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26. 05. 2024 04:59

La storia di Mattia Muratore, campione del mondo in carrozzina: «Sono nato così, ma non ditelo in giro»

Un’ennesima prova di come la pratica sportiva non conosca davvero limiti. Nemmeno per lui, nato con le “ossa di cristallo”

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Quella che in ingegneria è la capacità di un metallo di resistere alla deformazione, nell’uomo si tramuta nella reazione agli ostacoli quotidiani. È la resilienza che Mattia Muratore ha conosciuto presto, fin da piccolo, ancora prima di nascere. «Già quando era nella pancia della mamma, muovendomi, mi sono provocato alcune fratture – racconta a Mi-Tomorrow –. Questo perché soffro di osteogenesi imperfetta, comunemente nota come “malattia delle ossa di cristallo”». Nonostante questo, Mattia – brianzolo di nascita, ma milanese de facto (e per lavoro), ha saputo sempre reagire alle avversità, senza mai perdersi d’animo.

La storia di Mattia Muratore

Mattia Muratore, come affronta la vita quotidiana?
«Conduco una vita simile a quella della maggioranza degli esseri umani. Certo la mia vita non è sempre stata facile, ma grazie ai mie genitori ho imparato ad affrontarla bene: mi hanno sempre insegnato a vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che quello vuoto. Ho sempre cercato di prendere il massimo e non mi sono mai compianto. Ho spesso parlato della mia malattia anche con ironia, come si può evincere dal mio libro Sono nato così, ma non ditelo in giro».

Le piace scrivere?
«Da sempre, fin da quando sono piccolo, perché per me è sempre stata una valvola di sfogo. Non ho mai pensato di pubblicare un’autobiografia, ne esistono già tante, piuttosto volevo provare a raccontare cosa vuol dire vivere in Italia, ai nostri giorni, con una disabilità motoria come la mia. Nel libro sono descritte varie situazioni vissute da me in prima persona, ma anche a cui ho assistito o che mi sono state riportate, romanzandole: il filo conduttore è sempre la disabilità descritta in maniera molto diretta, ma con un pizzico di ironia, che è lo strumento più potente».

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Per esempio?
«Nel primo esilarante capitolo sui vantaggi insiti: oltre alla pensione anticipata e ai parcheggi gratis, se hai una disabilità non ti metteranno mai in galera…».

Il suo lavoro?
«Lavoro all’Università Milano-Bicocca, dove mi sono laureato in giurisprudenza e mi occupo di appalti, anche se il mio sogno rimane di fare l’avvocato. Ho superato l’esame di abilitazione a Milano, ma non sono iscritto all’ordine per via del mio attuale impiego. Non nascondo che, un domani, mi piacerebbe fare la libera professione da avvocato».

Che cosa la frena?
«Nel periodo 2011-2013, i due anni in cui ho fatto il praticantato tra il Tribunale di Monza e Milano, ho riscontrato molte difficoltà. È stato un periodo bellissimo quella della pratica, ma andare in tribunale è stata molto dura. C’erano diverse barriere architettoniche e quindi dovevo sempre chiedere aiuto ai colleghi, per essere “sollevato” con la carrozzina. Magari ora, dopo 10 anni, la situazione è cambiata, ma sicuramente sarebbe più inclusivo avere una Milano molto più accessibile».

Le piace lo sport?
«Pratico powerchair hockey, un hockey con le carrozzine a motore. Nel 2018, da capitano della nazionale italiana, abbiamo vinto anche il Mondiale».

Cosa si aspetta da Milano 2026?
«Sicuramente sarà un’occasione di crescita e sviluppo a 360 gradi, così come fu Expo 2015».

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