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06. 08. 2021 01:24

Lombardia, zona arancione rafforzata: basterà? Moratti: «È solo un’azione di mitigazione»

La vicepresidente Moratti spiega la strategia lombarda per contrastare la diffusione dei contagi

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A partire da ieri sera alle 18 nella provincia di Brescia, in alcune zone del bergamasco e del cremonese è scattata la cosiddetta “zona arancione rafforzata”. L’assessore al Welfare Letizia Moratti ha lasciato una lunga intervista al Corriere della Sera per spiegare la nuova misura.

Efficacia. La domanda principale che in molti si pongono è se la zona arancione basterà a contenere il virus nuovamente in risalita. «È un’azione di mitigazione – spiega Moratti -.Stiamo tenendo sotto controllo sanitario il territorio in modo da poter intervenire in maniera preventiva e circoscrivere le aree critiche in base al numero di persone positive superiori a 250 per ogni 100 mila abitanti e al numero di ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Questa politica fino a oggi ci ha consentito di poter lasciare aperte le attività nelle zone non critiche. Ma da sola la mitigazione non basta».

La vicepresidente continua a sostenere che un’azione mirata e locale sia più efficace di misure a livello nazionale. «Noi abbiamo sia un problema legato alla salute sia un problema sociale con tante persone che rischiano di perdere il lavoro o di chiudere la propria attività – aggiunge -. Sono due diritti entrambi. E comunque agiamo in base alle disposizioni che ci vengono fornite. Il governo ha deciso di usare le fasce e noi ci muoviamo nell’ambito delle indicazioni».

All’azione di mitigazione messa in atto però, secondo la Moratti, va affiancato un cambio nella strategia vaccinale. «Da una parte mantenere e portare a conclusione le vaccinazioni per il personale sanitario, le Rsa, il personale e gli ospiti delle strutture sociosanitarie e gli over 80 – ribadisce l’assessore -. Dall’altra concentrare prioritariamente le risorse vaccinali nelle aree critiche in modo da contenere il contagio».

Tra le opzioni sul tavolo anche ridurre le somministrazioni ad un’unica dose per chi aveva già contratto il Covid in passato. «Abbiamo chiesto di prevedere la somministrazione di una sola dose e/o il posticipo di 6 mesi per chi ha già contratto il Covid. Un’eventuale risposta positiva ci permetterebbe di avere una maggiore disponibilità di vaccino. È all’esame del ministero».

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