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21. 06. 2021 06:25

Powervolley Milano, dall’Estonia attaccano: «Avete portato il coronavirus»

Ad oggi non sussistono le condizioni per fare il tampone a nessuno degli atleti della Powervolley Milano, perché non presentano sintomatologia da ILI (influenza like illness)

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Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e… untori. Perché questa è l’immagine che oggi il nostro paese trasmette al di fuori del contesto italico, nel bene e nel male. Il coronavirus, la sua diffusione rapida sul territorio del Bel Paese l’infettare anche il resto del mondo. Certo, la paura ci mette del suo, ma è chiaro che parliamo di giudizi fin troppo ingigantiti. L’ultimo episodio ha visto coinvolta suo malgrado l’Allianz Powervolley Milano.

 

 

Estonia. La formazione di coach Roberto Piazza, il 4 e 5 marzo scorsi, è stata ospitata dal Saaremaa, formazione di volley dell’isola di Kuressaare, in Estonia, per disputare le due gare valide per i quarti di finale di Challenge Cup. Al di là del risultato sportivo (due vittorie per i milanesi, 3-0 e 3-1, ed accesso alle semifinali della competizione), è quello che è accaduto dopo ad aver fatto scoppiare lo scandalo.

Positivi. Il consiglio sanitario dell’Estonia, infatti, ha dichiarato che due persone sono risultate positive al coronavirus. Uno dei due è Hannes Sepp, CEO del Saaremaa Volleyball Club: «Lunedì mi sono sentito male e mi sono sottoposto a test per il coronavirus a Saaremaa – le sue dichiarazioni al quotidiano online Postimees – ho avuto una risposta che si è rivelata positiva. Lunedì ho avuto la febbre 37.3 ma non ho altri sintomi».

CEO. Con quanta forza il CEO è entrato in contatto con i giocatori dell’Allianz Powervolley Milano? «Sono stato accolto dal capo allenatore, ma in seguito mi sono disinfettato le mani. Non so da dove possa essere arrivato il virus. L’Allianz Powervolley Milano afferma di non avere malati. Ma sono gli unici stranieri che ho incontrato qui nelle ultime due settimane. Non conosco nessuno nella mia zona che sia venuto da qualche parte a rischio».

Quarantena. È stato l’Healt Board, come ammesso dal CEO del Saaremaa, ad aver coordinato gli incontri con Milano: «Abbiamo chiesto al consiglio sanitario prima dell’organizzazione delle gare. Ci hanno inviato una risposta dicendo che non c’era motivo di annullare l’incontro. Abbiamo fatto del nostro meglio con la nostra guida e quella del Consiglio della salute. Non siamo medici per valutare noi stessi la situazione». Oggi, l’intero Saaremaa è in quarantena.

Ricadute. Anche Milano ha avuto delle ricadute sulla situazione: alcuni giocatori (e membri dello staff) della Powervolley hanno registrato nei giorni successivi temperature corporee superiori a 37,5 gradi, specificatamente il giorno della sfida contro Padova, poi non disputata, della domenica successiva. L’intera squadra è stata poi messa in quarantena preventiva, dopo le notizie giunte dei casi positivi dall’Estonia, ma al momento – fanno sapere dalla società – non ci sono casi sospetti riconducibili a contagio da Covid-19. E nessuno è finito in quarantena se non mercoledì sera, quando la società ha avuto la notizia da Saaremaa.

Tampone. La squadra, si apprende, è partita da Milano e tornata in Italia senza sintomi febbrili dalla trasferta estone. I controlli della temperatura sia all’andata sullo scalo a Varsavia, sia al ritorno una volta giunti a Milano Malpensa non hanno segnalato nessun caso sospetto e nessuno aveva temperatura sopra i 37 gradi. A differenza di ciò che è stato fatto all’arrivo in Estonia: lì nessuno ha controllato la temperatura ai milanesi. Ad oggi non sussistono le condizioni per fare il tampone a nessuno degli atleti della Powervolley Milano, perché non presentano sintomatologia da ILI (influenza like illness). Le condizioni per fare il tampone, come da decreto, prevedono febbre ed un altro sintono come tosse, difficoltà respiratorie o altro.

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