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27. 02. 2024 14:30

Coronavirus, perché non rimandare le vaccinazioni dei bimbi

Durante il lockdown almeno tre famiglie su dieci hanno disertato gli appuntamenti per i richiami. Farnetani (Fimp): «Questo fenomeno si è verificato nonostante avessimo raccomandato il contratto»

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Paura di uscire, di far affrontare ai bambini il rischio di un contagio. E così, durante le settimane del lockdown, migliaia di genitori italiani hanno preferito rimandare le vaccinazioni ordinarie destinate ai più piccoli.

«Nelle settimane più calde dell’emergenza coronavirus, si stima che il 30-80 per cento delle famiglie abbia rimandato le vaccinazioni dei figli, soprattutto nel caso di appuntamenti per i richiami vaccinali. Un po’ per paura di frequentare le strutture sanitarie nel timore di prendere il virus, un po’ per oggettive difficoltà a muoversi».

 

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Vaccinazioni, l’allarme dei pediatri

Ad assicurarlo è il pediatra milanese Italo Farnetani. «Questo fenomeno si è verificato nonostante la Fimp (Federazione italiana medici pediatri) e altre società scientifiche di pediatria avessero raccomandato di non rimandare questi appuntamenti», prosegue l’esperto. Il risultato è che adesso si segnala una corsa al recupero, con un boom di lavoro per tantissimi medici.

«Bisogna anche segnalare che in questo periodo, con le scuole chiuse, i bambini stanno bene e si trovano nelle condizioni migliori per fare vaccini e richiami – aggiunge Farnetani -. Inoltre non bisogna pensare che il richiamo dopo un po’ scada. Mamme e papà devono stare tranquilli: c’è tempo per rimettersi in pari, ma è importante provvedere perché in questo modo proteggiamo la salute dei nostri figli. Non dimentichiamo poi di fare non solo i vaccini obbligatori, ma anche quelli raccomandati».

Insomma, l’invito è a non farsi spaventare dal Covid-19, ma di rivolgersi al pediatra di fiducia in caso di dubbi o preoccupazioni.

Vaccinazioni, il rischio sanitario

Dello stesso avviso è Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri: «Proteggere i bambini da malattie che è possibile non contrarre grazie a un vaccino ci risparmia costi umani, sociali ed economici. Così facendo abbiamo l’opportunità di evitare la sofferenza dei più piccoli, le complicanze delle infezioni, il contagio degli adulti e le eventuali giornate di lavoro perse. In un momento di pressione sul servizio sanitario, dobbiamo proteggere i bambini, anche per tutelare tutto il mondo di relazioni sociali che intorno a loro ruota».

A ribadire questo concetto è anche l’Organizzazione mondiale della sanità: «Le scadenze vaccinali del ciclo primario, comprendente anche i vaccini combinati del secondo anno di vita, vanno rispettate nell’emergenza coronavirus». Anzi, a maggior ragione in questo periodo.

«Qualsiasi interruzione dei servizi di profilassi vaccinale determinerebbe un accumulo di casi di malattie prevenibili, con il rischio di aprire la strada a nuove epidemie». Insomma, l’invito è a non rimandare più un appuntamento fondamentale per la salute dei bambini e di tutta la comunità.

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