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27. 07. 2021 03:56

Nicolò Pinazzi, un milanese alla conquista del baseball americano: «Milano, non mi manchi»

Il giovane milanese Nicolò Pinazzi è l’unico europeo a partecipare allo stage dei Cincinnati Reds di baseball

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Da Milano a Santo Domingo. Viaggio ideale il nostro, fisico per il 21enne meneghino Nicolò Pinazzi, unico europeo a partecipare, nel paese centroamericano, allo stage dell’accademia dei Cincinnati Reds.

Nicolò è il primo giocatore nella storia del Milano Baseball ad aver firmato per una franchigia della Major League, la stessa che nel 1965 portò il primo italiano nei pro, Alberto “Toro” Rinaldi: «Ho sempre giocato a Milano – racconta Nicolò –: l’ultima stagione avrei dovuto giocarla in prestito a Collecchio, ma il Covid ha rovinato tutto. Non gioco una partita vera da due anni, un po’ mi manca anche perché è quella la parte divertente».

Nicolò, com’è lì a Santo Domingo?
«Fa caldo tutto il giorno, ci sono 30 gradi e il 95% di umidità. E ci alleniamo con la mascherina. Non chiedetemi perché, non l’ho capito».

La sua giornata tipo?
«Sveglia alle sei, si va a dormire presto, tipo alle nove di sera. Alle otto pregano. Io non partecipo, guardo. Ma è una preghiera diversa, parlano di valori, non è legata alla chiesa. Ed è veloce. Poi parte l’allenamento».

Cosa le manca dell’Italia?
«Il mio bagno… Qui la struttura è tipo militare, ci sono dieci gabinetti da condividere. Sul mio letto non ci dormo benissimo. Per non parlare del cibo…».

Si trova bene?
«Sono l’unico italiano e l’unico non latino. Fuori dall’attività del camp non faccio nulla, mi alleno tutta la mattina e poi mi giro i pollici».

Però ha tempo libero…
«Sì, ma ho poco da fare e quindi spero che la giornata finisca il più velocemente possibile».

E l’accademia?
«Tutto quello che è baseball è veramente di livello, per il resto possiamo discuterne, soprattutto se ti ritrovi in stanza con altri tre ragazzi, un bagno in condivisione e una mensa che ti propone sempre le stesse cose: riso, fagioli e pollo all’infinito».

Programma futuro?
«La stagione delle Minors inizierà a fine aprile. Dovrei andare negli Stati Uniti con i rookie a fare training con tutte le squadre delle franchigie in Arizona. Poi verremo smistati e inizierà la stagione che finirà ad ottobre».

Ma se dico MLB?
«Questo è solo il primo passo, è lunghissima. Sono nel posto giusto, ma il più lontano possibile dall’obiettivo. Però sono qui. E chi arriva in Major parte da qui».

E Milano le manca?
«No. Sono contento di essermi levato di torno, anche se per mamma e papà sarà difficile visto che mio fratello non è simpatico come me. E poi gioca a basket (ride, ndr)».

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