I consigli per un inverno rigido ma che non rinuncia all’eleganza.

«Provate i Fiocchi di cashmere»

Il nuovo brevetto firmato Laurence Saldarini

Un piumino senza piume d’oca? «Sì», risponde, Laurence Vanderhaegen moglie di Francesco Saldarini, quinta generazione del famoso marchio di Como. «Questo è possibile grazie al nuovo brevetto “100% Fiocchi di cashmere” che raffina ed impiega cashmere puro come imbottitura per abbigliamento». La trovata è geniale, in un momento in cui l’attenzione sulla sostenibilità è altissima. «Il nostro piumino è nato per offrire un’alternativa di lusso alla piuma e quel che si trovava sul mercato erano solo prodotti sintetici che oltre a non essere lussuosi avevano e hanno un forte impatto ambientale. L’obiettivo era dare una risposta a chi cercava qualcosa di diverso dal piumino impunturato».

ESIGENZE • Quindi Saldarini ha inventato un cappotto, ma speciale: «Quando le temperature scendono, il cappotto non tiene caldo e parecchi infilano un micropiumino sotto il paltò per continuare a indossare un capo che piace. Abbiamo fuso le due esigenze: cappotto/piumino con un elevato potere d’isolamento termico, ma con l’aspetto visivo che consenta di avere l’eleganza di un cappotto». Straordinario è che il cashmere aumenta la sua morbidezza nel tempo, l’imbottitura è animal-friendly e non fuoriesce dalle cuciture come accade coi piumini tradizionali. «Il fiocco di cashmere è un’idea di mio marito. Ci proponevano interni di poliestere, un prodotto derivato dal petrolio, di conseguenza con nessuna attenzione all’ambiente. Noi fiocchettiamo il cashmere che viene iniettato. Indossando un nostro capo, dopo pochi istanti, ci si sente caldi con un effetto doppia pelle perché i vari materiali si adeguano alla temperatura del corpo».

CONNUBIO • La risposta di Saldarini all’uso della piuma d’oca è un perfetto connubio fra innovazione e tradizione manifatturiera. Tessuti d’eccellenza rigorosamente italiani lane, cashmere, misto cashmere, alcune stampe, sono la base di partenza di Saldarini. Per questo inverno alle porte, la collezione ha puntato su colori naturali, come cammello, piombo, beige, bianco, cipria riportano ad un mondo dove il richiamo alla natura più autentica è protagonista. I capispalla sono ultra femminili e i velluti si tingono di bordeaux, rosa e grigio, le lane hanno effetti finemente lurex e le stampe d’archivio della maison diventano barocche con laminature brillanti.

BUON GUSTO • «Sono un avvocato fiscalista conclude Laurence Saldarini –, ma in vent’anni sono diventata la donna prodotto del nostro brand. Non ho una preparazione adeguata in fatto di stile, eppure nel tempo ho imparato tante cose. E poi il buon gusto fa novanta e stando accanto al bello si impara il bello».

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«Peli friendly e troppa ipocrisia»

Simonetta Ravizza per Annabella risponde alla polemica di Gautier

Jean-Paul Gaultier si è unito all’elenco di stilisti che hanno bandito le pellicce di origine animale dalle loro collezioni e definisce «assolutamente deplorevoli» i metodi di uccisione degli animali, pur ammettendo che le pellicce “vere” sono più sensuali di quelle man made. Durissima la reazione di Mark Oaten, ceo dell’International Fur Federation: «Jean-Paul è poco coerente a descrivere la pelliccia come deplorevole, avendo lavorato e venduto pellicce per anni. In più, dire che gli animali vengono massacrati è una falsa notizia e una totale assurdità».

VISONE • Gli fa eco Simonetta Ravizza, a capo di un brand importante e famoso nel mondo che tratta pellicce da quando il padre, fondatore di Annabella a Pavia, sdoganò il visone, facendolo diventare un capo democratico, per tutte: La pelliccia vera è un materiale naturale, sostenibile, biodegradabile a differenza della pelliccia sintetica che è di plastica. Ognuno, ovviamente, fa le proprie scelte, così come decide di essere vegetariano o vegano.

Nella mia collezione mi sono adeguata alle richieste della mia clientela in tutto il mondo». Fondamentale spiegare quali pellicce vengano usate: «Sono solo pellicce da allevamento e secondo la convenzione di Washington, che detta i diktat del settore, consentendo di prendere solo determinati tipi di pelliccia. Anch’io mi sono adeguata e utilizzo tipi di pelo friendly. Ho creato una mini capsule che ho chiamato Ecoleo, che non ho considerato come una pelliccia ecologica ma che ho trattato come un tessuto con finiture di pelliccia di agnello che fa sempre parte di quel mondo di peli friendly».

DETTAGLIO • Ovvero? «Sono quegli animali di cui si mangia la carne come l’agnello, il kid, la mongolia e sono accettati. Net a Porter, che è no fur, ammette queste tipologie come il montone». Per Ravizza la pelliccia è spesso un dettaglio: «Il mio cappotto ha qualche guarnizione di pelo così come certi completi con i bordi dell’orlo o delle maniche ma il capo è di stoffa. Tutti quelli che dicono “no pelliccia” sono grandi marchi con grandi collezioni di abbigliamento: la pelliccia significa, al massimo, due o tre pezzi in un grosso numero di capi.

Quindi, per loro, inserire o non inserire la pelliccia significa poco. Per me è diverso, è esattamente il contrario. L’80% sono piumini, cappotti con guarnizioni e pelliccia perché è parte integrante della mia produzione. Per il prossimo inverno utilizzeremo montone a pelo lungo per guarnire i capispalla, quindi pelliccia con peli accettati e la mia clientela è accontentata. Siamo in democrazia, ognuno scelga il meglio per sé».