatti sfuggire l’occasione e così il Kaletra ha raggiunto online cifre da capogiro: dai 384 euro per la confezione più piccola fino a 659 euro per quella più grande.

L’Antitrust continua incessante nell’opera di chiusura di centinaia di portali web, ma la realtà è che, per ogni sito bloccato, un altro è già pronto per essere online. Molti di questi sono addirittura affiliati ad Amazon e, pagando una commissione minima al colosso dell’e-commerce, riescono ad ottenere sempre più visibilità.

Risalire alle vere identità di chi muove i fili delle truffe online è pressoché impossibile. Per ottenere un cosiddetto hosting su cui costruire la propria attività illecita, basta acquistare un dominio da un qualunque provider: questi non compiono controlli sulle identità al momento della registrazione. Di conseguenza, fornire un identificativo falso è ormai una prassi per i malintenzionati.

Furti d’identità. Il ventaglio di truffe aperto con il coronavirus è molto ampio: dal classico raggiro commerciale al furto di dati sensibili ed informazioni private. In ambito tecnico, quest’attività viene denominata pishing.

I furbi della rete attuano le loro strategie illecite inviando mail o sms, nei quali si invita il ricevente a cliccare sul link presente per visualizzare un messaggio ed ottenere qualche sorta di agevolazione. Effettuata l’operazione, si cade nella trappola: un malware, ovvero un software malevolo, si installerà automaticamente sul dispositivo del malcapitato derubandolo di una serie di informazioni.

La stessa Inps ha recentemente lanciato l’allarme: numerosi utenti hanno ricevuto via sms una comunicazione falsa, in cui si chiedeva di compilare un modulo per completare la richiesta del bonus da 600 euro. L’ente ha precisato che le richieste online avvengono esclusivamente attraverso il portale ufficiale. Nonostante le raccomandazioni, gli utenti che finiscono nella rete dei predatori del web sono ancora numerosissimi.

Old school. La truffa è camaleontica: si adegua a qualunque situazione. Non poteva certamente dimenticarsi del vecchio “porta a porta”. A Milano, negli ultimi giorni, si è registrato un incremento di colpi effettuati presso le case dei più anziani, come sempre la fascia più soggetta a determinate dinamiche criminali. L’epidemia ha reso tutto più semplice.

Alcuni soggetti, “camuffati” da incaricati comunali, bussano alle porte d’ingresso trovando le scuse più credibili per attivare la truffa: dal servizio di consegna delle mascherine a quello della spesa alimentare, fino a banali sopralluoghi per assicurarsi che stiano bene.

A tal proposito Anna Scavuzzo, vicesindaco e assessore alla Sicurezza, ha diramato un alert sulla propria pagina Facebook: «I servizi promossi nell’ambito di MilanoAiuta non mandano nessuno a sorpresa. Verrete prima contatti telefonicamente per qualunque consegna. Se ricevete visite inaspettate, non aprite la porta e avvisate il 112».

Sciacalli da Covid-19, caro e-commerce ti scrivo

Le truffe online legate al coronavirus non sono un problema prettamente italiano, ma coinvolgono l’intera Unione Europea. Così la commissione per la Giustizia dei Consumatori ha inviato una lettera ai principali e-commerce operanti nel Vecchio Continente: Allegro, Alibaba, Amazon, Bing, Cdiscount, Ebay, Facebook, Google, Rakuten e Yahoo. Il testo richiede esplicitamente norme più rigide sui controlli e l’accesso a tutte le informazioni necessarie per fronteggiare la diffusione delle truffe.

La risposta dei colossi del web non si è fatta attendere. Tutti si sono resi disponibili ad effettuare ulteriori controlli, intervenendo con team creati ad hoc e «verifiche umane», laddove la search engine non possa garantire certi standard di sicurezza.

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