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27. 07. 2021 04:43

Si celebra la festa della donna: a che punto siamo con la parità di genere a Milano?

Tre nuove statue in onore di altrettante “eroine” della nostra storia contemporanea. Eppure le pari opportunità sono ancora argomento di discussione anche a Milano

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La festa dell’8 marzo è un’occasione utile per discutere della situazione femminile in città. I molti cambiamenti degli ultimi anni non bastano alle donne che, nei prossimi mesi, hanno l’occasione di presentare le proprie istanze in campagna elettorale.

Lunedì è il primo appuntamento utile, questo è il programma: presso i Giardini Indro Montanelli (entrata da piazza Cavour), dalle 8.00 alle 10.00 sarà posizionata la statua di Malala, premio Nobel, attivista e simbolo dei diritti di tutte le bambine; in piazza San Fedele, dalle 10.00 alle 13.00 sarà posizionata la statua di Nandhini, una coraggiosa 14enne indiana scappata dal suo matrimonio forzato; in Piazza Leonardo, di fronte al Politecnico dalle 14.00 alle 16.00, sarà posizionata la statua di Rita Levi Montalcini, modello e guida per un’intera generazione di donne, oltre che di uomini, nella scienza.

De Marchi (PD): «Serve un cambiamento culturale»

Un bilancio positivo, con tante iniziative per migliorare la situazione delle donne e promuovere la sensibilizzazione. Ma c’è ancora da fare, come spiega la presidente della commissione Pari Opportunità di Palazzo Marino Diana De Marchi, per arrivare alla parità di genere.

Qual è stata l’attenzione dell’amministrazione verso le donne?
«Questa amministrazione ha portato avanti un percorso iniziato con Pisapia. Sono state realizzate tante azioni concrete, cito i bandi per le imprese femminili, l’intitolazione delle vie a personalità donne che è una piccola cosa ma importante, l’utilizzo del linguaggio di genere degli atti interni e esterni del comune grazie a una mia mozione».

Non c’è il rischio che il linguaggio di genere abbia solo effetti formali?
«Non basta, è evidente, ma è un passo di un percorso necessario per capire che dietro le parole c’è un pensiero».

Come stanno funzionando i Centri Milano Donne?
«Bene, sono luoghi di aggregazione, socialità e di erogazione dei servizi, frequentandoli le donne acquisiscono la conoscenza dei propri diritti: presto verranno estesi a tutti municipi».

Lavoro, famiglia, sicurezza: qual è il tema più critico?
«A Milano esiste ancora un problema di condivisione dei compiti in casa e esiste una differenza salariale per cui se c’è da scegliere chi deve restare a casa con i bambini tocca alle donne sacrificarsi perché guadagnano di meno».

Come si può intervenire?
«In primo luogo ci vuole un cambiamento culturale, Milano è avanzata, ha fatto molti passi avanti e può migliorare ma restano pregiudizi da combattere».

Qual è stato il suo impegno su questo tema?
«Ricordo i taxi rosa, un’iniziativa realizzata grazie al sostegno a categoria dei tassisti: punto a farlo diventare collettivo in modo da rendere più facile il rientro a casa. Inoltre il posizionamento del numero anti-violenza e stalking nelle panchine rosa e il progetto Donne Avventurose».

Di cosa si tratta?
«E’ un libro che racconta la storia di 28 donne che hanno contribuito a fare grande Milano: 900 copie sono state donate alle scuole primarie e secondarie di primo grado».

Una cosa che si vedrà nel prossimo mandato?
«Il bilancio di genere».

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Partiamo dall’amministrazione Sala, come giudica l’impegno sulla questione femminile?
«La commissione Pari Opportunità, di cui faccio parte, ha lavorato bene ma c’è tanto da fare su temi come famiglia, welfare, lavoro».

La condizione femminile è migliore rispetto a tante altre città.
«E’ merito di tante associazioni che lavorano senza sosta, il punto è che il lockdown ha fatto precipitare alcune situazioni nel settore dell’occupazione e della sicurezza, in specie tra le mura domestiche».

La giunta Sala è composta per metà da donne: cosa ne pensa?
«E’ una cosa positiva ma la parità di genere è già tutelata dalla legge. A me, comunque, non piacciono le quote rosa».

Perché?
«Mi ricordano quelle iniziative per salvare i panda, non mi sembra il caso di farle proprie per le nostre battaglie. Credo che la presenza delle donne in giunta o in altre realtà debba essere la normalità, purtroppo non è così, una ricerca della Bicocca dice che le donne guadagno meno del 30 per cento degli uomini».

Per il sindaco la tutela femminile è una bandiera di questa amministrazione.
«Sala dice molte cose ma i fatti sono pochi».

Cosa potrebbe fare di più?
«Ad esempio intervenire nell’amministrazione comunale che conta 15 mila dipendenti: si potrebbero introdurre orari più flessibili e più permessi per chi ha problemi in famiglia».

Qual è la situazione sul versante sicurezza?
«Nelle zone periferiche c’è difficoltà ad uscire in certi orari».

In consiglio siete poche, esiste la solidarietà tra di voi?
«Quando sono stata candidato sindaco ho ricevuto offese per il mio aspetto fisico: ho ricevuto sostegno dalle donne di tutti gli schieramenti perché esiste una trasversalità. Purtroppo quell’episodio ha fatto emergere un altro aspetto».

Quale?
«Sala e Parisi che erano candidati, non hanno mai ricevuto mai commenti sul loro fisico: c’è ancora una differenza di trattamento tra uomini e donne».

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