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01. 12. 2021 22:43

Instagram ama il brutalismo: da Velasca a San Siro, dieci “cult” rivisti da Sgarbi

Di una bellezza brutale... ecco perché il mondo sta riscoprendo questa corrente

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Un progetto fotografico, nato nel 2019 all’interno dei laboratori del Circolo Fotografico Cizanum di Cesano Boscone, li ha immortalati. Palazzi in Bande Nere e Barona, chiese, edifici industriali in stile brutalista sono stati immortalati con sapienza dai fotografi Elvira Pavesi e Fabio Natta.

 

 

L’architettura brutalista

Parliamo di una corrente architettonica nata negli anni ’50, in risposta a una condizione socio-economica disastrata dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ha fatto della ripetitività grezza e poco costosa il suo mantra. Caratterizzata da un uso smisurato del cemento (ma anche di mattoni, acciaio e vetro), la corrente brutalista ha messo in evidenza la potenza della struttura rivelandola in tutta la sua crudezza. Osannato nei Paesi comunisti, osteggiato poi da tutti i Paesi occidentali: negli Stati Uniti è anche trapelata la bozza di un ordine esecutivo, firmato da Donald Trump in persona, per un cambio estetico nell’architettura degli edifici federali. Ma nell’ultimo periodo il genere ha riscoperto una certa popolarità.

5 domande a… Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Perché aveva chiesto – e ottenuto – il vincolo architettonico per l’Istituto Marchiondi dell’architetto Viganò?
«Ero stato polemico con l’architetto Viganò in occasione della riqualificazione del lungolago di Salò (realizzata tra il 1983 e il 1996, ndr), avendo ravvisato un progressivo calo nei suoi lavori. Volevo sdebitarmi, in un certo senso. Era un fatto anche personale».

Il progetto di recupero del Politecnico non decolla mai. Cosa ne sarà del Marchiondi?
«Non lo so, era così già ai tempi in cui ero assessore alla Cultura del Comune di Milano. Occorrerà immaginare una possibilità con cui lo Stato possa procedere a un intervento di restauro, ma in questo momento è complicato. So anche che il tempo è brutale, spero che resista».

In passato ha definito la Velasca il paradigma della civiltà dell’orrore. Ha cambiato idea?
«Si tratta di un’opera importante, giustamente vincolata, realizzata da un importante gruppo come BBPR. Gli stessi che si erano occupati dell’allestimento dei musei al Castello Sforzesco e che avevano disegnato anche quello della Pietà Rondanini. Allestimento poi rovinato da Michele De Lucchi, qualche anno fa».

Come definirebbe in due parole il movimento brutalista?
«Una corrente, simbolo di contrazione e crisi, che ha occupato una parte di storia, accompagnando la fase di passaggio tra la civiltà agricola e quella industriale. Due momenti che hanno avuto una crasi proprio nel brutalismo».

Costruire in stile, non in stile. Costruire bene, costruire male. Cosa ne pensa?
«Tutto è semplicemente legato alla personalità dell’architetto: quelli dotati possono fare scelte e adottare soluzioni più ardite, gli altri no».

Architetture della corrente brutalista a Milano

Torre Velasca

arte brutalista - torre velasca
arte brutalista – torre velasca

Realizzata dallo studio BBPR e alta 106 metri, la torre (recentemente eletta dalla piattaforma Musement monumento brutalista più instagrammato al mondo) ha sempre diviso critici e appassionati. Nasce in contrasto con l’idea corrente di torri ripetibili mentre la città perdeva i suoi campanili, le sue chiese, i suoi edifici pubblici dopo la guerra. Si immaginava una struttura in acciaio, inizialmente, ma poi si è preferita una soluzione in cemento armato. Possenti costoloni rastremati si allargano sulle facciate in puntoni di raccordo, mentre i costanti richiami ai profili di torre medievali sono un omaggio a Milano.
Anno: 1958
Dove: piazza Velasca

Palazzo Roberto Morisi

palazzo morisi, via jommelli
palazzo morisi, via jommelli

Accanto alla deliziosa chiesetta apostolica armena, nella tranquilla via Jommelli (una traversa della più trafficata via Porpora, zona Loreto) sorge un vero e proprio gioiello architettonico: un edificio progettato dall’architetto Roberto Morisi, che porta il suo nome. Molte finestrate sul lato strada con terrazzamenti di varie dimensioni e con aggettanti poggioli circolari ne fanno una struttura interessante, atipica e non per tutte le tasche. Si inserisce in un quadrante un po’ sonnolento della città dove gli stili eclettico, neo-gotico, neo-rinascimentale e art déco si fondono al meglio.
Anno: 1971
Dove: via Jommelli, 26

Chiesa di San Giovanni Bono

chiesa san giovanni bono
chiesa san giovanni bono

All’altezza del quartiere Sant’Ambrogio, alla Barona, è impossibile non notare una curiosa struttura a forma di tenda che sbuca dai tetti dei lunghi serpentoni dell’area. La chiesa è, come il quartiere, opera del grande architetto Arrigo Arrighetti. Le pareti esterne e interne sono in calcestruzzo a vista, traforate da un gran numero di finestrelle in vetrocemento colorato. Due parole anche sul quartiere, progettato come un insediamento autosufficiente, interamente pedonale e perciò porticato lungo il perimetro interno: gli edifici residenziali sono tutti rivestiti in piastrelle di gres rosso.
Anno: 1968
Dove: via S. Vigilio

