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14. 07. 2020 19:33

Sulle orme del Beltrami: la firma sui luoghi di Milano

L’architetto milanese ha messo la firma su tanti luoghi noti della città

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Luca Beltrami è decisamente uno dei personaggi più influenti della storia recente di Milano. Molto di ciò che in città vediamo, studiamo ed ammiriamo è frutto anche del suo contributo. Nasce qui, di buona famiglia, nel 1854. Studia a Brera per poi dirottarsi al Politecnico e laurearsi in architettura nel 1876.

 

Luca Beltrami, la firma sui luoghi di Milano

Da qui parte per Parigi per una breve parentesi di studio e lavoro nei cantieri per fare ritorno nell’amata Milano giusto un paio di anni dopo con all’attivo anche una mostra personale di incisioni, in fondo era nato artista.

A richiamarlo in città inoltre l’offerta della cattedra di architettura all’Accademia di Brera. Il professore abbandonerà di nuovo la poesia dell’Accademia per concentrarsi sulla scientificità delle cattedre del Politecnico, in cui assume il medesimo incarico. Come da studente, così da professionista.

Restauratore. Coerente come il suo approccio nella veste di restauratore. Nel periodo in cui il restauro è selvaggio e più di moda che storico, Luca Beltrami oppone la sua personale visione. Dal restauro di fantasia, o stilistico, si distacca portando pile di documenti e disegni trovati nella polvere degli archivi, elementi imprescindibili per il corretto restauro di un monumento.

Non a fantasia, ma così com’era, così come risulta dai documenti originali. E’ con questo metodo che approccia al Castello Sforzesco, con la precisa volontà di riportare il maniero ai fasti di Ludovico il Moro, ricostruendo camminamenti e soprattutto, la quattrocentesca torre del Filarete.

Vigna. Lavora in piazza Mercanti, lavora a Santa Maria delle Grazie, si interessa di ogni angolo della città fino a ritrovare, lui personalmente, il terreno su cui Leonardo da Vinci coltivava la sua vigna. Con la sua macchina fotografica è proprio lui a scattare le foto della vigna di Leonardo, le uniche, prima che venisse rasa al suolo dalla speculazione edilizia a cui non riuscì ad opporsi nel 1922.

Da Milano a Roma dove ovviamente lavora in Vaticano per Pio XI e per cui organizza la nuova Pinacoteca Vaticana. Opere, rilievi, ricostruzioni, pubblicazioni, la responsabilità del patrimonio artistico lombardo presso l’ufficio regionale dell’epoca.

Ci vediamo in via Cappuccio

Siamo nella contrada dei nobili ovvero come veniva chiamata un tempo la via Cappuccio. Qualche secolo fa avremmo trovato il convento delle monache Cappuccine e la chiesa di Santa Maria Regina Virginum, quest’ultima soppressa nel 1785.

Ancora oggi, però, è possibile ammirare un incredibile chiostro quattrocentesco: quattro ali di porticato, un secondo loggiato, tante colonne con bellissimi capitelli, una corte con aiuole fiorite e il pozzo al centro. La tranquillità e la pace che si respirano girando qui sono uniche: per fortuna anche se la funzione è cambiata l’atmosfera è rimasta la stessa.

Prima di questo chiostro, è doveroso ricordarlo, avremmo trovato l’altra tribuna del circo riservata all’imperatore. Il Convento era detto di Santa Maria Maddalena ad Circulum proprio perché nato sulle rovine dell’antico circo.

Non solo vie

Antonio Beretta è ricordato dalla sua città in una breve via che collega la più famosa e importante Piazza Castello a Foro Bonaparte; tributo doveroso dato al Primo Cittadino eletto sotto il Regno di Sardegna nel 1860.

Antonio Beretta nasce a Milano il 17 aprile 1808 e mentre si dedica all’amministrazione delle proprietà di famiglia coltiva i suoi interessi politici diventando, ormai trentacinquenne, assessore all’attività della Congregazione di Milano. Nel giro di qualche anno fonda insieme ad alcuni colleghi il governo provvisorio di Lombardia.

Dopo l’armistizio di Salasco e vista la complicata situazione politico-militare in atto a Milano, Antonio Beretta emigra in un primo tempo a Lucerna e poi a Torino, dove entra nella Consulta Straordinaria di Lombardia. Non è ancora tempo di rientrare nella sua città: dopo la disfatta di Novara si reca in Francia e poi in Inghilterra.

E’ il 1859 l’anno in cui torna a casa e viene eletto consigliere comunale, qualche mese dopo diventa Sindaco di Milano. E’ un periodo di grande fermento, Milano vuole assumere un ruolo di primo piano nel neonato Regno d’Italia, il Sindaco getta le basi per uno sviluppo che guarda al futuro, impegnandosi nella trasformazione del centro della città, nella costruzione di nuovi quartieri, nell’allargamento dei confini urbani.

L’architetto Giuseppe Mengoni è colui che si occupa del ridisegno di Piazza del Duomo, anche se poi del suo progetto viene realizzata solo la Galleria. Nello stesso periodo nascono i quartieri di via Solferino, Principe Umberto e Porta Genova.

Antonio Beretta, preso dalla smania di grandezza, aumenta notevolmente il deficit comunale provocando, logicamente, malcontento generale. La goccia che fa traboccare il vaso è il prezzo esorbitante pagato a suo cognato, assessore della giunta, per una casa da demolire. Giunta e Sindaco vengono accusati di malversazione.

Situazione complicata resa ancora più critica dal disagio economico e dal trasferimento a Firenze di alcuni uffici con numerosi impiegati; tutto questo porta Antonio Beretta a rassegnare le dimissioni il 7 luglio 1867. Ritiratosi dai pubblici affari passa gli ultimi anni della sua vita a Roma dove, ottantatreenne, muore il 14 novembre 1891.

Se parla milanes

Calma e gesso

La traduzione non occorre, ma è giusto precisare che è un detto milanese. E’ probabilmente nato negli ambienti del gioco del biliardo: quando un giocatore doveva prepararsi per un tiro difficile, doveva mantenere la calma e ingessare per bene la punta della stecca. Uscito dalle sale da gioco, questo modo di dire suggerisce di non prendere decisioni affrettati, ma di analizzare bene la situazione prima di agire.

In breve

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