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20. 05. 2022 23:17

Moser è sempre in sella: «Il Vigorelli è nella mia storia, ora va rifatto»

Il fuoriclasse italiano torna nella città in cui ha mosso i primi passi per presentare una bici e un libro sulla sua vita: «A Milano ho preparato il mio record. Ora può farlo Ganna»

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La bicicletta del futuro si affaccia sul Vigorelli. Dall’alto della vicina torre PwC, porta la scritta Moser. Un campione senza tempo, che continua a vivere su due ruote a oltre trent’anni dalla fine della carriera agonistica. La passione non è tramontata. Superati i settanta, un anno fa, il fuoriclasse trentino mette il suo nome e il brand “FMoser” su una nuova bicicletta a metà fra tradizionale ed elettrico, pubblica un libro sulla sua vita e intanto rende grazie alla Milano che lo ha aiutato nei suoi trionfi.

Un libro e una nuova bici per Francesco Moser: «Tutti i miei ricordi a Milano»

Cosa significa questa città nella sua carriera?
«La prima pista che ho visto è stata il Vigorelli. Ho iniziato ad agosto ’69 a correre, nel ’70 sono venuto alla scuola Coppi dove venivano chiamati uno-due ragazzi per ogni regione, quelli ritenuti più meritevoli. Sempre qui ho vinto la crono Pavia-Milano, l’anno in cui ho conquistato il Giro d’Italia».

A proposito del Vigorelli, che effetto fa vederlo così?
«Lo mantengono come se fosse un monumento storico, ma andrebbe completamente rifatto, con una pista più piccola e che funzioni. In Italia c’è una sola pista a Montichiari e ci piove dentro. Un Paese con una tradizione ciclistica come la nostra dovrebbe avere un velodromo come si deve».

Questa è anche la città in cui ha preparato il record dell’ora.
«Al Palazzetto dello Sport, quando ancora c’era ed era gestito dalla Federazione. Dan Peterson allenava l’Olimpia Milano, mi ringraziava ogni volta che mi incrociava perché diceva che ero l’unico che riusciva a far accendere i riscaldamenti nell’impianto. Sennò dovevano allenarsi al freddo».

Settimana prossima c’è la Milano-Sanremo. Chi sono i favoriti?
«I velocisti se si arriva in volata, dove per l’Italia ci sarebbe Viviani. Altrimenti direi Van Aert o Pogacar. Quando va in fuga sembra non fare fatica, abbiamo visto cos’ha combinato alle Strade Bianche. Però la Sanremo è una corsa particolare, devi gestire 300 km, passare per la Cipressa e il Poggio. È lunga».

Ganna ha delle chances?
«Può vincere, ma solo se non lo fanno tirare fino a metà salita come lo scorso anno. Serve che ci sia gioco di squadra, ma in quel team ci sono tanti specialisti e ognuno ha un suo ruolo. Tanti chiedono se può vincere il Giro, ad oggi è impossibile con un percorso fatto così. Bisognerebbe mettere cinque arrivi in salita e cinque cronometro, allora potrebbe correre alla pari».

Può puntare anche al record dell’ora?
«Ha dimostrato di avere velocità per farlo. Deve prepararlo, però, non si può prendere sotto gamba. È sicuramente più forte di Campenaerts, che oggi detiene il primato. Consiglierei a Ganna di salire in quota, come ha fatto il belga: le opportunità vanno sfruttate tutte».

Una bici e un libro per raccontare il campione: arriva la “FMoser”, sia tradizionale che elettrica

L’appuntamento è a Milano, in Piazza Tre Torri. È qui che Francesco Moser decide di presentare il suo doppio progetto. Tutto ruota attorno alla nuova bicicletta brandizzata “FMoser”, realizzata insieme alla Fantic Motor. Il risultato finale è frutto di tre anni di lavoro, in cui gli sviluppatori hanno brevettato il Dual Mode System per passare dalla versione tradizionale a quella elettrica in soli tre minuti. In parallelo sono stati creati un design accattivante e un’app compatibile con il mezzo a due ruote, per migliorare la user experience.

Durante lo sviluppo del progetto è nata l’idea di raccontare la carriera di Moser con l’ausilio di Beppe Conti, storico giornalista che da cinquant’anni si occupa di ciclismo. Un uomo, una bicicletta (Azzurra Publishing, prefazione di Bernard Hinault) è diviso in dieci capitoli, ognuno dedicato a una bici utilizzata dal fuoriclasse italiano, un precursore e un innovatore nel campo delle strumentazioni. Il decimo e ultimo racconta proprio della “FMoser”. «La versione elettrica aiuta chi vuole restare al passo con amici più prestanti a non rimanere indietro, godendosi lo stesso l’esperienza della bicicletta», dice Moser.

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