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Milano
25. 04. 2024 10:04

«Io, curdo, ho fatto 30mila chilometri per portare aiuti ai terremotati in Turchia»

La testimonianza di M. K., che dall’hinterland milanese ha organizzato un viaggio in macchina fino alla Turchia: «E’ una situazione di una gravità enorme, mancano i beni primari, noi abbiamo fatto una piccola cosa e vogliamo ripartire da Milano»

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Ci sono situazioni particolarmente sfortunate in cui a un dramma politico se ne aggiunge uno di carattere naturale. A farne le spese sono i popoli di quel territorio: è il caso della Siria e del Kurdistan, colpiti dal terremoto del 5 febbraio e già vittime di un lungo conflitto, nel primo caso, e di una forte repressione nel secondo.

Un testimone di questo triste momento è M.K., curdo residente in Italia che racconta la sua storia di generosità verso il suo popolo, ma che chiede l’anonimato per motivi di tranquillità e sicurezza. Sebbene il viaggio di M.K. si sia svolto senza problemi, stanno emergendo difficoltà nel fare arrivare gli aiuti nelle zone colpite dal sisma ma la comunità sta studiando le forme per superare anche questo problema.

Da Milano alla Turchia per aiutare i terremotati: la storia di M.K.

Come ha organizzato il viaggio in Kurdistan?
«Sono partito tre settimane fa con la mia auto, sono stato via circa una settimana e sono rientrato in Italia due settimana fa».

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Ha viaggiato da solo?
«No, con me c’erano altri amici curdi, che con altre cinque auto, hanno condiviso questa mia iniziativa d’aiuto».

Come è nata questa iniziativa?
«Non appena ho visto le immagini in televisione ho pensato che sarebbe stato giusto fare qualcosa per loro».

Cosa avete portato?
«Vestiti, cibo per bambini, farmaci: di questi ultimi c’è una grande necessità».

Come li avete reperiti?
«Tramite amici, conoscenti, imprese».

Avete ricevuto un sostegno anche da realtà organizzate?
«Ci hanno aiutato le Acli e anche amministrazioni pubbliche».

Descriva il viaggio.
«Abbiamo attraversato Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e poi siamo entrati in Turchia: abbiamo fatto circa 30 mila chilometri».

Siete tutti curdi, ci sono stati difficoltà alla frontiera con la Turchia?
«No, non abbiamo avuto problemi».

La Turchia guarda sempre con sospetto i curdi.
«Sì ma questa è una situazione di emergenza: hanno capito che il nostro unico scopo era di portare un aiuto alla popolazioni terremotate».

Ci sono persone che conosce nelle zone del sisma?
«Molti miei familiari vivono lì».

Quali impressioni ha avuto visitando quelle zone?
«E’ una situazione di una gravità enorme, mancano i beni primari, noi abbiamo fatto una piccola cosa».

Pensate di tornare in Kurdistan?
«Sì, stiamo organizzando una nuova missione, il punto di partenza sarà Milano».

Come stanno reagendo gli italiani?
«Per quanto mi riguarda posso dire che sto ricevendo il sostegno di tanti amici, mi chiamano in continuazione, mi offrono la loro disponibilità. Vorrei citare anche il sindaco di Paullo, Federico Lorenzini, che mi ha espresso sostegno».

Cosa vuole dire loro?
«Li ringrazio e gli chiedo di continuare a darci una mano, abbiamo bisogno del loro aiuto».

Terremoto in Turchia, Milano sensibilizzata e mobilitata

A Milano negli anni scorsi si sono svolte diverse iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione in cui si trova il popolo curdo privo di una patria e spesso discriminato, se non perseguitato, dai governi che occupano i territori in cui vive la comunità. Non appena si è diffusa la notizia del sisma i curdi italiani si sono mobilitati per organizzare aiuti.

Ilaria Trabattoni, moglie di un cittadino curdo che da tempo vive in Italia, spiega come si è dispiegata la rete solidale: «Abbiamo cercato di coinvolgere amici e persone vicine con un tam tam attraverso i social segnalando le necessità più immediate: vestiti e coperte, perché le temperature in Turchia in questo momento sono rigide, e medicinali». Nel dramma si è pensato anche ai bisogni dei bambini: «Stiamo raccogliendo anche giocattoli – continua – perché è importante che in qualche modo i più piccoli possano continuare la loro vita».

Ad aumentare le difficoltà c’è la situazione in cui si trovano alcuni residenti curdi in Italia: la Turchia non riconosce il Kurdistan e reprime ogni tentativo di manifestazione politica e culturale curda, di conseguenza non pochi hanno chiesto asilo politico in altri Paesi. La conseguenza è che non possono rientrare in Turchia e anche la loro attività in Italia dev’essere portata avanti con cautela: ciò nonostante l’attivismo è forte, come spiega Trabattoni: «Ci appoggiamo alla moschea di Milano e ad Amazon, inoltre stiamo raccogliendo fondi tramite la piattaforma GoFundMe (gofundme.com/f/terremoto-e-speranza) Stanno arrivando aiuti anche da parte di tanti italiani».

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