Milano Futura 2125 è un manifesto politico, sociale e culturale che nasce per ripensare radicalmente il ruolo degli spazi culturali indipendenti, trasformandoli da luoghi precari a vere e proprie infrastrutture civiche e formative a lungo termine. Il progetto si propone di unire innovazione sociale, pedagogia urbana, immaginazione politica e club culture, creando un ecosistema integrato nel tessuto cittadino e capace di durare nel tempo. Dal 22 al 24 maggio, questa visione prenderà vita attraverso una tre giorni di eventi gratuiti nei locali di Via Luigi Nono, dove talk, laboratori e momenti performativi apriranno un dibattito nazionale ed europeo sulla gestione della cultura dal basso.
La richiesta al Comune: un piano lungo un secolo
Il cuore pulsante di questa progettualità si focalizza sul lotto 10 di Fabbrica del Vapore, dove il centro socio-culturale opera attivamente dal 2018. Il Tempio ha depositato una manifestazione di interesse ufficiale presso il Comune di Milano per richiedere l’avvio di un iter istituzionale che conceda il diritto di superficie per 99 anni.

Silvia Fontana, presidente del Tempio del Futuro Perduto, ha spiegato ai nostri microfoni il paradosso delle attuali politiche di assegnazione: “Perché è una banca, perché è un luogo del potere, deve durare 100 anni e noi invece dobbiamo ogni 5 anni riconfermare di saper fare un lavoro che stiamo già facendo?”.
L’obiettivo è lanciare un segnale forte e invertire una tendenza amministrativa penalizzante: “Sono 8 anni che noi viviamo nella precarietà”, denuncia Fontana. “Il primo bando è durato 15 mesi, e su 15 mesi tu non puoi prospettare niente, una persona non può pensare di fare impresa in niente, neanche meno nell’arte”.

Superare il “dividi et impera” dei bandi pubblici
Il progetto Milano Futura 2125 punta a scardinare i modelli tradizionali basati su logiche commerciali e competitive che frammentano il tessuto associativo. Secondo la presidente, lo strumento dei bandi a breve termine costringe le realtà culturali a una rivalità controproducente: “Questo ‘dividi et impera’ deve finire perché è su questo che si basa la buona riuscita della pubblica amministrazione. Le persone non si parlano perché poi devono fare i bandi e devono competere”.
La stabilità dei luoghi fisici diventa così l’unico modo per coltivare un pensiero critico e una massa critica capaci di rendere sana una città, offrendo un’alternativa concreta alle dinamiche di mercato: “Il nostro obiettivo non è mettere al sicuro questo spazio, il nostro obiettivo è rendere la visione del futuro meno angosciosa, meno opprimente e più stimolante per chi fa il nostro mestiere, per i giovani”.
Milano Futura 2125: Il laboratorio internazionale e il confronto europeo
Milano Futura 2125 ambisce a trasformare il capoluogo lombardo in un laboratorio internazionale, mettendo a confronto l’esperienza milanese con i modelli virtuosi di metropoli come Berlino, Parigi, Amsterdam e Shanghai. Tra gli appuntamenti centrali del weekend spiccano l’International Culture Spaces, Club & Rave Forum (sabato 23 maggio alle ore 20) e la tavola rotonda istituzionale con BASE, NAMA e Scomodo (domenica 24 maggio alle ore 15).
Il divario con le altre realtà europee, sia a livello di tutele che di tassazione, rimane tuttavia profondo. “Il Berghain a Berlino ha le tasse al 7%, in Francia ci sono proprio sistemi di riconoscimento dei singoli artisti con disoccupazione permanente, ci sono dei momenti di inattività che sono previsti”. “Noi siamo molto conservatori. Milano in questo purtroppo è un po’ l’etichettatrice: cioè guardo una cosa e gli metto una bella etichetta a un prezzo e quella cosa è mia”.
La “club culture” come rito collettivo e cura sociale
All’interno del progetto, la musica elettronica e la danza contemporanea non vengono trattate come semplici forme di intrattenimento o beni di consumo, bensì come strumenti di aggregazione profonda e di welfare emotivo.

“C’è proprio un rito ancestrale, c’è un movimento del corpo, ci sono delle vibrazioni, è un ritmo a cui le persone vogliono andare che in qualche modo le allinea tutte quante e che quindi un po’ rievoca un concetto di sacro che a noi giovani manca”, racconta Silvia Fontana, descrivendo l’atmosfera che si respira durante gli eventi notturni del Tempio.
In un contesto storico complesso, segnato dalle conseguenze della pandemia e dalle tensioni internazionali, la cultura indipendente si configura come un vero e proprio servizio essenziale di supporto per le nuove generazioni. “Sono cresciuta sentendo parlare solo di crisi”, conclude la presidente. “In una realtà abbastanza nefasta penso che questi posti siano una parte di cura. La necessità è questa, e continuerà a emergere”.
