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22. 04. 2021 04:40

Il ritorno di Renga all’Ariston: «Quelle piccole felicità da proteggere»

A trent’anni esatti dal premio della critica conquistato con i Timoria, Francesco Renga parla di speranza e di oblio salvifico in Quando trovo te

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«Tornare a Sanremo non ha mai avuto per me un significato più profondo». Parole e musica di Francesco Renga, che ormai sedici anni fa portava alla vittoria sul palco dell’Ariston la sua Angelo. Da allora tante cose sono cambiate, soprattutto nell’ultimo anno: da qui, Quando trovo te.

Il tuo brano esplora il concetto di oblio salvifico. Dimenticare, insomma, è una forma di protezione: cosa vorresti dimenticare tu?
«Credo che l’oblio abbia due facce di una stessa medaglia: l’oblio salvifico riguarda le cose che cerchiamo o vogliamo dimenticare perché ci aiutano ad andare avanti nella vita, nella nostra esistenza, nella nostra quotidianità. Solo così ci può davvero proteggere da un passato che anche a me ha fatto del male».

Ma pure del bene, no?
«Certo. Ci sono ricordi evocati in questa canzone che sono quelle piccole felicità destinate a restare nascoste, protette. Le dimentichiamo volontariamente proprio per custodirle nello scrigno della nostra anima e proteggerle senza farle mischiare al casino della vita quotidiana».

Siamo in un periodo assurdo, sebbene il Covid non possa togliere nulla al valore simbolico di questo Sanremo. Che idea ti sei fatto, a un passo dalla serata finale?
«Ora posso dirlo: trovo tutto quello che è stato detto su questo Festival un po’ sterile. Quando abbiamo cominciato a fare le prove, sia a Roma che qui, ho ritrovato musicisti, ritmica, backliners, lucisti, registi. Tutta gente che, se non ci fosse stata questa accensione o comunque una prima accensione dei motori, non avrebbe potuto ancora lavorare».

Si parla di 570mila lavoratori rimasti a casa.
«Da un anno. E ad oggi non hanno una prospettiva di lavoro perché anche quella pseudo apertura che hanno suggerito mi sembra più che altro un contentino. D’altronde qui, se non ci si vaccina e non si arriva ad avere almeno una tranquillità da quel punto di vista, la vedo molto difficile».

Cosa ne pensi dei più giovani e degli esordienti in gara?
«È trent’anni che bazzico queste parti. Quando debuttai con i Timoria avevo la loro età. Ero nelle Nuove Proposte, c’era il mio idolo Renato Zero che tornava a Sanremo dopo non so quanto, Jannacci vinse il premio della critica insieme a noi. Era un Sanremo molto diverso da quello di oggi. Ed è bellissimo così. Largo ai giovani».

Preferenze tra i Big?
«Madame, poi i Coma_Cose che sono quasi bresciani come me. Ghemon, la mia amica Annalisa. Ci sono anche artisti, non dico miei coetanei, ma strutturati per essere più vicini al mio mondo, quando ancora si facevano i dischi e si vendevano. Oggi vince la musica delle piattaforme. E saranno ogni anno sempre più centrali»

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