Istituto Marchiondi

arte brutalista, marchiondi
arte brutalista, marchiondi

Opera visionaria, fu realizzata da Vittoriano Viganò per regalare ai ragazzi difficili una scuola di vita. Si nasconde dietro gli alberi, da più di trent’anni, come un animale ferito. Ma è universalmente considerato un capolavoro del brutalismo con le sue travi, pilastri e facciata in cemento armato e le sue vetrate continue con supporti in acciaio. Un progetto ideato da Palazzo Marino (proprietario dell’immobile), Politecnico e Fondazione Cariplo prevedeva la realizzazione di uno studentato e un centro aperto a tutta la cittadinanza. Il costo di 25 milioni di euro ha però spaventato tutti.
Anno: 1957
Dove: via Noale, 1

Condominio Perego 7

condominio perego 7
condominio perego 7

Tra le opere meno conosciute dell’architetto Vittoriano Viganò, il condominio si distingue per la raffinatezza di molti dettagli costruttivi e per l’utilizzo di materiali economici – mattone e cemento armato a vista – riscattati in chiave espressiva. Tra i dettagli il progressivo rastremarsi verso l’alto dei pilastri, il lieve aggetto del paramento di mattoni (posati in modo da costruire giochi di chiaroscuro con le finestre) e l’attento disegno dell’atrio. Siamo alla Simonetta, in una piazza disegnata durante il piano Beruto di fine Ottocento, poco distanti dalla splendida e cinquecentesca villa Simonetta.
Anno: 1960
Dove: piazza Perego, 7

Knowledge Transfer Centre

Iulm - Knowledge Transfer Centre
Iulm – Knowledge Transfer Centre

La torre creata come nuova ala del palazzo Iulm, inaugurata nel 2014, si presenta come una futuristica costruzione dallo sgargiante colore rosso. Concepita dallo studio 5+1AA come una macchina del sapere in stile brutalista, qui gli elementi tecnici (come la rampa continua di scale sulla facciata) vengono esposti perentoriamente a formare un elemento decorativo. All’interno del complesso un grande auditorium da 700 posti per usi flessibili è evidenziato da una copertura rivestita di ceramica verde. Insomma, è un’icona di non facile assimilazione, ma pur sempre una piccola icona.
Anno: 2014
Dove: via Carlo Bo

Fondazione Prada

fondazione prada
fondazione prada

L’alta torre, uno zigzag verticale candido e originale disegnato da Rem Koolhaas, è diventata in pochissimo tempo l’icona del quartiere a sud di piazzale Lodi. In una zona piena di magazzini industriali e non, ciminiere e uno scalo dal futuro ancora da definire l’architetto ha ideato questa lussuosa forma di brutalismo attribuendo valore estetico agli elementi strutturali della costruzione. Ma è tutto il polo, non solo la torre, a seguire la stessa linea: impianti esposti, illuminazione poco invadente, muri nemmeno dipinti. Come a fare un passo indietro, a fingersi noncurante dello sguardo esterno.
Anno: 2015
Dove: largo Isarco, 2

Palazzo Muratori 29

arte brutalista - Palazzo Muratori 29
arte brutalista – Palazzo Muratori 29

Il complesso, disegnato da Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli con Giuseppe Chiodi in luogo di una fabbrica siderurgica dismessa, è diventato un palazzo simbolo del brutalismo di lusso in quel di Porta Romana. Composto da più edifici distinti tra loro per volumetrie, materiali e destinazioni funzionali include l’area residenziale (120 appartamenti), uffici, un supermercato, un parcheggio gigante (più di 250 posti) e un’area box con meccanismo automatico di presa in consegna dell’auto. Calcestruzzo e mattoni a vista, facciata continua, frangisole in ferro e pilotis in cemento: qui c’è tutto.
Anno: 1969
Dove: via Muratori, 29

Sant’Ildefonso

arte brutalista - Sant'Ildefonso
arte brutalista – Sant’Ildefonso

Siamo al Portello, a due passi da corso Sempione. La chiesa, progettata dall’architetto Carlo De Carli, si presenta al primo sguardo come un edificio incompleto con le sue strutture a vista (pilastri, travi) e i materiali (come il mattone) tratti peculiari dell’architettura popolare dell’epoca. Guardandola dall’alto, sembra una stella deformata. Fulcro della composizione è il ciborio sopra l’altare, concepito come nuda ossatura, e da citare anche il Cristo di Umberto Milani. Insomma, la chiesa è di non facile approccio, ma molto apprezzata da turisti e da esperti di architettura.
Anno: 1956
Dove: piazzale Damiano Chiesa, 7

San Siro

arte brutalista - san siro
arte brutalista – san siro

Demolizione, parziale ristrutturazione: San Siro è ormai da tempo nell’occhio del ciclone per i progetti futuri che lo riguardano e che interessano tutta l’area. Parliamo di un monumento del calcio, uno dei più iconici a livello mondiale, con le sue quattro torri d’angolo (che spiccano oltre gli spalti raggiungendo la quota della copertura) e le sette torri intermedie che sostengono travi a cassone in cemento armato precompresso che reggono a loro volta le gradinate. Il tempio del calcio, sede di Milan e Inter, incanta da generazioni con la sua imponenza e maestosità senza fronzoli.
Anno: 1925
Dove: piazzale Moratti

Il brutalismo in numeri

1954
nasce il termine Brutalism

1958
fine lavori della Velasca

22.270
menzioni Instagram sulla Velasca

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